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Lettera al direttore
Mario Amato
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Caro Alfonso,
penso che tu abbia letto l’articolo di Piero Citati su Repubblica con il quale chiedeva in modo provocatorio di raddoppiare lo stipendio ai professori. Su Repubblica si è scatenata una vera e propria guerra fra insegnanti e non insegnanti. Citati chiedeva di risparmiare sulle rasature e sui lifting dei deputati e sui loro budget. Ovviamente le voci contrarie a Citati sostenevano i soliti usurati e noiosi luoghi comuni: gli insegnanti lavorano solo diciotto ore alla settimana, hanno quattro mesi di vacanze all’anno, hanno il posto assicurato per tutta la vita senza nessun rischio.
Al posto di Citati però, avrei parlato soprattutto di evasione fiscale: sono stanco di avvocati, medici, architetti, notai, ingegneri, commercialisti che hanno segretarie con stipendi da fame e senza contributi, che quando chiedono l’onorario non dimenticando mai di chiedere assegni intestati a “mm” (me medesimo), che dichiarano forse la metà del loro guadagno effettivo, ma hanno ville in Sardegna e la Jaguarina per i loro figli, vestono camicie fatte a mano con le iniziali dorate sul colletto e portano al polso orologi d’oro. Sono stanco di commercianti che chiedono al cliente di poter minimizzare lo scontrino.
Mettiamo le cose in chiaro: a me della Jaguar e della villa in Sardegna e di tutte le altre cose (perché sono sole cose) non frega (scusa l’espressione, ma qui ci vuole) niente e non mi frega niente del basso prestigio sociale che ormai ha la classe insegnante. Vorrei però, come penso altri stipendiati, non dover pensare ad ogni fine mese che “anche questa volta” sono riuscito a non andare in rosso sul conto in banca; vorrei che gli insegnanti potessero usufruire di corsi d’aggiornamento e libri a spese dello Stato. Vorrei anche ricordare a quei professionisti che tanto hanno inveito contro Citati che i treni, gli ospedali, le scuole sono pagate al 90% dagli stipendiati di questa bella Italia. Vorrei ricordare a quei signori che la scuola non è un servizio, ma una sacra Istituzione ed è PRIMARIA, perché senza scuola non esisterebbe nessuna crescita civile e umana.
Alla faccia delle diciotto ore di lavoro, ora sto preparando compiti e lezioni per il prossimo anno scolastico, ma non è lavoro straordinario, perché rientra nella funzione del docente, come tutte le ore che passiamo a scuola ( e sono molte di più di diciotto).
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