I NO alla Fiat e lo stipendio di Marchionne
Mario Agostinelli - 17-01-2011
Ho già
espresso
una valutazione complessiva sul ricatto a cui sono stati esposti i dipendenti Fiat, lasciati in grande solitudine, ma sostenuti con altrettanto coraggio dalla FIOM che ha rigettato l'accordo. Queste donne e questi uomini in carne ed ossa hanno capito la posta in gioco ed hanno sorpreso la grande stampa e la classe dirigente nazionale - tranne poche eccezioni - con un numero imprevisto di NO. Io ne sono contento, perché la vita delle persone non è merce di scambio col diritto al lavoro e sono grato a questa prova di autonomia della gente che fatica, che non si fa strappare la dignità dai padroni della fabbrica, del governo, dei media schierati sempre dalla stessa parte. Un duro richiamo per l'arroganza di Marchionne, esibita anche nei numeri scandalosi del suo "stipendio". Quando tracciava il segno sulla scheda l'operaia del montaggio avrà avuto bene in mente questa vergogna.

Vediamo un po', anche per solidarizzare col comportamento "eroico" di lavoratrici e lavoratori intimiditi e esposti alla minaccia della disoccupazione. Facciamo i conti dei compensi di Sergio Marchionne. Dal giugno 2004 al 2010, i compensi annuali, compreso l'accantonamento per la liquidazione ammontano a 42 milioni di euro. Fa una media di 6,3 milioni l'anno. Poi ci sono 4 milioni di azioni gratuite disponibili a fine 2012, ovvero 70 milioni. Infine, 19,4 milioni di stock option esercitabili quest' anno, ovvero 144 milioni. In 6 anni al vertice della Fiat, Marchionne totalizza un valore pari a 255,5 milioni, 40 milioni all'anno. Il salario medio annuo degli operai Fiat (contributi compresi) è di 37.000 euro. Morale: ogni anno Marchionne guadagna 1.037 volte il suo dipendente medio.

Pensate che nel 2009 e nel 2010 si è perfino rifiutato di dare ai dipendenti il premio di risultato, tenendosi invece tutto per gli azionisti e per sé. Ma uno dirà "lui paga le tasse e qualcosa ritorna allo stato italiano..." Certo che paga le tasse, ma le paga nel cantone svizzero di Zug. E sapete perché? Non solo perché ha portato la sua residenza fiscale all'estero, ma soprattutto perché Zug è il cantone dove l'aliquota fiscale è la più bassa di tutta la Confederazione! Enrico Cuccia e Cesare Romiti, non certo due santarellini, non vollero mai azioni di Mediobanca e di Fiat, per non essere condizionati da interessi personali e restare del tutto liberi di decidere per l'interesse dell'impresa. E questo "uomo col maglioncino" secondo Berlusconi e Cota sarebbe l'uomo della provvidenza e, secondo voi, non trasferirebbe mai, se ne avesse una sua convenienza, la FIAT da Torino all'estero? Capisco il Cavaliere di Antigua, ma i "paladini" degli interessi del Nord che ci stanno a fare?


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 Claudia Fanti    - 17-01-2011
Uomo al centro? No, gli interessi...
Segnalo:
Intervista a Don Fiocchi: analisi dell'attuale prendendo spunto da Mirafiori

 Centro Formazione e ricerca Don Milani    - 17-01-2011
La capacità di organizzare la Resistenza dimostrata dalla FIOM dovrebbe, a nostro avviso, provocare un processo di rinnovamento rapido che vada a sostituire quella sinistra imbelle e parassitaria, pronta a vendere la schiena dei lavoratori per potersi garantire vita agiata all’infinito e che ha , al contrario, dimostrato di essere incapace di difendere le conquiste democratiche.

Le leggi piu’ importanti per il Popolo Italiano sono state promulgate in quegli anni in cui in Parlamento sedevano uomini e donne che provenivano dal mondo del Lavoro, dalle officine, dalle esperienze di Adriano Olivetti. E’ tempo che la “mucillaggine” dei mantenuti in giacca e cravatta, quelli che “se fossi un operaio voterei si…”, venga spazzata via e che ad essa si avvicendi una nuova classe politica finalmente fatta di Uomini e Donne, non di parassiti, una classe politica che dalla FIOM puo’ essere fortemente influenzata ed ispirata, una nuova Classe Politica per il Popolo Italiano . Una speranza ancora c’è.