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Centro interdipartimentale di ricerca e servizi sui diritti della persona e dei popoli

Lingua: Italiana
Destinatari: Formazione permanente, Formazione post diploma, Alunni scuola media superiore
Tipologia: Materiale di studio
Abstract:

Centro interdipartimentale
di ricerca e servizi
sui diritti della persona e dei popoli

Creato nel 1982 per iniziativa della Facoltà di Scienze Politiche, il Centro di studi e di formazione sui diritti della persona e dei popoli nel 2001 è stato trasformato in Centro interdipartimentale. I Dipartimenti che aderiscono al Centro sono: Dipartimento di Studi Internazionali, Dipartimento di Diritto Comparato, Dipartimento di Sociologia, Dipartimento di Studi Storici e Politici.

Il Centro si propone di contribuire a dare attuazione a quanto disposto dall'
art. 1,2 dello Statuto dell'Università di Padova, che recita: "L'Università degli Studi di Padova, in conformità ai principi della Costituzione della Repubblica Italiana e della propria tradizione che data dal 1222 ed è riassunta nel motto "Universa Universis Patavina Libertas", afferma il proprio carattere pluralistico e la propria indipendenza da ogni condizionamento e discriminazione di carattere ideologico, religioso, politico o economico. Essa promuove l'elaborazione di una cultura fondata su valori universali quali i diritti umani, la pace, la salvaguardia dell'ambiente e la solidarietà internazionale".

Filosofia e obiettivi del Centro interdipartimentale

Il Centro interdipartimentale nasce nel 1982 (Centro di Studi e di Formazione sui Diritti della Persona e dei Popoli). Il clima risente ancora dell'incertezza, della confusione e della violenza che hanno caratterizzato la seconda metà degli anni settanta. Il Centro sorge nel segno della speranza e della rinnovata capacità creativa del mondo universitario patavino. Alla sua origine sta una precisa scelta formativa, che può così riassumersi: qualificare la capacità creativa e di pensiero dell'università per progredire sul terreno dell'impegno civico e dell'esercizio di una professionalità resa più qualificata dalla consapevole relazione a forti valori umani.

Il Centro è la prima risposta dell'università italiana alle raccomandazioni di importanti istituzioni internazionali quali le Nazioni Unite, l'Unesco, il Consiglio d'Europa: di quest'ultimo si segnalano in particolare le Risoluzioni del 25 ottobre l978 e del 13 settembre l979 con le quali viene raccomandato ai governi di "invitare le autorità universitarie e le altre autorità competenti a incoraggiare lo studio della protezione internazionale e nazionale dei diritti umani nei programmi di insegnamento obbligatorio o facoltativo nelle varie discipline sul piano universitario" e di "incoraggiare la costituzione e lo sviluppo, soprattutto nelle università e nelle sedi professionali appropriate, di centri attrezzati per gli studi e le ricerche in materia di diritti umani".

La scelta del campo dei diritti umani è stata quella di un paradigma assiologico, la cui importanza sarebbe divenuta sempre più evidente a seguito delle grandi trasformazioni innescate nei paesi dell'Europa orientale e centrale e in altre parti del mondo. L'avere in particolare associato, nella denominazione del Centro, i diritti dei popoli ai diritti delle persone si è rivelato, oltre che premonitore, utile alla luce della crescente, drammatica attualità dei diritti dei popoli.

La realizzazione delle molteplici attività del Centro è stata resa possibile grazie al significativo, costante contributo della Regione Veneto, la quale ha dimostrato di considerare il Centro l'interlocutore idoneo a radicare e far crescere nel territorio veneto, mediante iniziative di formazione scientificamente fondate, la cultura dei diritti umani e della pace. L'interazione tra Centro e Regione è tra gli elementi che hanno influito sull'adozione da parte della stessa Regione di un corpo organico di leggi e provvedimenti esemplari, finalizzati a promuovere il pieno e integrale sviluppo della persona umana in stretta aderenza ai principi costituzionali e alle norme internazionali sui diritti umani.


I propositi

La vocazione del Centro è stata fin dall'origine quella di:

  1. costruire il "sapere" dei diritti umani (delle persone e dei popoli);
  2. informare diffusamente circa i contenuti, teorici e applicativi, di questo sapere;
  3. educare perché il sapere dei diritti umani si incarni nella vita sociale e politica.

La necessità di informare e formare alla pratica dei diritti umani, fruendo di un sapere scientificamente fondato, è di tutta evidenza alla luce dei gravi problemi del nostro tempo: crisi della democrazia, questione morale, sottosviluppo, ingiustizia sociale, razzismo, xenofobia, mercato diseguale, distruzione delle risorse naturali e inquinamento, interdipendenza planetaria asimmetrica. Il recupero della democrazia, la risposta alla sfida della multiculturalità, la sincera ed efficace cooperazione allo sviluppo, la moralizzazione della politica, la finalizzazione dell'economia alla promozione umana, il rispetto delle esigenze dell'ambiente naturale diventano obiettivi concretamente perseguibili se il paradigma di riferimento è quello dei diritti umani: un paradigma forte e universale, che si sostanzia di quei valori etici che anche il diritto internazionale, a partire dalla Dichiarazione universale del l948, riconosce come "diritti fondamentali". Quali il significato e le implicazioni di questo paradigma? I diritti umani sono bisogni essenziali della persona, di ogni persona, che la legge nazionale e internazionale obbliga tutti - istituzioni e titolari dei diritti - a soddisfare in modo adeguato. Il diritto umano non è una invenzione o una costruzione legalistica, ma un dato che è innato alla persona e preesiste alla legge scritta e pertanto è inviolabile, inalienabile, imprescrittibile. I diritti umani sono tutti i diritti fondamentali: dunque, sia i diritti civili e politici, sia i diritti economici, sociali e culturali, sia i diritti cosiddetti di terza generazione - alla pace, allo sviluppo, all'ambiente sano -, sia i diritti dei popoli (all'esistenza, all'identità, a disporre delle risorse naturali del territorio su cui sono insediati, ad autodeterminarsi). I diritti umani vanno pertanto interpretati e applicati in base al difficile, ma fondamentale, principio della loro interdipendenza e indivisibilità. Garantire i diritti umani significa soddisfare bisogni essenziali, non già dei capricci. Lo stato di diritto è indispensabile, ma non sufficiente; occorrono anche adeguate strutture di stato sociale perché i diritti umani possano essere pienamente realizzati in base al principio di "integralità" della persona umana. Sul piano dei rapporti internazionali, il riferimento al paradigma dei diritti umani comporta che il modello di "ordine" o di "pace nella giustizia" non possa essere diverso da quello enunciato all'articolo 28 della Dichiarazione universale: "Ogni individuo ha diritto a un ordine sociale e internazionale nel quale tutti i diritti e libertà enunciati nella presente Dichiarazione possano essere pienamente realizzati".

L'approccio da utilizzare nella ricerca e nella formazione in materia di diritti umani non può pertanto che essere assio-pratico e globale. Come dire, la persona viene considerata in tutte le sue componenti - materiali e spirituali - e in tutte le sue possibili espressioni sociali e politiche dal quartiere al mondo. Principio di vita e principio di pace, insieme con quello di eguaglianza, sono tra i principi fondamentali del Codice giuridico universale dei diritti umani.

Fa parte del "sapere" che il Centro va costruendo, il considerare la positivizzazione giuridica internazionale dei diritti umani come essenziale al fine di moralizzare la politica e l'economia. Il riconoscimento internazionale dei diritti fondamentali rafforza la funzione di mediazione che il diritto ha - deve avere - tra etica da un lato e politica ed economia dall'altro.




http://www.centrodirittiumani.unipd.it/


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