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Educazione linguistica Italiano
Pedagogia
La ragazza che parlava ai libri - Un racconto di Fleur Jaeggy sul legame misterioso e ambiguo fra chi scrive e chi legge.

Lingua: Italiana
Destinatari: Alunni scuola media superiore
Tipologia: Materiale di studio

Abstract:

Testo letto a Venezia durante il convegno «Dentro l’irrealtà». Un’occasione per celebrare i vent’anni della «Scuola Mauri»

La ragazza che parlava ai libri

Un racconto di Fleur Jaeggy sul legame misterioso e ambiguo fra chi scrive e chi legge

Ci sono libri che si comportano come persone. Bisognerebbe usare loro dei riguardi, racconta Regula H. Una sua prozia, che veniva da lontano, le aveva lasciato in eredità molti libri. Regula non l'aveva mai conosciuta, sapeva soltanto che la chiamavano la mulatta. Appena le casse con le etichette e le sigle entrarono in casa, un colpo di vento aprì una finestra e un'aria mite circolò per le stanze. Regula mise i libri della sconosciuta in un locale piuttosto grande, quadrato, che dava su un giardino. Così il giardino, pensò Regula, poteva far compagnia a quei libri, come nel loro luogo d'origine. Si accorse tardi di quel pensiero distratto. Ma forse quella frase, formulata in modo apparentemente innocuo, fu l'inizio di un suo legame molto più stretto con i libri. Regula ne aveva già molti. Per terra, negli angoli, negli scaffali e su un lungo tavolo di legno. Ha una curiosa abitudine: tenere alcuni dei suoi libri con il dorso verso il muro, così nessuno può sapere che libri siano. Vive sola, dunque oltre a lei chi potrebbe tentare di scoprire l'autore del libro voltato? O il titolo? A chi lei vuole nascondere l'identità del libro? A quali «nessuno» che forse si aggirano nella casa? Forse agli esseri che accompagnano chiunque di noi, le presenze notturne, le ombre. «Gli altri, ci sono anche gli altri» dice Regula, con tono pacato. La costanza delle cose assenti. E ora, anche la sconosciuta. Lei l'ha sentita cantare. Ha trovato un libro aperto per terra. Era di Henry James. È un libro breve. Regula ha l'impressione che la sconosciuta l'abbia sfogliato.

O forse è stato quel colpo di vento del primo giorno.

Regula è seduta al suo tavolo di lavoro. Si accorge che alcuni libri mancano. Se ne sono andati dal tavolo. Hanno lasciato il loro posto. Eppure lei sa di non averli spostati. Ci vogliono ore e giorni, talvolta, per ritrovarli e riportarli a casa. Visibili. Su qualche copertina ha scritto a matita: «Non toccare». Per chi lo ha scritto se nessuno entra mai in casa? Sono libri pieni di segni. Non nel testo. Sulla prima pagina e sull'ultima, bianche. Molti numeri. I numeri delle pagine. Alcuni chiusi in un cerchio. Altri in un triangolo. È una costellazione di segni, di frecce, di rimandi, di segmenti, di parentesi. Segni occulti, calligrafia segreta. Quei segni Regula riesce ancora a capirli? Lei dice di sì. Purché gli altri non sappiano. Gli altri chi? Chi mai dovrebbe toccare i suoi libri in un luogo dove l'unico abitante è lei. Robert Walser riusciva a rileggere i suoi microgrammi? Forse scriveva di nascosto a se stesso.

Regula sta dormendo. Tutte le stanze sono illuminate. Divise da pareti di garza. E da loro, dai libri. Accarezzati da un bagliore, come per quei bambini che vogliono la luce di notte. Alcuni hanno inventato un incendio, pur di lasciarsi distruggere. Non è facile distruggersi. «Loro» se la cavano quasi sempre. Non Regula. Anche dopo i vari tentativi di autodistruzione, o nomadismo furioso, ritornano ai loro posti come se niente fosse. «Dove sei?» dice Regula ad alta voce, quando cerca un libro. Nelle stanze vuote si sente la sua voce. Chiama il titolo. Come se la cima degli scaffali fosse la sommità di una scogliera immersa nella nebbia. Perché il libro chiamato potrebbe rispondere. Obbedire al richiamo del proprio nome. I più dispettosi, i più maligni, sono i mistici. I rabdomanti. Se ne vanno dove gli pare. Sanno della inclinazione di Regula per loro. Quando servono non ci sono. Portano la dicitura: «Non toccare». Ripetuta più volte. Fra loro, alcuni insegnano il distacco. Altri che l'amore non concede favori, che la carità è violenta. Appena Regula pronuncia la parola «carità», si domanda dov'è quel piccolo libro. I piccoli libri diventano ancora più piccoli. Lievi. Sono come il protagonista del film The Incredible Shrinking Man che diventa sempre più minuto. Poi scompare. Mentre i libri, quei libri, ricompaiono. Ritornano. Quando non li aspetti più. E forse ne hai già comprato un'altra copia. E forse li perde solo per poterli riacquistare. Randagi, lei deve tenerli sempre sotto controllo. I mistici. I tibetani. Gli hassidim. Le Upanishad. Lao-tzu e Jakob Böhme. Incantesimi e abissi che si alzano in silenzio. I diari delle monache nel convento di Töss a Winterthur, invece, li ha persi. Lei è stata a Winterthur e ha visto i dipinti di Caspar David Friedrich. Molti sono anche i cataloghi di mostre che giacciono per terra. Pesanti e sempre più tetri. C'è un libro che non scompare mai. Sta sul tavolo. È una Bibbia nera. Ogni volta che Regula la apre per leggere un versetto o una pagina, torna al suo posto. Da sola. È impossibile toglierla dalla sua dimora. Quella nera, la Bibbia, non era la sua. Apparteneva a qualcun altro. E Regula crede che il proprietario precedente la rivoglia indietro. Alcuni libri hanno delle creste, delle guglie. Sono lembi di carta stracciata, inviti a stare all'erta. Qui - vogliono dire - c'è qualcosa di importante. Sono pezzi strappati con un gesto disordinato. Regula non ha usato le forbici. Ha avuto fretta. Ora stava cercando una frase. Mentre pensa alla natura della frase, alla sua dimora, alla pagina, il libro non c'è più. È in un non luogo.

Era di Thomas Bernhard. Si erano conosciuti all'Hotel Imperial a Vienna, dove lui andava a prendere il caffè. Parlarono delle Piramidi, dell'unto sulle pareti e di tombe. Indossava una giacca di tweed nuova. Era malinconico. Regula ha notato le scarpe. Ne aveva moltissime. Ma non ha mai visto la sua biblioteca. Fingeva di non averla. Né parlava di libri.

In una biblioteca ordinata e ragionevole, quando scompare un libro da uno scaffale rimane un vuoto. Nella biblioteca irragionevole di Regula, quando scompare un libro non lascia il vuoto. Si porta via anche quello. Il posto vacante è preso d'assalto. Dall'universo cartaceo. Che sogna una parete vuota. Tuttavia Regula consiglia di mantenere una nicchia. Per offrirla allo spirito dei morti, alla meditazione e al fiore di loto. «È piacevole udire i sutra in sanscrito all'alba, e in cinese al tramonto». Per la dama di corte dell'imperatrice Sadako. È un'ora notturna, risuonano voci, dalla pagina 204. L'epoca Heian entra nella casa di Regula. Dagli scaffali sporge una mano che tiene un ventaglio. Voci dipinte dalle pareti. Mentre le pagine si susseguono, si avvicina l'alba. Le matite sono a portata di mano. Corte, con la gomma. Il loro involucro, una scatoletta azzurra. By appointment della graziosa regina d'Inghilterra. Ora ben allineate con il tagliacarte, temperini, ceralacca. Come le teneva Kant. Guai se qualcuno spostava gli oggetti. Regula non segna più nulla. I suoi occhi grigi puntano verso le pagine chiuse. Forse, si domanda, una biblioteca più spoglia? Una vegetazione meno folta? Uscite, potrebbe dire ad alcuni. Un breve commiato. C'era una volta qualcuno che voleva leggere un libro di poesie. Mentre stava per aprire il libro, il poeta glielo impedì e lo pregò di non farlo «materialmente». Regula non dirà ai libri di andarsene per sempre. Non può fare una scelta. Pareva che i libri l'ascoltassero. Stavano diventando ombre, magnifiche ombre. Alfabeti di sabbia. Ricordando il diniego del poeta - era il 16 gennaio 1841 -, Regula con semplicità decide di tener chiusi i libri. Per pochi minuti. Come se lui fosse lì, seduto su una panca di legno. A qualcuno Regula doveva pur dare retta.



http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=FLE

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