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SCHEDA RISORSA
Pluridisciplinare
* CINQUE VALORI PER UN'ECONOMIA DAL VOLTO UMANO. IL MODELLO DI MICHAEL ALBERT
Lingua:
Italiana
Destinatari:
Alunni scuola media superiore, Formazione post diploma
Tipologia:
Materiale di studio
Abstract: CINQUE VALORI PER UN'ECONOMIA DAL VOLTO UMANO. IL MODELLO DI MICHAEL ALBERT
Da Adista n^ 87 07.12.02
La sfida non è di poco conto: presentare un modello completo alternativo tanto al capitalismo quanto al socialismo di stampo sovietico. Michael Albert, uno dei massimi teorici statunitensi di economia partecipativa, ci ha provato, elaborando una visione economica che egli ha descritto in molti articoli e libri (se ne trova una spiegazione compiuta sul sito www.parecon.org). Di passaggio a Roma dopo aver partecipato al Forum Sociale Europeo di Firenze, Albert ha illustrato il suo paradigma in un incontro "a porte chiuse" con alcune delle realtà romane impegnate nell'ambito dell'economia partecipativa, svoltosi il 16 novembre presso la Sala Consiliare dell'XI Municipio. Il modello di economia partecipativa elaborato da Albert è costruito attorno a cinque valori centrali: solidarietà, diversità, equità, autogestione ed efficienza. Il sistema economico che si intende creare, cioè, deve essere tale da creare solidarietà; offrire un'ampia gamma di opzioni; garantire una remunerazione legata solo all'impegno personale e alla quantità di tempo destinato al lavoro. Un sistema che dia a tutti la possibilità di influenzare le decisioni in proporzione all'effetto che esse hanno su ognuno - il principio che Albert definisce "autogestione partecipativa" - nel modo che di volta in volta è considerato più adatto (non necessariamente, dunque, con il voto a maggioranza, che "in molti casi può non avere alcun senso"). Un sistema, infine, efficiente: non l'efficienza capitalistica del massimo profitto al minimo costo (che non tiene minimamente in considerazione la sicurezza e la qualità della vita), ma l'efficienza che "consiste nel riuscire a centrare l'obiettivo senza sprecare ciò che ha un valore: non solo le risorse, ma anche la creatività, il potenziale umano, la qualità della vita". Ma come garantire l'attuazione di tali valori? Quali istituzioni si richiedono a questo scopo? La prima istituzione che propone Albert è quella dei consigli dei lavoratori e dei consumatori, che funzionino a diversi livelli di aggregazione, dal più piccolo al più grande, secondo il principio dell'autogestione partecipativa. Ma perché questo sia possibile, si richiede - ed è il secondo elemento su cui poggia il modello - quello che Albert chiama "complesso di mansioni bilanciate". Secondo il teorico statunitense, oggi, in ogni posto di lavoro, ognuno si occupa di qualcosa di specifico, sviluppando così capacità, abilità e autostima molto diverse a seconda della mansione svolta, e tali da condizionare pesantemente il processo decisionale. La minoranza della popolazione che svolge mansioni più gratificanti assume così il ruolo di classe dirigente, con la conseguenza di stabilire una nuova divisione di classe, che si aggiunge a quella fondata sul possesso dei mezzi di produzione. È qui, secondo Albert, uno dei limiti del modello socialista fin qui applicato: quello di non aver capito che "non si può avere una società senza classi senza una distribuzione del lavoro che impedisca la nascita di una classe dirigente". La soluzione individuata dal teorico statunitense è quella di una divisione del lavoro diversa da quella tradizionale, in cui ciascuno ricopra un mix di mansioni responsabilizzanti e appaganti e di mansioni noiose o faticose e dunque svolga un lavoro che è ovviamente diverso da quello degli altri ("un chirurgo - precisa Albert - non dovrà smettere di fare il chirurgo") ma uguale in termini di impatto sulla qualità della vita e le prospettive di crescita. Altro pilastro su cui poggia il modello è quello della remunerazione legata non al potere di cui si dispone né alla proprietà dei mezzi di produzione e neppure a ciò che si produce (perché ciò che si produce dipende in parte da fattori che non hanno relazione con le proprie scelte e i propri atti, come, per esempio, la qualità più o meno alta degli strumenti di lavoro o le proprie caratteristiche fisiche), ma al sacrificio personale e all'impegno profuso in lavori che siano socialmente utili. "Perché, infatti - si chiede Albert - un chirurgo dovrebbe lavorare 40 volte di più di un operaio addetto alla catena di montaggio?". Saranno i colleghi, poi, a stabilire la remunerazione nell'ambito del consiglio dei lavoratori. Infine, riguardo al sistema di distribuzione delle risorse, la "pianificazione partecipativa" dovrebbe sostituire, nella visione di Albert, tanto il mercato quanto la pianificazione centrale (incapaci, sia l'uno che l'altra, di attuare i cinque valori centrali su cui dovrebbe essere fondata l'economia), presentandosi come processo di negoziazione, nell'ambito dei consigli dei lavoratori e dei consumatori, tra l'offerta di ciò che i primi vorrebbero produrre e la richiesta di ciò di cui i secondi hanno bisogno. Nel quadro di un modello così configurato, le lotte per obiettivi specifici - per l'aumento salariale, per esempio, o per migliori condizioni di lavoro - non vanno intese come fini a se stesse ma devono anche creare le condizioni che portino a nuovi cambiamenti in futuro, lungo una traiettoria che parte dalla singola riforma, ma senza arrestarsi ad essa. Ed è il movimento, ha concluso Albert, che per primo è chiamato a "realizzare al suo interno una società senza classi", applicando il più possibile meccanismi partecipativi. Solo in questo modo il movimento "potrà finalmente smettere di limitarsi a dire cosa non va e a iniziare a parlare di obiettivi e di programmi". Che è poi il modo migliore di guadagnare consenso: "l'ostacolo maggiore al coinvolgimento delle persone è il fatto che esse pensino che non ci siano alternative".
http://www.adista.it/numeri/adista02/adi87/adi87-albert.htm
Fonte: http://www.adistaonline.it/
http://www.adistaonline.it/
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