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Pluridisciplinare
Maternità e potere - ''pari e patta '' - La congiura degli eguali - di Diana Sartori

Lingua: Italiana
Destinatari: Alunni scuola media superiore, Formazione post diploma
Tipologia: Documentazione

Abstract:
Maternità e potere
''pari e patta ''
La congiura degli eguali
Diana Sartori

Per molte il primo sentimento all'avanzare della recente campagna sull'aborto è stato l'incredulità: ancora? ma che anno è? a volte ritornano... C'è chi ne ha ricavato che in questo minaccioso clima spettrale toccherà pure rivestirsi da streghe, magari con più rabbia, o disillusione, o persino con un certo senso di conferma: può essere di conforto al senso di identità riconoscere che i nemici sono sempre gli stessi. Ma se le stesse cose ritornano, non ritornano mai le stesse ha avvertito su queste pagine Ida Dominjanni. Solo che le appariscenti ripetute fattezze del già visto possono abbagliare la vista e impedirci di vedere quel che di nuovo ci si para davanti. L'elefantino può renderci invisibile il grosso elefante che abbiamo proprio davanti agli occhi. Così alle risposte che già in passato tante volte tante voci femminili hanno scandito e argomentato chiaro e forte si sono aggiunte delle nuove domande. Che senso ha il levarsi di questo rinnovato barrito? Perché risuona? Non è certo la querula richiesta di scambio politico di chi lo ha echeggiato a spiegarlo. Meglio chiedersi quale elefante invisibile lo stia elevando, e cosa vuole. Che sia un grosso esemplare maschio non c'è dubbio, come pure che il tono sia preoccupantemente minaccioso, vendicativo e di proverbiale buona memoria. E c'è anche poco da dubitare che ce l'abbia con noi donne, a noi è rivolto quell'urlo. Suona di guerra e di riscossa, giusto temerlo e agguerrirsi,ma si avverte qualcosa di diverso dal solito arrogante grido di battaglia dell'affermazione di supremazia maschile: se è il barrito patriarcale, è quello di un grosso animalemorente. Sempre pericoloso, forse ancora di più, e di sicuro va preso sul serio, ma per quello che è e non per quello che ormai non è più. Si spiegano allora meglio certe stranezze nei resoconti di quel che accade (vedi L'Espresso del 28/2): le donne sono sempre più presenti e importanti eppure sono attaccate, violentate, la loro libertà è messa in discussione. Quell'eppure va semplicemente letto come quindi, e tutto suona perfettamente sequenziale nella litania della fine del patriarcato. Ma se una nuova logica c'è oltre la ripetizione di un passato che non si arrende a passare, è poi una sola? Cosa dice quell'urlo sconnesso eminaccioso se non è solo un agito rabbioso? Cosa chiede, cosa vuole? Vendetta, riconoscimento, magari aiuto? Tutte queste cose insieme, probabilmente, e forse anche un'altra che è il sogno di sopravvivenza del grosso animale della politica post-patriarcale maschile, unico erede per lui immaginabile del pachiderma morente. Se ormai il vecchio ordine del padre non fa più ordine, se le donne entrano fin nella Casa bianca e se ne vanno libere dappertutto, e questo non era davvero nei patti della politica moderna, almeno che siano uguali davvero, che il patto dei pari lo firmino fino in fondo. Un nuovo scambio nell'ordine della parità, un novello fratriarcato siglato anche con le donne, uguali sotto la legge. Ma che le donne un prezzo lo paghino, non pretendano di tenersi la loro differenza e soprattutto lo scandalo del primato materno, inaccettabile zona franca di esercizio di libertà femminile. Per l'entrata nel nuovo patto fraterno, la castrazione simbolicamaschile vuole il suo corrispettivo, l'abdicazione femminile alla potenza materna e l'abbandono della pretesa di nascere sotto il segno dell'amore e della libertà e non della legge.


http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/08-Marzo-2008/art89.html

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