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Nobel a Lampedusa?
Gruppo EveryOne - 03-10-2009
COMUNICATO STAMPA

2 ottobre 2009

IMMIGRAZIONE/GRUPPO EVERYONE: NOBEL A LAMPEDUSA? INIZIATIVA LONTANA DALLE FINALITA' DEL PREMIO E STRUMENTALE: CLAUDIO BAGLIONI, CHE NE E' PROMOTORE, RICEVE CONTRIBUTI DAL GOVERNO"



Claudio Baglioni, giunto alla settima edizione della kermesse musicale "O'scià", che si tiene a Lampedusa in questi giorni, ha proposto che all'isola delle Pelagie, noto luogo di sbarco per profughi, sia conferito il premio Nobel per la Pace 2010. Secondo Baglioni, merito di Lampedusa è aver salvato molte vite nel Mediterraneo. Il premier Silvio Berlusconi e la senatrice della Lega Nord Angela Maravantano hanno subito dato il loro plauso all'iniziativa. "Nessun Paese ha salvato tante vite in mare come l'Italia," ha detto Berlusconi, "e 
l'isola di Lampedusa ne è buona testimone. La politica del 
Governo, doverosamente severa verso i clandestini e i mercanti 
di uomini, contempla da sempre il rispetto dei diritti umani, e 
dunque l'accoglienza e l'integrazione dei migranti che cercano 
un futuro migliore per sfuggire alle persecuzioni politiche, 
razziali e religiose".

"Proporre l'isola di Lampedusa per una candidatura al Nobel per la Pace è iniziativa lontana dalle finalità del Premio. Ci ricorda quello che fece la propaganda nazista, quando propose il ghetto di Theresienstadt quale modello di accoglienza," commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i diritti umani. "Nonostante i nazisti filmarono una messinscena, proponendo al mondo lo slogan 'Hitler regala una città agli ebrei', a Theresienstadt avvenne un genocidio razziale. Anche nelle acque di Lampedusa i migranti sono morti a migliaia".

"Lampedusa è un luogo in cui si sono ripetute terribili violazioni dei Diritti Umani," proseguono gli attivisti, "e il suo Centri di detenzione è tristemente citato nei rapporti delle organizzazioni per i Diritti Umani per gravi e reiterate violazioni degli accordi internazionali e della Costituzione. Lo testimoniano le testimonianze raccolte da Save The Children, Amnesty International, Human Rights Watch, ARCI e persino le parole dell'Arcivescovo di Agrigento, monsignor Montenegro, che ha definito le leggi e le procedure sull'immigrazione a Lampedusa e in Italia 'contrarie ai principi dell'umanità e della carità'".

"Il controllo del governo e più in generale della politica sull'informazione, la cultura e lo spettacolo rendono possibili nuove forme di propaganda," prosegue EveryOne, "con l'impiego di personaggi famosi come Claudio Baglioni. "Quando il cantante diede vita alla fondazione O'scià - per sensibilizzare l'opinione pubblica sui drammi dell'immigrazione -, sicuramente era in buonafede. Poi però ha dovuto fare i conti con le Istituzioni: senza i suoi patrocinatori e contributori - che sono la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell'Interno, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero per le Pari Opportunità, la Presidenza della Repubblica - Baglioni sarebbe costretto a chiudere baracca e burattini. Ecco perché 'O'scià' si è trasformato in uno spettacolo di governo e viene strumentalizzato per nascondere gli orrori di Lampedusa".

Il Gruppo EveryOne ricorda come le politiche di Lampedusa e in generale le politiche sull'immigrazione in Italia abbiano suscitato la riprovazione di tutte le organizzazioni internazionali per i Diritti Umani, dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati alla Commissione Ue e al Consiglio d'Europa.

"Il caso Baglioni non è isolato" continuano Malini, Pegoraro e Picciau. "Uomini e donne dell'informazione televisiva e dello spettacolo sono sottoposti, oggi, a forti pressioni: la politica controlla cinema, televisioni, teatri, manifestazioni pubbliche, e chi vuole lavorare e beneficiare di sostegno pubblico è costretto a piegare la testa e può essere facilmente trasformato in uno strumento di propaganda. Questo è forse l'effetto più tragico di un imperdonabile conflitto di interessi e ne fanno le spese, oltre alla libertà di informazione, anche le categorie più vulnerabili della società".


Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
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