La debacle finale
Edoardo De Carli - 18-06-2002
Egr.dott Letizia Moratti
Ministro dell’Istruzione
Viale Trastevere
00100 ROMA

e p.c. alla stampa quotidiana


Milano 18 giugno 2002

Gentile signora,
mi dicono che in TV Lei stia facendo pubblicità al nuovo esame di Stato lanciato con la Legge Finanziaria; non ho visto lo spot ma temo che sia più che mai fuori luogo, almeno secondo il parere di chi ha fatto il commissario o il presidente d’esami finali dal 1970, e che si appresta a malincuore ad affrontare anche questi.
Secondo me il nuovo esame sarà la debacle finale della scuola italiana (sia pubblica che privata).
A conferma vedo già il segnale in una recente notizia di stampa: il Suo ministero indaga su scuole private dove molti studenti riportano pagelle di tutti 8 nel penultimo anno e si presentano direttamente all’esame, saltando un anno.
Lei mi dirà che l’indagine è appunto garanzia di controllo per le degenerazioni che molti temono. Io penso che non sia così: quello di cui si parla è invece l’assaggio ingordo e smaccato di quanto succederà comunque gradualmente.
Le scuole paritarie, che -nonostante i sussidi vecchi e nuovi- devono oculatamente badare a non perdere studenti, renderanno più appetibile l’iscrizione rendendo meno faticoso il curriculum e più alti i voti d’esame. Le pubbliche resisteranno un anno, forse due a mantenere alta la pretesa di livelli di studio, ma poi anch’esse cederanno: sentiranno ingiusta la concorrenza fatta ai propri allievi da parte di quelli delle paritarie, e si adegueranno alla lievitazione di voti, al calo delle richieste.
Mi obietterà che Lei ha frequentato scuole private e che l’insegnamento era severo e i risultati eccellenti; aggiungerà forse che ora le scuole “si faranno concorrenza proprio con la serietà degli studi”… Forse però Lei non si accorge che in questi anni molto è cambiato nel mondo, nella cultura e dunque nella scuola. Oggi neppure le più grandi industrie programmano oltre i 2/3 anni. E crede che questo non si rifletta nelle famiglie? La programmazione di una famiglia con figli in età scolare riguarda sì e no gli anni di un ciclo: si preoccupa che il figlio passi serenamente ogni ciclo, senza fatiche e senza la minima preoccupazione. Questi requisiti però difficilmente si conciliano con il processo di crescita e di apprendimento.
Un suo predecessore, D’Onofrio, eliminò gli esami di riparazione sostituendoli con la barzelletta dei “corsi di recupero”. Lei completa l’opera.
La stampa che indulge ai luoghi comuni ci dipingerà come gli insegnanti feroci che fremono al sogno di bocciare studenti. Immagine ridicola, ormai datata! Osserviamo solo che proprio nella formazione del cittadino si finisce per anacquare le regole del gioco. Mi spiego con un esempio: nel codice della strada sono previste ammende per chi non rispetta le regole, accorgendosi che senza il timore della multa tutti o quasi parcheggerebbero in seconda o terza fila. Ebbene, con gli adulti si segue questo principio, ma nella formazione dei giovani si ha paura di dire loro che esistono regole, e che quanto meritano dipende in larga misura dal loro impegno e comportamento.
Le sembra educativo?

Edoardo De Carli
Liceo “C.Beccaria” - Milano


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