Il ministro Fioroni e la scuola milanese
Gianni Gandola - 12-02-2007
L'incontro organizzato dalla Margherita tra il ministro Fioroni e una rappresentanza di esponenti politici e sindacali e di operatori della scuola milanese, come Scuolaoggi ha già rilevato, è stato ampiamente deludente. Il ministro, lungi dall'ascoltare i pochi interventi programmati e consentiti, ha praticamente fatto un comizio. Un discorso che poteva tranquillamente tenere a Bolzano come a Siracusa, elusivo non solo dei temi generali che sono stati posti in quegli interventi, ma anche e soprattutto della specificità della realtà milanese. Un incontro, sotto questo punto di vista, abbastanza inutile, perché è mancato il confronto e l'interlocuzione.

Uno degli interventi svolti, quello della segretaria della Cisl scuola Rita Frigerio, in particolare metteva l'accento su un problema molto sentito a Milano, quello del tempo pieno e degli organici necessari a garantirlo.

Rita Frigerio ha sottolineato che il tempo pieno rappresenta, nella tradizione della scuola milanese, un modello didattico e organizzativo che, oltre ad aver prodotto risultati di qualità, è richiesto da oltre il 90% delle famiglie. Un modello pedagogico valido dunque e che risponde alle aspettative, alla domanda sociale della stragrande maggioranza dei genitori. I tagli di posti in organico che ci sono stati negli ultimi tre anni, in epoca Moratti, hanno compromesso non poco le possibilità di sviluppo e di sopravvivenza di questo modello. E' risultato del tutto evidente che se non viene garantito il doppio organico (due docenti per classe), com'era sin dai tempi della legge n.820 del 1971, non c'è piu' tempo pieno. Si possono garantire le 40 ore di tempo scuola ma il modello didattico viene irrimediabilmente compromesso, con la perdita di ore di compresenza e meno docenti di quelli necessari per lo svolgimento di attività qualificate (classi aperte, laboratori, attività di gruppo, ecc.). Attività che rappresentano un potente antidoto alla stessa dispersione scolastica e favoriscono la socializzazione e l'integrazione degli alunni.

Non sappiamo se il ministro Fioroni è consapevole di questa situazione e di quello che rappresenta in una realtà come quella milanese. Bisognerebbe ricordargli che per la difesa del tempo pieno vi sono state grandi mobilitazioni, incrociate a quelle contro la riforma Moratti e che su questa partita si gioca non poco il consenso di migliaia di genitori e di operatori scolastici.

Sarebbe opportuno che qualcuno dei consiglieri del ministro gli spiegasse che la scuola a tempo pieno rappresenta per la realtà milanese (e non solo) una vera e propria emergenza e che la difesa e il consolidamento degli organici è un nodo cruciale.
Se si dovesse continuare nella politica di tagli si andrebbe sicuramente incontro, infatti, a una rovinosa caduta di qualità della scuola e al venir meno di un bisogno sociale. Facile prevedere quindi l'emergere di un malcontento diffuso e di vaste mobilitazioni di protesta. Questa volta non piu' contro la Moratti, ma contro il ministro Fioroni, che - su questo terreno - nulla avrebbe innovato rispetto al suo predecessore.

Gianni Gandola


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 Francesco    - 18-02-2007
Ma il ministro Fioroni è avulso da qualunque problematica e tematica scolastica. Sono sicuro che quel poco che sa lo ascolta dai telegiornali o lo legge (se non è che lo facciano altri per lui) sui quotidiani.
Ormai è sotto gli occhi di tutti in che mani siamo sotto ogni punto di vista.