breve di cronaca
La scuola non va in ferie
Il Manifesto - 01-08-2002

Con un decreto ministeriale, Letizia Moratti accelera i temi della riforma. Al senato, insorge il centrosinistra
Oltre il parlamento Dopo la legge delega, un nuovo tentativo di aggirare le procedure parlamentari. Nicola Mancino: «Ci sono gli estremi per un rilievo di incostituzionalità»



Grazie a un bel decreto ministeriale, potrebbe partire - già da settembre - la sperimentazione della riforma scolastica: anticipo delle iscrizioni nella materna e nelle elementari, maestro prevalente, inglese e nuove tecnologie. Scelte impegnative che coinvolgono presidi, insegnanti e genitori: tutti chiamati a decidere in fretta, magari sotto l'ombrellone. Un blitz d'agosto, insomma. A Letizia Moratti, evidentemente, il ricorso alla legge delega sulla riforma non è bastato. Meglio aggiungerci un decreto, per non perdere l'abitudine e continuare ad aggirare le normali procedure parlamentari: 45 giorni di tempo per avere il parere - obbligatorio ma non vincolante - del Consiglio nazionale della Pubblica istruzione. Dopodiché mancherà solo una firma: quella della ministra, naturalmente.

Lanciano l'allarme di incostituzionalità i senatori del centro sinistra e membri della commissione istruzione di Palazzo Madama: la normativa non è stata approvata neanche da uno dei due rami del parlamento, denunciano Maria Chiara Acciarini e Fulvio Tessitore dei Ds, Fiorello Cortiana dei Verdi, Albertina Soliani e Enzo Carra della Margherita. «Non essendo arrivata al voto del Parlamento entro luglio - spiega Acciarini - Moratti si è appropriata di un ordine del giorno, presentato in commissione dalla maggioranza ma mai votato, che impegnava il governo a promuovere sperimentazione e anticipi».

Ma è Nicola Mancino, ex presidente del senato, a sferrare l'affondo più duro: a disciplinare criteri e principi di una legge, afferma, deve essere il parlamento e non il governo. Lo stabilisce con chiarezza, l'articolo 76 della Costituzione in materia di deleghe.

Pronti, dunque, a presentare ricorso alla Corte costituzionale? «Dico solo che è possibile farlo», taglia corto Mancino. Non si può, infatti, chiedere una delega sui principi - precisa - quando si attribuisce alle regioni l'esclusiva competenza a legiferare. E non si può - con la delega - trasferire a livello di governo la disciplina dei principi: va da sé, l'esecutivo sta scavalcando la maggioranza. E che tra la maggioranza e la ministra ci siano problemi irrisolti appare ormai fin troppo evidente. Forse per questo qualcuno afferma che i veri ministri dell'istruzione sono Bossi e Tremonti. Sarà per questo che Letizia Moratti continua a disertare il parlamento?

Non a caso, neanche le competenze contabili del ministro Tremonti e i rilievi della commissione bilancio riescono a scalfire le certezze della manager di ferro: i conti della scuola sono in rosso, oltre 2000 istituti (un terzo del totale) potrebbero chiudere, 30.000 insegnanti rischiano di rimanere a spasso mentre il ministro dell'economia stringe i cordoni della borsa. Dalla quale non uscirà - per la scuola - neppure un euro.

Colpa di Moratti - «insinua» l'ultimo numero dell' Espresso - che avrebbe impegnato per l'avvio dello scorso anno scolastico e senza nessuna copertura di spesa, circa 3.000 miliardi delle vecchie lire. Moratti, che ieri è stata definita «Cenerentola del consiglio dei ministri»: perché incapace di far rispettare la scuola dal punto di vista delle risorse. Concorda Mancino che all'eccezione di incostituzionalità aggiunge rilievi di merito su una copertura finanziaria che verrà a mancare. E di «grave irresponsabilità gestionale e finanziaria» parla anche la senatrice Albertina Soliani, ex sottosegretaria della (allora) Pubblica Istruzione.

Contro l'ultimo atto di arroganza di Letizia Moratti - accusata da più parti di «scarsa cultura parlamentare» - è insorto, dunque, ieri l'Ulivo. I senatori del centro sinistra minacciano battaglia e ostruzionismo in aula: «Per avviare una sperimentazione seria - ha dichiarato Chiara Acciarini dei Ds - occorre almeno un anno di preparazione, servono i tempi per riunire collegi docenti e consigli d'istituto». Altro che venti giorni! Questa del ministero sarebbe, insomma, l'ennesima trovata surrettizia per scavalcare il parlamento e gettare nella confusione le famiglie. La ripresa della discussione sui sette articoli del provvedimento, ferma in commissione istruzione all'articolo 3, è fissata al 24 settembre. Colpa del centro sinistra? Nient'affatto, denuncia Cortiana. L'ha deciso la maggioranza. Intorno alla quale - indifferente alle critiche dei sindacati tutti - si stringe la sola «Alternativa studentesca»: «La sperimentazione è un atto dovuto che oggi, grazie al governo Berlusconi, può trovare realizzazione». Giovani il cui sogno non è - con tutta evidenza - quello di insegnare.


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