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Educazione linguistica Italiano come lingua seconda
Intercultura
*L'italiano come lingua seconda nella scuola superiore.

Lingua: Italiana
Destinatari: Insegnanti
Tipologia: Materiale per autoaggiornamento

Abstract:
L'italiano lingua2 nella scuola superiore?

di Cinzia Muoio

L'insegnamento dell'italiano sta perdendo la sua centralità. Non è più o non è più nella misura di una volta l'asse intorno a cui ruota tutto il curricolo linguistico: anche nel biennio delle scuole secondarie superiori. Un problema che, storicamente, in Italia si è già in parte presentato ma che ora si ripresenta con maggiore complessità.

Il sostrato tra la lingua madre del giovane che apprende e la lingua d'approdo, ovvero l'italiano nella versione standard quale comunemente interpretata nelle nostre scuole, è un sostrato diverso: quando non notevolmente diverso. Ponendo dei notevoli problemi di apprendimento, non solo: ma anche in merito all'accoglienza e all'integrazione tout court degli studenti stranieri. 


Il cinese  non possiede marcatori morfologici dei modi e dei tempi verbali, marcatori che si desumono dal contesto globale della frase, come non possiede il genere e il numero di sostantivi e aggettivi

 
L'arabo, nel suo registro scritto, non è lingua madre di alcun parlante. L'arabo scritto/formale viene appreso unicamente attraverso un complesso itinerario d'insegnamento scolastico, mentre le vere lingue madri sono i "volgari" neoarabi.
Negli anni Cinquanta estese masse dialettofone si accostarono per la prima volta alla lingua nazionale standard. Il sostrato, tra la lingua di partenza e quella di arrivo, era -tuttavia- un sostrato quasi sempre sostanzialmente comune e, in qualche caso, addirittura largamente coincidente. 
Oggi le migrazioni bibliche si rinnovano e si rinnovano con una particolarità: particolarità a cui la scuola non può essere indifferente. I giovani quando non giovanissimi studenti d'altra lingua non si pongono, e non possono porsi, di fronte all'italiano come L1, bensì come L2 mentre la loro, personale lingua madre costituisce una sorta di "lingua di sostrato" che interferisce con l'apprendimento dell'italiano, proiettando nell'arco dell'apprendimento della nostra lingua nazionale le proprie caratteristiche fonologiche e morfo-sintattiche.
Un problema che bussa con forza e con insistenza alle nostre porte: specialmente in quelle zone -come le periferie di Milano- dove l'afflusso è continuo e fortemente diversificato.
Quarto Oggiaro, per esempio: immigrati cinesi, nord-africani, slavi ed ispano-americani. 
Le lingue slave, per la loro parte, declinano i sostantivi e gli aggettivi, hanno il genere neutro, non usano l'articolo, non conoscono il congiuntivo, né i verbi progressivi.
Più complesso il caso della lingua araba. . Il parlato, accompagnato ad una gestualità così spinta da coinvolgere come sfondo semantico non secondario lo stesso campo della prossemica, è, ad esempio, le caratteristiche più significative dell'arabo "materno" degli studenti egiziani, pur scolarizzati nel paese d'origine.
L'insegnamento dell'italiano come L2 deve muoversi -in questo paesaggio estremamente frastagliato al suo stesso interno e nei confronti della lingua del paese d'approdo- di un andamento "a delfino" dell'apprendimento: con continue immersioni ed emersioni nei due mondi linguistici.

Infatti, l'apprendimento avviene per stadi successivi, sempre più vicini a quello della lingua d'arrivo, stazioni intermedie definite "interlingua".
Per far fronte ai problemi di alfabetizzazione di studenti stranieri appartenenti a culture d'origine così diverse, l'IPSSCT "P. Frisi" ha messo mano a un progetto linguistico, che si propone di conferire all'insegnamento dell'italiano come L2 una base glottologica rigorosa, per poter attuare gli interventi didattici correttivi in maniera mirata ed adeguata.

A ulteriore conforto, per quanto riguarda l'approccio al testo letterario, sono state utilizzate mappe cognitive e griglie semantiche, partendo dal frame. Il frame è "un quadro di rappresentazione concettuale", una struttura di dati acquisiti per mezzo dell'esperienza che concretamente si accumula in noi giorno per giorno per rappresentare e anticipare concetti e situazioni del mondo (ved. Marvin Minsky). Tale "schema di pensiero" consente di generare inferenze e di espandere le conoscenze di base. 
Pertanto, il frame indica un sistema di informazioni relative ad oggetti, persone o situazioni, che è estratto dall'esperienza passata, ma coincide non con entità linguistiche, bensì con rappresentazioni di conoscenza; può essere dunque considerato una struttura vuota con spazi e caselle da riempire e da collegare con altri tipi di informazioni, un sistema che si attiva soprattutto durante il processo di comprensione e di produzione di parole, frasi e racconti. 
Le applicazioni didattiche derivate da questo modello mentale hanno consentito di ottenere risultati molto positivi con gli studenti stranieri.


http://www.viagonzagadue.it/vg2/working/lingua2/lingua2.htm

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