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Transdisciplinare
Vogliamo anche le rose - Il film di Alina Marazzi sulle conquiste degli Anni 70

Lingua: Italiana
Destinatari: Alunni scuola media superiore
Tipologia: Ipermedia

Abstract:

In sala alla vigilia dell´8 marzo il film di Alina Marazzi su dieci anni di battaglie sociali femminili
Vogliamo anche le rose
Il film sulle conquiste degli Anni 70

Dopo "Un´ora sola ti vorrei", arriva sugli schermi "Vogliamo anche le rose" presentato a Locarno e a Torino. Un montaggio di filmati, super8, cartoni, pubblicità d´epoca e fotoromanzi che accompagnano tre storie vere

CONCITA DE GREGORIO
ROMA
Esce alla vigilia dell´8 marzo (dal 7 nelle sale) il nuovo film di Alina Marrazzi, Vogliamo anche le rose, presentato ai Festival di Locarno e di Torino. Non sarebbe stato possibile immaginare momento più felice di questo per riproporre in forma artistica i dieci anni di storia di battaglie e di conquiste femminili che hanno cambiato - pareva in via definitiva - la storia delle donne, della famiglia, della società intera. Ora che di aborto si parla in campagna elettorale, ora che la Chiesa torna con prepotenza in campo. Ora che nelle nuove generazioni, soprattutto tra le ragazze giovanissime, l´orizzonte domestico (avere una bella casa, un marito dei figli) si riaffaccia come aspirazione dominante, il resto essendo precluso da una precarietà che si accanisce, come sempre capita, sui diritti e sulle aspirazioni dei più deboli. Tuttavia il film di Alina Marazzi non è un documentario in senso classico: si prende la libertà dell´arbitrio, mostra in forma poetica. È il seguito di Un´ora sola di vorrei, anche: il suo primo amatissimo lavoro che racconta della vita e della morte di sua madre, Liseli Hoepli. Dice la regista: «Un´ora sola ti vorrei s´interrompe nel ´72 con la morte di mia madre. Finisce proprio in un periodo in cui stavano accadendo molte cose nelle vite delle donne della sua generazione. Se mia madre non fosse morta così presto forse avrebbe incrociato alcuni dei percorsi che seguo in questo nuovo film».
Vogliamo anche le rose è un prodigioso montaggio (lo cura Ilaria Fraioli) di filmati, super8, cartoni, pubblicità d´epoca e fotoromanzi che accompagnano tre storie vere, tre diari di donna recuperati dall´Archivio di Pieve Santo Stefano scritti nel ´67, nel ´75 e nel ´79. Tre voci narranti (Anita Caprioli, Teresa Saponangelo e Valentina Carnelutti) leggono le pagine dei giorni che, da sole, restituiscono lo spirito del tempo. Si parte da Grand Hotel e le signorine da marito. Dal diario di Anita, Milano 1967: «Ci ha invitati la famiglia di sotto devo andare la prima volta a ballare ho una fifa maledetta. Non sento nessun impulso sessuale dico che un ragazzo mi piace come potrei dire che un golfino è carino. Sono una pietra tra l´erba. Un´educazione che insegna fin dall´infanzia a rifiutare il piacere porta a risultati come il mio: la sessuofobia». Spezzone di Helga, ´67, il primo film arrivato in Italia sull´educazione sessuale. Scena di due anziani ben vestiti e composti che doppiano una scena di sesso, esilarante. Le prime psicoterapie di gruppo. Le "motivazioni inconsce". Il test di Rorschach. Le donne in fabbrica, la Fiat. Un video casalingo, una donna che dice: «Le cose che succedono dentro il matrimonio si sanno dopo e non prima. Non voglio rimanere soffocata qua dentro. Il mio sogno sarebbe avere tutti i figli grandi sistemati e possibilmente all´estero. Così ci si vede a Natale e a Pasqua». Le scuole serali. La propaganda alla radio per il voto sul divorzio. Il padre che vieta alle figlie di mettere la minigonna. L´8 marzo del ´72 in Campo de´ fiori. I poliziotti che dicono «ma andate sul marciapiede, non vi vergognate?». Il diario di Teresa, Bari, 1975. Il suo aborto. «Ho sofferto troppo, eppure era così normale per me parlare di aborto con le compagne, l´aborto è una libera scelta eppure a me adesso sembra di non aver avuto scelta». Emma Bonino che illustra il "metodo Karman". Aborto a Roma in casa di un´ostetrica, «sentivo le cannule, risucchiavano rumorosamente mi sembrava anche il cuore, non finiva mai, pensavo che non avrei mai più fatto l´amore non avrei avuto figli».
I collettivi. La pillola. Paola Pitagora nel "Segreto", fotoromanzo dell´Aied. Lui: «Questa volta non ho potuto lasciarti nel momento supremo». Lei: «Non preoccuparti tesoro sto prendendo la pillola, questo è il segreto della nuova felicità». Intervista a una coppia: perché vi siete lasciati? Lei: «A me i rapporti orali non piacciono». Le donne che ballano nude sul prato. 1976, una ragazza: «Fuori devi essere vergine devi fare la madre, nei collettivi se non la dai via a tutti i compagni sei una piccolo borghese antirivoluzionaria e pure frigida». Diario di Valentina, attivista del centro di via del Governo Vecchio, Roma 1979: «Le vere emancipate sono quelle che passano da un uomo all´altro? La riunione del comitato di gestione si fa al bar, è un luogo mondano come la canasta di mia madre. Leggo il diario di Carla Lonzi, dice proprio tutto quello che io non so dire». La sequenza finale sembra proprio uno spezzone di Un´ora sola ti vorrei: una madre che gioca con una figlia bambina. Una rosa, per finire.



http://www.vogliamoanchelerose.it/

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