Vorrei trovare un senso a questa noia
Vittoria Menga - 21-10-2008
Coerenza

Negli ultimi giorni le occupazioni delle scuole, le manifestazioni e gli scioperi hanno portato alla ribalta il problema dei tagli agli investimenti nel settore istruzione-ricerca e il problema degli sconvolgimenti economici sul mercato mondiale. Temo che tutta questa agitazione mascheri e non permetta di vedere chiaramente la vera portata dello tsunami che sta investendo la società italiana e la scuola in particolare. Mi riferisco alla restaurazione autoritaria strisciante che, veicolata dalla scarsità delle risorse economiche, in realtà mira a spazzare via ogni residuo di libertà di pensiero, di spirito critico, di libertà di insegnamento, per avviare insegnanti e studenti verso un pensiero unico (come i manuali che si vorrebbero imporre) assai funzionale alla società-mercato, dove il suddito - consumatore non può che obbedire ai dettami pubblicitari. Guarda caso, molti condividono la lotta di questi giorni, senza mettere in discussione il percorso che ci ha portato fino a questo punto e nel quale si collocano la «scuola-azienda», l'autonomia scolastica, la competizione tra scuole, elementi che fanno parte dello stesso disegno e vengono da lontano. Forse le forze politiche e gli individui che si riconoscono nelle lotte attuali dovrebbero fare autocritica o, per lo meno, fare chiarezza sulle scelte passate, in coerenza con le posizioni assunte oggi.

Trincee di senso

Le considerazioni espresse da Calamandrei nel febbraio 1950 a difesa della scuola pubblica mostrano con chiarezza che il problema è di lungo periodo. Meno chiaro è il processo sotterraneo, lento e continuo che ha attraversato tutti questi decenni e che negli ultimi dieci anni è diventato percepibile e preoccupante: mi riferisco al bradisismo che ha sgretolato e indebolito, giorno dopo giorno, nell'opinione pubblica, nei modelli massmediatici, nell'immaginario delle nuove generazioni il senso dell'apprendimento, del rapporto docente-discente e il senso dello studio come momento necessario, graduale e faticoso. Senza rendercene conto, abbiamo assistito alla costruzione di un modello di viaggiatore «senza bagaglio» o almeno con un bagaglio sempre più leggero, che ha reso obsoleto l'ideale di antica tradizione secondo il quale cultura e sapere costituivano un bagaglio indispensabile e una bussola necessaria per orientarsi nella società e nella vita. La scuola può essere distrutta in tanti modi, dall'alto e dal basso. In questi giorni si sta lottando contro tagli di spesa e decreti. Ma la lotta che non conosce soste è quella quotidiana per battere le mistificazioni ideologiche, la svalorizzazione della scuola in quanto tale, il che purtroppo raggiunge un altro pericoloso obiettivo: far chiudere la scuola dal basso, cioè toglierle senso nella mente e nel cuore dei nostri figli e dei nostri studenti. In tal modo si creano le condizioni favorevoli per marginalizzare la scuola nella sua funzione e nel suo valore sociale. Prima si discredita, poi si distrugge. Tutti gli adulti consapevoli, educatori, genitori e insegnanti devono unire le loro forze per strappare i giovani a questa deriva, contribuendo, ognuno dalla sua trincea, a questa ricostruzione di senso di cui la scuola ha urgente bisogno. Ritornano alla mente le parole della famosa canzone di Vasco Rossi, che hanno saputo intercettare lo spirito del nostro tempo: «Vorrei trovare un senso a questa noia ...». Noia esistenziale, noia scolastica: non se ne esce senza un'alleanza forte scuola-famiglia.

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