Il tempo dell'infanzia vs il tempo degli adulti
Claudia Fanti - 03-10-2008
Il gioco dei bambini vs i giochi dei grandi

Uno dei più assurdi enunciati che circolano tra gli opinionisti schierati a favore del decreto Gelmini è quello che sostiene la dannosità o l'inutilità del tempo dedicato al ludico nella scuola elementare.

Purtroppo ci si dimentica spesso che anche la scienza, il lavoro del ricercatore, dello studioso, ecc...si basano su un'alta forma di gioco.

Il fatto che i nostri bambini, soprattutto i maschi, giochino spesso unicamente con materiale strutturato o, prevalentemente multimediale, in casa, è una delle cause prime che producono l'abbassamento dell'utilizzo della logica sequenziale in tenera età.

Il gioco di squadra, di gruppo, di coppia... quello organizzato da regole e da azioni sequenziali, della serie, se non ne compio una, l'altra non sarà efficace, è la base degli apprendimenti e dell'apprendimento.

Mi è capitato poco tempo fa di assistere, nei giardinetti di un paesino qualsiasi, al gioco di due bambine, le quali, a lungo, e con una concentrazione formidabile, si impegnavano nel gioco antico, ma ancora "resistente", della settimana. Le osservavo attentamente mentre esse, senza accorgersene, "lavoravano" allegramente intorno alle categorie di spazio e tempo con parole e movimenti del corpo sempre più raffinati...Mi sono avvicinata e ho chiesto loro che mi spiegassero l'attività. Stupite del mio interessamento (gli adulti dovrebbero ricordare di chiedere!), mi hanno tenuto una vera e propria lezione con tanto di connettivi temporali e spaziali da fare invidia a chiunque, intanto ripetevano con gambe e braccia, saltellando, le azioni sempre più complesse che esse stesse avevano introdotto nel gioco originale, rendendolo molto più complicato.

Me ne sono andata a fatica.

Ecco ciò che manca a molti bambini, proprio il gioco, sia quello tradizionale, sia quello modificato e arricchito dai loro stessi passaggi logici. La tipologia del gioco, chiamiamolo "tradizionale", necessita di tempi lunghi, nei quali i bambini coinvolti possano diventare protagonisti nella rielaborazione, nell'assoggettarsi o decidere regole condivise, nel condividere sbagli e trionfi, nel rispettarsi tenendo conto della specificità del momento ludico scelto assieme, nel provare e riprovare per riuscire a diventare padroni delle proprie performance...Una volta ciò era la normalità, oggi le maestre si trovano a dover ricucire molti degli strappi fatti alla pelle infantile, a dover ricostruire tessuti lacerati dalla insensibilità di mezzi mediatici, dalla fretta degli adulti, dalle nuove prigioni di attività preconfezionate in spazi imposti che si sostituiscono al pensiero divergente, sé costruente, rielaborante...

Osservando gli alunni di prima elementare in ingresso, durante il tempo libero, si nota proprio che essi sono alquanto ripetitivi: imitano passivamente i giochi "imposti" loro dalla play station o da scene viste in tv nei vari cartoni...i bambini stessi, con il candore proprio di tale fascia di età, affermano di "copiare" personaggi e azioni già viste.

Evitano, invece, accuratamente, di entrare a far parte di giochi liberi ma, al tempo stesso, organizzati e regolati in modo sequenziale. Se lo fanno, si stancano dopo breve tempo, e ritornano a fare la lotta ruzzolandosi per il giardino. Resta ben inteso che anche la lotta fa parte delle esperienze dei bambini, tuttavia se essa diviene quasi l'unica modalità, credo sia limitante. Tra l'altro è una lotta senza esclusione di colpi, a volte anche particolarmente "dolorosi"!

Il ricorso, nelle scuole dell'infanzia ed elementari al gioco come strumento di pensiero, dovrebbe essere assolutamente potenziato a scapito di altre attività, in parte comunque utili, quali quelle che vedono la tendenza a un anticipo della scrittura, della rappresentazione iconica, della formalizzazione matematica e linguistica. Queste ultime attività dovrebbero venire sempre e soprattutto alla fine di un lungo percorso ludico pensato per essere agito e al tempo stesso verbalizzato, spiegato, indagato, rielaborato dai bambini stessi. Un curricolo nazionale per le scuole dovrebbe addirittura contenere un capitolo sulla necessità ineludibile del gioco e dovrebbe riportare l'attenzione sul valore inestimabile di esso al fine di avvicinare qualsiasi apprendimento.

Togliere ai due ordini di scuola, come vorrebbero imporre i provvedimenti dell'attuale Ministro, tempo e insegnanti che riflettono insieme sulle strategie d'attacco contro la mancanza di spazi e ore del quotidiano vivere dei bambini, è qualcosa che si pagherà alquanto cara nel futuro.

Favorire l'anticipo in entrata di scuola dell'infanzia e primaria è un abuso di potere dei grandi sui piccoli! Non rendersi conto che tagliare spazio, tempo e risorse ai bambini, è miope! E non capire che ciò renderà sempre più difficile l'abbattimento della dispersione, è ancora più miope.
Già adesso si lavora con la consapevolezza che "dappertutto non si può arrivare" a tamponare i mali dell'ammucchiata di cervelli e del pensiero unico, già ora è estremamente faticoso contenere e, al tempo stesso, ordinare, arricchire la vita scolastica e mentale dei bambini, ma rendere impossibile tale lotta quotidiana dei maestri è un colpo che non si può accettare, se si ha anche soltanto un po' di senso civico.

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 Pier Luigi Lunerti    - 04-10-2008
Cara Maestra Claudia,
scrisse Montaigne: ”Il gioco dovrebbe essere considerato l’attività più seria dell’infanzia”,. Oggi, ogni insegnante che vuole capire veramente il bambino, preadolescente e l’adolescente, deve conoscere i giochi che fa. Il gioco è la chiave per arrivare al loro mondo interiore. Attraverso le attività giocose il bambino comincia a comprendere come funzionano le cose: che cosa si può fare o non si può e perché; mentre giocando con il gruppo, si rende conto dell’esistenza delle leggi del caso e della probabilità e di regole di comportamento che vanno rispettate. Ma la lezione forse più importante che viene appresa nel gioco è che, se si perde, il mondo non crolla, si perde una partita e con l’esperienza si può vincere la successiva o l’altra ancora. Attraverso la sconfitta il bambino arriva a convincersi di potercela fare.
Parlare di dannosità o l'inutilità del tempo dedicato al gioco nella Scuola elementare, significa minare il futuro psicologico del bambino, significa non rendersi conto dei delicati processi di crescita dello stesso.
La mia generazione che ha tanto giocato, memore dell’insegnamento, ha imparato a non scoraggiarsi di fronte alle avversità, e saprà superare anche i “decreti Gelmini”,anzi, farà tesoro delle esperienze negative, proseguendo a testa alta nel proprio lavoro e nel mestiere di vivere.
Pier Luigi Lunerti (insegnante)