Anche gli insegnanti precari comunali piangono
Monica Capezzuto - 11-11-2009
Questa è una lettera per chiunque abbia voglia di ascoltare una piccola storia, una di quelle che hanno per denominatore comune la parola precario.
E' una storia di chi può e chi non può, di stabilizzazione e di sfiga, un terno al lotto targato Napoli in cui chi ha il requisito vince e chi non ce l'ha ringrazia il cielo che quest'anno ce l'ha fatta. Ma che potrebbe essere l'ultimo.
Infatti chiunque, a partire dai vertici del comune di Napoli, abbia creduto che la stabilizzazione avesse risolto il problema degli insegnanti precari comunali si sbaglia di grosso.
Coloro che sono state stabilizzate sono solo la punta dell'iceberg del fenomeno. Infatti un numero di insegnanti precarie, pari o nettamente superiore alle colleghe stabilizzate, continua ad aggirarsi incerto nei corridoi delle scuole dell'infanzia e degli asili nido comunali chiedendosi ancora che accadrà il prossimo anno, chiedendosi perché, pur lavorando da anni, ci si sente precarie di serie B, con nessun diritto ad aspirare alla stabilizzazione perchè fuori dai termini di legge e non avendo il Comune stesso ALCUNA VOLONTA' di cercare una strada alternativa per restituire dignità e sicurezza a tante che da anni lavorano su posti vacanti e operano sul territorio e che hanno scelto volontariamente di restare nelle scuole comunali, non scappando via come centinaia di colleghe, approdate ai più sereni lidi statali.
Abbiamo lavorato spesso in condizioni disagiate, abbiamo inaugurato asili nido attrezzandoli a nostre spese perché sapevamo che ciò che facevamo era giusto, perché dall'altra parte c'erano persone, famiglie e bambini che ne avevano bisogno. Siamo passate sopra a tutto, non badando alle mansioni e supplendo con la buona volontà alle mancanze del personale assistenziale necessario pur di portare avanti le strutture e ripagate solo dalla gratitudine e dall'affetto dei genitori e dei piccoli.
Ma sempre precarie. Nuovo anno, nuova storia. Cominci daccapo, senza continuità. E, nonostante tutto, continui a crederci. E ognuna di noi, ogni singola persona, ha alle spalle una storia personale, fatta di ansia- fatica- competenza che non può continuare ad essere ripagata dall'incertezza e dalla precarietà. E così restiamo in bilico e sull'orlo di un precipizio, ignare di ciò che l'attuale amministrazione abbia in serbo per noi.
Infatti il prezzo della stabilizzazione continuiamo a pagarlo: il futuro azzeramento delle graduatorie di fatto ANNULLERA' per ciascuna di noi la possibilità di poter continuare a fare il proprio lavoro - seppur precario. Non ci sarà la precaria certezza dell'incarico annuale. Infatti NESSUNA FORMA DI TUTELA è prevista per coloro che lavorano da anni e che non sono riuscite a capitalizzare i giorni nella stabilizzazione.
Questa ingiustizia non può e non deve essere perpetrata. Da mesi oltre duecento insegnanti precarie lottano per non essere usate e gettate senza un perché. Da mesi abbiamo provato a trattare con l'Amministrazione proponendo, per la nostra tutela, il "doppio canale", già adottato in altri comuni d'Italia - Roma ad esempio - e nello stato con la legge del 3 maggio del 1999, la stessa utilizzata per creare i criteri della stabilizzazione. A tale proposta non è stata data nessuna risposta, nonostante i numerosi incontri e la disponibilità offerta dal presidente della commissione scuola, il dott. Fucito.
Pertanto chiediamo a gran voce all'Amministrazione tutta, assessori, consiglieri, di poter fare un ennesimo sforzo e assumere in base ai posti ancora vacanti e disponibili sanciti dal piano di fabbisogno tutte le insegnanti che lavorano con competenza e professionalità sul territorio.
Il nostro è un appello affinchè TUTTI possano riflettere e guardare - per una volta - il problema dalla parte opposta.
Che non è la nostra ma quello di tante famiglie e tanti bambini che hanno il sacrosanto diritto alla stabilità e continuità, che una città come Napoli poco o nulla offre.

Tags: insegnanti precari comunali napoletani


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf