I privilegi di essere servi
Gianfranco Pignatelli - 22-02-2010
Uomini in comodato d'uso. Appartengono a questa categoria quelli di Silvio. Morale, reputazione e dignità date in gestione al loro padrone. Lui nomina, gratifica, santifica. Oppure protegge, giustifica e assolve. Capita così che, se ti dimostri più vorace che capace, arriva lui. Da indagato, vai bene, da imputato meglio. Perseguitato, prima che giudicato. Condonato o amnistiato, prima che condannato. Tutto grazie a lui. Se sei suo, saranno tue immunità e impunità. Silvio arringa come un tribuno, ma guai a pretendere un contraddittorio. E se non basta, a fargli eco ci sono schiere di servili replicanti, rigorosamente acefali. Sono quelli che mettono il volto senza metterci la faccia, e ragliano e ringhiano a ogni TG, chiamati a commentare notizie deformate e mai date in TV. L'informazione propagandistica artatamente impaginata tra schizzi d'impareggiabile idiozia, è raccontata con entusiasmo spudorato da giornalisti senza meriti e qualità. Pattume d'attualità che villani e villane urlano sul pubblico pianerottolo televisivo, da porta a porta, e che poi ritroviamo, nero su bianco, su "Grembiale famiglia. Qui, gli uomini in comodato d'uso, sospettati e indagati, si dicono cotanto ignari e indignati da farti immaginare un repentino scatto di dignità con dimissioni immediate e irrevocabili. Proprio lì, in diretta. E invece no. Si dichiarano, sì pronti, a rimettere il mandato, ma. Già, il solito ma. Ma, solo se Silvio lo vuole. E già. L'orgoglio personale e l'amor proprio non sono patrimonio di chi, per sostenere il cosiddetto popolo delle libertà, viene espropriato della propria, di libertà. Per il popolo? Ma, no! Per Silvio, naturalmente. La propria, col resto, è stata concessa, per l'appunto, in comodato d'uso. In fondo, neanche gratuito. Tanto paghiamo tutti noi. Come sempre, d'altronde.

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 Redazione    - 27-02-2010
Il popolo però ha ancora qualcosa da dire: dal dispaccio di agenzia Reuters riceviamo e pubblichiamo:

Popolo viola in piazza a Roma: legge è uguale per tutti

Per rinnovare la protesta contro le "leggi ad personam", volte a risolvere i problemi giudiziari del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, alcune migliaia di persone hanno partecipato oggi nel centro di Roma alla manifestazione del cosiddetto Popolo viola, la rete di associazioni costituita via Internet che dice di volere tutelare la Costituzione e la magistratura.

All'happening in Piazza del Popolo hanno aderito tutti i partiti della Sinistra -- Partito democratico, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Verdi, Federazione della Sinistra e i Radicali --, ma sul palco ad arringare la folla che sventola bandiere e vessilli viola si sono alternati per lo più giornalisti, rappresentanti del mondo dello spettacolo e nessun politico.

In video si è collegato con la piazza Marco Travaglio, considerato la punta di diamante della "società civile" nella critica ai governi di Berlusconi.

Sul fondo del palco campeggia un grande cartellone viola con una citazione del sociologo francese Alain Touraine. "Sono rimasto colpito dal pathos, dall'insistenza sulla cura della democrazia, della Costituzione, del legame sociale. E' questa affettività la vera novità, sono uomini e donne disposti a mettersi in cammino".

Nel mirino sono le leggi sulla giustizia del governo in carica, anche quelle in via di approvazione come il ddl sul legittimo impedimento, che consentirebbe a Berlusconi di sospendere per 18 mesi i suoi processi penali.

"Abbiamo riempito Piazza del Popolo", ha detto uno degli organizzatori, Gianfranco Mascia, a Rainews 24, lamentando però che quasi tutti i canali televisivi hanno ignorato l'evento, a differenze del 5 dicembre scorso, quando il "No B day" aveva ricevuto una grande copertura mediatica.

I volantari hanno distribuito i badge con lo slogan della manifestazione -- "la legge è uguale per tutti -- e rilasciano, a chi ne fa richiesta, un "Certificato di sana e robusta Costituzione", con il quale si dichiara "fedeltà alla Costituzione della Repubblica italiana e la volontà di impedire che ne vengano cancellati o traditi i principi fondamentali".