Attacco alla libertà di insegnamento
Corrado Mauceri - 11-10-2007
Verso una scuola ministeriale?

Nei giorni scorsi la Camera dei Deputati ha approvato la conversione in legge del D.L. n. 147 del 7/09/07 "Disposizioni urgenti per l'avvio dell'anno scolastico 2007-08"; mentre scriviamo queste brevi note, il ddl è passato al Senato e si deve ritenere che sarà rapidamente approvato.
L'art. 2 del decreto riguarda la modifica delle norme del Testo unico n. 297/94. ( Artt.468- 469- 503e 509) concernenti i procedimenti disciplinari e cautelari nei confronti dei docenti; tale norma tra l'altro prevede:
a) la trasformazione del parere "parzialmente vincolante" (nel senso che l'Amministrazione poteva discostarsi dal parere solo in senso più favorevole per il docente) dei consigli di disciplina del Consiglio scolastico provinciale (per i docenti delle scuole materne, elementare e media) e del Consiglio nazionale della pubblica istruzione (per i docenti della scuola superiore) in parere "obbligatorio, ma non vincolante" (l'Amministrazione può in altre parole disattenderlo in ogni senso);
b) abolisce il parere obbligatorio del collegio dei docenti per la sospensione cautelare per motivi disciplinari o anche quando "gravi e comprovati fattori di turbamento dell'ambiente scolastico e di pregiudizio del rapporto tra l'istituzione scolastica e le famiglie", in tali ipotesi può provvedere direttamente il dirigente scolastico, salvo la convalida da parte dirigente preposto all'Ufficio scolastico regionale.
Dal preside manager al preside sceriffo!
Quale è il senso politico e culturale di queste modifiche proposte dal Governo ed approvate dalla maggioranza di centro-sinistra con esclusione dei soli Deputati della Rosa nel Pugno? Dopo le notizie di stampa sui docenti fannulloni e su altri più delicati episodi di cronaca, evidentemente si è voluto dare un segnale concreto, ridimensionando il ruolo della democrazia scolastica e riportando la scuola sotto il controllo dell'apparato ministeriale; in tal modo però la maggioranza di centro sinistra ha inferto un duro colpo al principio della libertà di insegnamento e soprattutto ha trasmesso un messaggio inquietante: la democrazia scolastica non è affidabile; non è sufficiente il preside manager, è necessario
ripristinare in qualche modo il modello autoritario dei Regi decreti del 1923 24
Non è difatti sufficiente richiamarsi al principio costituzionale della libertà di insegnamento, se poi in concreto esso viene vanificato; tale principio si sostanzia di garanzie e ovviamente di responsabilità; per questa ragione i decreti delegati del 1974 avevano cercato di costruire un modello di scuola che, pur statale, non fosse però ministeriale ed al contrario fosse garante del pluralismo culturale nell'interesse soprattutto della formazione culturale dei giovani; era quindi necessario sottrarre al controllo dell'apparato ministeriale la didattica e, per evitare ogni possibile forma di condizionamento, gli aspetti più delicati dello status del personale docente come i procedimenti disciplinari e quelli cautelari che hanno una natura necessariamente discrezionale; si è previsto pertanto un modello in qualche modo analogo a quello previsto per i magistrati; in entrambi i casi l'autonomia dagli esecutivi è condizione necessaria per una effettiva libertà per la funzione che si deve svolgere .
Si può ritenere che gli organi di democrazia scolastica non abbiano funzionato in modo soddisfacente e che pertanto sia necessaria una adeguata riforma per definire anche forme di maggiore responsabilizzazione, ma la direzione , peraltro improvvisata e grossolana, imboccata dalla maggioranza di centro-sinistra va in senso opposto verso una scuola ministeriale, incompatibile con il ruolo che la Costituzione assegna alla scuola statale.
Conoscendo l'impegno politico e culturale di alcuni parlamentari coinvolti in tale vicenda, vogliamo ritenere che queste modifiche siano imputabili al pressapochismo che caratterizza la politica scolastica del Ministro Fioroni , molto spesso però subita dalla maggioranza di centro sinistra , e che non rappresenti l'avvio di un percorso verso un sistema scolastico aziendalistico-ministeriale in cui gli spazi del confronto e della democrazia diventerebbero una anomalia; a questo punto però è necessario che ognuno si assuma le proprie responsabilità ed agisca di conseguenza.

(Nota per il prossimo numero della Rivista ECOLE)
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf