Il papa e il cappuccio
Tiziana Plebani - 23-03-2009
Eminenza, Le pare serio alla sua età perder tempo con un cappuccio di gomma? Starebbe a interrogarsi su un cotton fioc? O su uno spazzolino da denti? Pensa davvero che in quella limitata porzione di materiale elastico sia implicata la difesa della moralità, la lotta tra il bene e il male, l'argine all'abisso? La prego, sia serio. Sa meglio di me che gli uomini e le donne - e certamente più le donne - afferrata l'associazione tra l'atto sessuale e la nascita di un nuovo essere hanno cercato di evitare un automatismo che in realtà non alberga neppure nel resto del regno animale. Gli animali hanno l'estro, come sa bene: ciò pone limiti alla loro fecondità. L'uomo e la donna sono invece animali simbolici: l'attrazione, il desiderio e la sessualità sono regolati dalla cultura, non tanto dalla natura.
Ma forse Lei pensa che la natura debba fare il suo corso a qualsiasi costo?
Non si è pensato così per le malattie e le scoperte scientifiche che le hanno arginate. Forse anche lei prende talvolta l'aspirina e qualche volta il medico le avrà prescritto un antibiotico, probabilmente sarà stato vaccinato da piccolo. Anche in tutti questi casi si contrasta il libero corso dello sviluppo di patologie o di alterazioni dell'organismo che potrebbero condurre anche alla morte; nel caso dello spazzolino si ostacola l'azione dei batteri, il cotton fioc evita i ristagni del cerume e una possibile otite.
Nel mondo creato dall'uomo c'è forse qualcosa che sia rimasto allo stato di natura primordiale?
Lei pensa che se un uomo e una donna scelgono di avere un rapporto protetto non siano più timorati di Dio? C'è qualcosa nell'azione di infilarsi un cappuccio che sia così sostanzialmente diverso da usare lo spazzolino? Perché si tratta di sesso? La sessualità non è forse insita nell'uomo? È per sé peccaminosa? Avere un corpo è peccato? Provare piacere è una grave offesa a Dio?
Qual è il Suo Dio, Eminenza? Un dio cattivo, pruriginoso e ficcanaso, si direbbe, che perde tempo a indagare sui cappucci piuttosto che guardare al cuore di quell'uomo e di quella donna. Alle loro necessità, ai loro bisogni, ai loro desideri. Avremmo dovuto e dovremmo popolare la terra come i conigli? Non le sembra che l'invadenza dell'uomo sul pianeta sia già al limite della sostenibilità? Che l'equilibro delle risorse e dell'ambiente richiedano all'uomo un limite anche di presenza? Ma forse Lei sta pensando che il riequilibrio possa essere governato 'naturalmente' dalla falce delle malattie...
Lei è certamente al corrente che nel continente africano, e purtroppo non solo in quello, gran parte delle donne e delle bambine è vittima di stupri di guerra e di sopraffazioni sessuali di ogni genere; non crede che il loro dolore nel corpo e nell'anima sia già insostenibile? Devono anche contrarre una malattia che in quelle condizioni di povertà e di privazione di risorse conduce alla morte e prima ancora a un progressivo scadimento della qualità della vita? Eminenza, è evidente che non si tratta di epidemie 'naturali' e come la mortalità provocata dalla guerra, dall'inquinamento e dalla miseria, nulla di ciò appartiene al campo del naturale ma in quello, ahimé, dell'umano.
Ma temo che Lei sia più preoccupato da qualcosa d'altro. Quando le persone decidono liberamente della direzione della loro esistenza personale si sottraggono al controllo sulla loro vita, si demarcano dai territori del dominio. Le donne in questo sono divenute assai abili in tempi recenti. Dunque Eminenza non sono i cappucci a preoccuparla ma è la libertà individuale che la inquieta. Tuttavia, Eminenza, non è il potere né il dominio che fortificheranno la Sua cattedra e che consentiranno alla religione di poter ancora essere d'aiuto nel soccorrere gli individui nel loro percorso terreno. Eminenza, la smetta di dare ordini e di occuparsi delle nostre camere da letto. La catena di errori della Chiesa è già lunga, il pentimento successivo non è una carta che si può giocare all'infinito.

Non resta che lasciar perdere i cappucci e tornare a parlare ai cuori con una lingua d'amore.


Tags: papa, profilattici, natura, malattia, cura, medicina, uomo, donna, sessualità, amore, africa


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 Don Francesco Martino    - 30-03-2009
La questione sollevata dal Papa è più complessa : leggendo il suo discorso, si sottolineava che non "basta il preservativo a risolvere la piaga dell'AIDS" , che anzi può indurre in una falsa sicurezza, perchè "riduce, non elimina il contagio" ma chiedeva una strategia più ampia, che passava necessariamente per una lunga educazione della persona all'amore e all'affettività, dall'offrire gratuitamente a tutti le cure e i farmaci virali anti HIV, su cui l'Occidente, ricco ed opulento - in primis le multinazionali del Farmaco - lucrano tantissimo, e sulla necessità di una più ampia rete di assistenza sanitaria. Questo a fronte di dichiarazioni anche di medici africani, che sottolineavano come per gli africani il preservativo è inconcepibile per la loro cultura, trattandosi di un rimedio occidentale che viene imposto all'africano, nuova colonizzazione. Se i dati sono oggettivi, la strategia preservativo non ha prodotto riduzione del contagio da HIV, che nel continente africano è in felice ascesa. Piuttosto, basta fare una semplice considerazione ... economica : una scatola da 20 preservativi in media costa 5 €. I farmaci antivirali costano quello che costano: il Papa ha parlato in Camerun, zona di influenza coloniale franco-inglese. Subito il governo francese e la UE hanno protestato : infatti le Società farmaceutiche Francesi e Tedesche avrebbero perduto miliardi di €. di fatturato se le strategie nella lotta all'HIV nel continente africano cambiano (vedi il caso SudAfrica), ed immediatamente bisognava alzare il poverone sul preservativo per impedire che la seconda parte del discorso papale - quella veramente pericolosa per loro - potesse essere notata... Inutile dire che in Occidente, nel sensibile Occidente, l'oscurantismo ecclesiale è il vero male da combattere... ma non lo sono l'ingiustizia, lo sfruttamento, il colonialismo e la povertà.