TESTIMONI Un incontro con il fotografo Josef Koudelka - Praga '68, primavera in presa diretta
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il manifesto del 17 Agosto 2008

 

TESTIMONI Un incontro con il fotografo Josef Koudelka

Praga '68, primavera in presa diretta

Amedeo Ricucci


Testimone della lunghissima notte che, quaranta anni fa, vide i carri armati del patto di Varsavia invadere e occupare la Cecoslovacchia, il fotografo Josef Koudelka ricorda ancora ogni minimo particolare. Fu quella notte, assieme ai sette giorni convulsi che ne seguirono, a rendere Koudelka famoso in ogni angolo del mondo.
Le immagini di Koudelka restano ancora oggi fra le testimonianze più drammatiche e appassionanti della settimana che, dal 21 al 27 agosto del 1968, segnò la fine della primavera di Praga. I suoi scatti, giunti un po' casualmente oltre la «cortina di ferro», gli spalancarono le porte della Magnum, la prestigiosa agenzia fondata da Robert Capa. «La storia di quegli scatti è molto semplice», ricorda Koudelka, «ero di ritorno dalla Romania, dove mi ero fermato un mese per un servizio fotografico sugli zingari. Rientrai a Praga proprio il venti agosto, nel pomeriggio, e decisi di andarmene a dormire qualche ora. Più tardi - potevano essere le due, le tre o le quattro di notte, non ricordo bene - squillò il telefono. Era un' amica, che, con voce trafelata, mi disse: "Josef, sono arrivati i russi!". Io riagganciai, pensando a uno scherzo». L'amica, allora, chiamò e richiamò Koudelka finché questi non si lasciò convincere ad aprire le finestre. «Quando misi la testa fuori sentii un gran rumore di aerei che passavano sulla mia testa, forse uno ogni due minuti. Erano aerei pesanti, da guerra. Mi resi conto che stava succedendo qualcosa. E ho avuto fortuna, perché mi avanzavano ancora dei rullini. Li presi, con tutte le macchine fotografiche, e scesi in strada».
In quei sette giorni Koudelka scattò centinaia di fotografie in bianco e nero. «Questa deve essere la prima immagine che ho scattato - racconta, mentre prende le immagini dall'archivio - e quest'altro deve essere il primo dei carri armati russi arrivati a Praga. Cercai di fotografare tutto quello che potevo fotografare, per fissare il maggior numero di attimi possibili. All'inizio c'era una grande confusione, i soldati russi non sapevano chi fossero tutte quelle persone che si trovavano per strada». Quei soldati - aggiunge il fotografo - «credevano che avrebbero ricevuto un'accoglienza trionfale, che si sarebbero battuti contro gli uomini armati della controrivoluzione e che tutti gli altri cecoslovacchi li avrebbero abbracciati. È per questo che in tutte le fotografie si vedono i russi pronti a combattere, con lo sguardo rivolto verso l'alto. La verità è che cercavano qualcuno che combattesse contro di loro, ma rimasero completamente sorpresi nel vedere che nessuno era armato e che davanti a loro c'erano solo anziani, giovani e persone che non volevano la loro presenza».
La cosa più incredibile è che le fotografie non furono scattate in vista di una pubblicazione. Si trattava solo del personalissimo diario di quei giorni terribili. Casualmente, tramite un conoscente del fotografo, nel 1969 le fotografie arrivarono a New York e finirono nelle mani di Elliot Erwitt, che all'epoca dirigeva la Magnum Photos. L'agenzia naturalmente le acquistò immediatamente e le distribuì in tutto il mondo. Per evitare problemi a Koudelka, che continuava a vivere a Praga, i «credits» vennero attribuiti a un «anonimo fotografo cecoslovacco». Solamente sedici anni più tardi, dopo la morte del padre quando non c'erano più da temere ritorsioni contro la famiglia, Koudelka ammetterà pubblicamente di esserne l'autore.
«Prima di allora - confessa - non mi ero mai occupato di notizie e immagini di attualità. Avevo fotografo solo zingari e spettacoli teatrali. E ora, improvvisamente, mi ritrovavo davanti a una situazione così intensa da essere più grande di me. Se mi chiedete se mi sono sentito in pericolo, se ho avuto paura... Beh, non ricordo. Io ero lì per fare delle foto. Tutto qui». Strano ma vero, ancora oggi alcuni dei soldati russi di allora si rifiutano di credere alle fotografie di Koudelka, conservando un ricordo dell'invasione dell'agosto '68 che non corrisponde affatto alla realtà.
Koudelka si è recato moltissime volte in Russia e ogni volta gli è capitato di incontrare qualche soldato che aveva partecipato all'occupazione di Praga. «Arrivavo a volte in un villaggio e qualcuno mi diceva: "Sai, quel tipo è stato in Cecoslovacchia con l'esercito, vai a trovarlo". E quando andavo a trovarlo, lui mi diceva, "Ah, sì, sono stato in Cecoslovacchia: siamo venuti a liberarvi". Io allora gli rispondevo: "Guarda, c'ero anch'io, e mi sembra che le cose siano andate in modo molto diverso. Ho visto gente morire. Vi ho visti sparare". Ma lui mi ribatteva che non era vero, che i russi non avevano mai sparato su di noi. Allora tiravo fuori le fotografie e gridavo: "Guarda, queste sono le foto che ho scattato io quel giorno"». A quell'epoca, in Unione Sovietica, la propaganda aveva un potere enorme e i suoi effetti si fanno sentire ancora oggi. Anche per questo, ribadisce Koudelka, la memoria collettiva è un bene prezioso, che va salvaguardato con cura.
«Qualche anno fa - prosegue - la Magnum organizzò una mostra proprio a Praga. Mi capitò di leggere su un giornale che più della metà dei giovani cechi ignora ciò che è successo nel '68. Gli anziani, invece, non vogliono parlarne, anzi preferiscono dimenticare. In parte è comprensibile, c'è stato un grande cambiamento, è naturale che ci si concentri sul futuro, più che sul passato». Eppure, Koudelka si dice convinto che sia giusto e doveroso rispettare la memoria. A suo dire, infatti, non sono molti i casi nella storia ceca «in cui il nostro popolo si è comportato come fece in quella settimana». Forse in tutto questo non «c'è nulla di cui vergognarsi, anzi», conclude amaro, «c'è da vergognarsi per come i cechi si sono comportati negli anni successivi», non certo per quello che hanno fatto nei giorni di un agosto che a guardarlo ora appare davvero lontano.


(L'intervista integrale con Josef Koudelka sarà trasmessa martedì 19 agosto, alle 8.05 su Rai Tre, nel corso della puntata della «Storia siamo noi» che presenterà anche il reportage di Amedeo Ricucci «Praga 1968: i liberatori»)

 


 


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