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Intercultura
Educazione linguistica Italiano come lingua seconda
La distanza tra ciò che si vede e ciò che si legge nella cultura letteraria giapponese: un ventaglio.

Lingua: Italiana
Destinatari: Alunni scuola media superiore, Formazione permanente, Formazione post diploma
Tipologia: Materiale per autoaggiornamento

Abstract:

La distanza tra ciò che si vede e ciò che si legge nella cultura letteraria giapponese:
un ventaglio.

Nella cultura letteraria giapponese spesso la distanza tra e non è una distanza ben visibile: come accade, invece, nella nostra cultura. Anzi il segno scritto, l'ideogramma, intanto è dichiaratamente figura ed entra direttamente a far parte della figura rappresentata mentre la figura "disegnata" entra, a sua volta, immediatamente, entro il tessuto "disegnato" delle parole. C'è un dialogo stretto e intenso tra ideogramma e figura: talmente stretto che talvota non è possibile fissare il punto di confine dove finisce la parola figurata per dare spazio all'immagine e dove la figura figurata stinge nel simbolismo dell'ideogramma 

Prendiamo, ad esempio, dal maestro Hokusai questa "Cortigiana che incede lungo uno steccato".
Hokusai fa emergere l'immagine della dama da una leggera nebbia: è una cortigiana che, in grande tenuta, incede lungo un sentiero. Al di là dello steccato, alberi di ciliegio in fiore. I ciliegi. Una brevissima fioritura, la loro. Come brevissimi sono i piaceri legati alla vita e all'amore.
Una poesia di Santõ Kyõden 
diventa nuvola il tabacco se acceso
diventano pioggia una serie di belle giornate
sotto le coltri e sul futon
non durano a lungo
gli incontri piacevoli della vita
".
E' il poeta che commenta il pittore? E' la pittura che conforta i versi?
Entrambi pongono le stesse domande, quelle di sempre.
Il piacere, la felicità sopravvengono all'improvviso e senza una chiara ragione? La trama narrativa della figura è tutta spostata a destra: contraddicendo le attese dei nostri occhi occidentali. Dall'angolo, la figura si avvia verso il centro. La felicità -dunque- non ha un perché? Non è giustificata se non da se stessa?


Dunque un ventaglio per
ricavare altre
suggestioni che
l'incontro tra civiltà
comporta in ogni caso.
Senza contare che,
senza trasferirsi in
estremo oriente, questo
ventaglio ci racconta
della fecondità della
compresenza
comunicativa di diversi
codici.
Ma questa nostra lettura - di europei alle soglie del millennio che finisce- è verità vera o è, a sua volta, frutto dei nostri occhi occidentali: per cui leggiamo il mondo, anche quello dell'oriente più lontano (il dipinto è del 1803!), con i nostri occhi di occidentali del 2000? Noi occidentali vediamo il mondo che ci circonda in modo molto diverso da come lo vede un orientale. E, per vedere il mondo, si deve intendere dare ordine, a questo mondo che ci circonda. Ogni cultura (intesa nel senso più lato del termine) e ogni particolare civiltà hanno il proprio bravo paio di occhiali. Gli occhiali che si interpongono tra noi e il mondo e ci inducono a ordinarlo in un ordine piuttosto che in un altro. Gli occhiali della mente.


http://www.viagonzagadue.it/vg2/working/lingua2/ventagl.htm

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