Naufragio fantasma: lettera a Lucarelli Alessia Montuori di Senzaconfine
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Caro Lucarelli,

sono Alessia Montuori di Senzaconfine, l'associazione umanitaria di cui lo scomparso Dino Frisullo era segretario. La voglio
pubblicamente ringraziare per la puntata di Blu Notte dedicata al
naufragio del Natale '96 andata in onda ieri (30 settembre) sera, che ho guardato con attenzione. Per questo motivo farò circolare questa lettera anche sulle liste antirazziste e di movimento.

La ringrazio soprattutto perché, anche se non c'era la sagoma
cartonata di Dino Frisullo in studio, e se mancava la voce di colui
che ha cercato dall'inizio e con vera passione di dare voce ai
familiari delle vittime, non soltanto credendo alla loro storia, ma
indagando personalmente e ricostruendo tutta la vicenda in un dossier pubblicato su Narcomafie nel '97 e consegnato a polizia e
rappresentanti di governo, la trasmissione che ho visto ieri
finalmente è improntata all'interpretazione che Dino dava di quella
vicenda. Interpretazione che suona proprio come la testimonianza che
nella puntata di ieri ne ha dato la senatrice De Zulueta, e cioè che
il governo di centro-sinistra dell'epoca non fece nulla, negando
perfino l'accaduto, perché non si voleva turbare l'ingresso
dell'Italia nella fortezza Europa.

Dino non si limitava a parlare: con la sua attività e grazie ai suoi
innumerevoli contatti tra gli immigrati, raccolse nomi e cognomi dei
trafficanti, consegnando al capo della polizia e rappresentanti di
governo dell'epoca queste importanti informazioni, che purtroppo non
sono servite – che mi risulti - ad aprire un'indagine su queste
persone. Come giornalista freelance e militante antirazzista, uno di
quelli bravi e capaci, indicava e praticava quindi l'obiettivo del
perseguimento dei trafficanti di merce umana, ed insieme l'obiettivo
politico del ripensamento delle politiche di chiusura verso
l'immigrazione attuate purtroppo dal governo di centrosinistra ancor
prima che da quello di centro destra, insediatosi alla vigilia del
ritrovamento del relitto in fondo al canale di Sicilia e dello scoop
di Repubblica. La legge Bossi-Fini aggravò la situazione normativa
degli immigrati e dei richiedenti asilo, ma non inventò nulla che non
esistesse già: i Centri di permanenza temporanea teatro di varie
tragedie, (tra cui il rogo del Serraino Vulpitta di Trapani del 28
dicembre '99, dove persero la vita bruciate in tutto 6 persone
detenute), i blocchi navali (ricordiamo il naufragio del venerdì
santo in Adriatico, a causa di una manovra di harassment della marina
militare italiana, nel quale morirono un'ottantina di albanesi, era
il '97, pochi mesi dopo la tragedia di Natale), le innumerevoli
difficoltà burocratiche per l'immigrazione regolare, che
costringevano le persone ad arrivare clandestinamente affidandosi ai
trafficanti e rischiando la vita.

I processi (Siracusa e Catania) avrebbero potuto essere descritti di
più: forse è vero che noi cittadini del paese di Ustica, delle stragi
di Brescia, di Bologna e di tutti gli altri misteri d'Italia che lei
così bene ricostruisce, non ci aspettiamo poi molto dalla giustizia.
Ma è diverso per i familiari delle vittime, che si aspetterebbero un
trattamento diverso da un paese che viene ancora descritto come uno
dei paesi più industrializzati del mondo, in cui i diritti umani
vengono rispettati. E giova ricordare anche che – oltre a tutti gli
altri aspetti, dal criminale al politico - esiste il problema
concreto che hanno queste persone ad andare avanti economicamente
senza i loro congiunti scomparsi in fondo al mare, e quindi dei
risarcimenti.

Alcuni mesi sono passati da che il Presidente Prodi ha dichiarato di
voler procedere al recupero del relitto, per dare sepoltura ai resti
dei naufraghi e costruire un memoriale; non dimentichiamoci dei vivi,
e di quanto c'è da fare per loro, e per far sì che restino vivi…non
finendo anch'essi in fondo al mare a causa di leggi restrittive, di
paure della gente comune alimentate dagli imprenditori politici del
razzismo, da chi dice di voler difendere la legalità ma poi fa la
guerra ai lavavetri e non alla criminalità organizzata.

Vorremmo insieme ad altre organizzazioni siciliane che in questi anni
si sono occupate della vicenda organizzare un'iniziativa pubblica di
più giorni, magari per il prossimo dicembre, anche proiettando i vari
contributi video (dalla puntata di Blu Notte tornando indietro al
film prodotto dall'Accademia d'Egitto nel 2002) e cercando di far
riparlare della vicenda in questi termini, che sono quelli descritti
anche dal magistrato di Trieste intervistato nella puntata. Ci
piacerebbe se lei, insieme a Bellu, De Zulueta e altri, fosse
disponibile a partecipare, e vorrei sapere anche se fosse possibile
diffondere la puntata di ieri su siti e blog antirazzisti, in formato
scaricabile, o se questo non fosse possibile, se verrà caricata sul
sito della RAI e quindi renderla linkabile.

Attendo con interesse una sua risposta,
grazie

Alessia Montuori – Associazione Senzaconfine


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