Rapporto Agnelli
Florenti - 25-02-2010
"Puntuale", a riforma Gelmini in decollo(?), arriva questo rapporto a ribadire una situazione ben nota agli addetti ai lavori.
Sono condizioni storiche,strutturali,ambientali ecc. a creare in Italia questo divario. E il ministero dell'istruzione com'è intervenuto? Facendo di tutta un'erba un fascio, utilizzando da anni in modo scorretto alcuni dati statistici per bollare in negativo i prodotti della scuola italiana tutta, per poi concludere che data questa scarsa qualita' non vale la pena investire in questo settore, e via con i tagli, anziche' intervenire opportunamente a seconda delle varie specificita'.
Anche questo Rapporto Agnelli ritardato andrà poi interpretato, fatto è che la nostra categoria è stata additata dal e al risentimento di luoghi comuni ben noti e diffusi fra la gente, gente d'altra parte incantata dal sortilegio che in italia conduce a questo inquietante esperimento spettacolar-politico, gente fra la quale si annoverano incredibilmente molti stessi insegnanti.
E si diventa cavia, come categoria isolata in una prodotta (e autoprodotta)debolezza, di un altro esperimento, quello di una massiccia liquidazione occupazionale, come se nel nostro paese ci fossero tante altre opportunita'per i giovani!
Saluti
Fiorenti



Per il rapporto della fondazione Agnelli quella di oggi è la scuola dei divari.
Per conoscenze del computer un 13enne di Milano è come un 15enne di Napoli.

Dimmi dove studi e ti dirò cosa sai
il Nord "supera" di due anni il Sud


di Maria Novella De Luca

ROMA - È la scuola dei divari, delle distanze, delle diseguaglianze. Immense, siderali a volte. Sociali, tecnologiche, territoriali. In cui Nord e Sud non sono mai stati così lontani, le competenze mai così dispari, e dove la famiglia di provenienza, la scuola di riferimento, il suolo in cui si nasce determinano tutto. Cioè il futuro di un giovane. La sua chance o meno di entrare nel mondo del lavoro, di crearsi una vita propria, di essere autonomo, protagonista. Perché, oggi come ieri, in Italia l'appartenenza e il ceto contano forse più dei talenti e delle capacità individuali. "Dimmi in che scuola vai e ti dirò quanto ne sai": è in questo titolo-slogan che si condensa uno degli elementi chiave del Rapporto sulla scuola in Italia 2010 della Fondazione Giovanni Agnelli, annuale e densa ricerca sullo stato della nostra istruzione, che in questa edizione sottolinea e mette in luce le "fratture" del nostro sistema scolastico.

Fratture che vogliono dire poi vite e destini assai diversi, tra i giovani del Nord e quelli del Sud, ma anche tra i ragazzi italiani e quelli europei, e poi ancora tra gli italiani e gli immigrati. Perché ci sono scuole di serie A e scuole di serie B, anzi forse di serie Zeta, tanto grande è diventato il fossato tra le cosiddette "due Italie". Un esempio? Essere uno studente del Nord vuol dire avere, in partenza, 68 punti di vantaggio, secondo il calcolo delle competenze stabilito dall'Ocse-Pisa, (Programme for International Student Assessment) rispetto a un coetaneo del Sud. E questo perché, a parità di spesa pubblica, le scuole di alcune regioni settentrionali (Veneto, Emilia Romagna, Trentino, Lombardia) sono infinitamente migliori di quelle di molte regioni meridionali. Non solo: oggi un quindicenne che studia in un istituto del Sud, ha una preparazione uguale a quella di tredicenne del Nord: è dunque quasi due anni indietro sui "livelli di competenza".

E il 30% degli allievi meridionali non raggiunge affatto la "soglia minima di competenza" che, secondo gli standard europei, è il primo gradino per non diventare emarginati ed esclusi. Vuol dire che per quella fetta di ragazzi le porte sono già chiuse, quasi senza speranza. Ma questo non è l'unico grande divario della scuola italiana, come sottolinea Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, che oggi presenterà la ricerca con il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Perché a diseguaglianze antiche e mai superate, che portano i figli delle classi abbienti a scegliere i licei e poi l'università, mentre i figli delle classi più modeste restano "confinati" negli istituti professionali, ci sono divari nuovi e contemporanei. Quello tecnologico e digitale, ad esempio. Che dimostra quanto i teenager italiani siano simili ai loro coetanei europei per computer presenti in casa (il 91% degli studenti quindicenni ne possiede uno), ma quanto poco invece le nuove tecnologie siano diffuse a livello accademico. Soltanto il 50% degli studenti italiani utilizza un computer a scuola contro oltre il 60% della media europea, con una differenza territoriale che segnala un computer ogni 5 studenti nella provincia di Bolzano e uno ogni 27 da Napoli in giù. Ma forse il divario digitale più forte è quello tra allievi e insegnanti.

Sarà perché i prof italiani, per l'Ocse, sono tra i più anziani d'Europa, la realtà è che soltanto il 24,6% è favorevole all'uso del computer in classe, a fronte di uno striminzito 6% che lo ritiene un supporto insostituibile. Ma oltre a evidenziare le fratture, il rapporto della Fondazione Agnelli rilancia il dibattito sul "federalismo scolastico". Uno scenario prossimo, di cui si evidenziano possibilità e rischi, come l'abbandono da parte dello Stato delle regioni più deboli. Allargando, quindi, il già profondo fossato esistente!

da Repubblica


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