Io narrante, sentimento di paesi e pietre
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Pierfranco Bruni.


Il disincanto politico diventa narrazione.


Io narrante, sentimento di paesi e pietre


 


 


Oltre l'impegno e oltre il disinteresse della letteratura; una questione tutta aperta, sulla quale si sta discutendo proprio in questi giorni, che pone all'attenzione modelli letterari e modi di esprimere letteratura: c'è un confronto che ha dato vita a un dibattito sull'importanza e sul ruolo della letteratura.

Da alcuni anni serpeggia nel sottile panorama letterario delle generazione dei quaranta-cinquantenni un'esperienza che pur non contrapponendosi sia all'impegno che al disinteresse fa emergere, sia attraverso la scrittura sia attraverso elementi puramente letterari - poetici - esistenziali, una testimonianza in cui primeggia il sentimento del disincanto.

Un esempio significativo è il recente romanzo di Pierfranco Bruni, 'Il mare e la conchiglia', pubblicato da Pellegrini Editore (info@pellegrinieditore.it), giunto, in poche settimane, a due edizioni.
Un testo che fa discutere sia per il tratto lirico-diaristico sia perché pone in essere una visione che e' essenzialmente politica..

Lo scrittore-io narrante è un personaggio disincantato. Dopo aver attraversato diverse esperienze umane e politiche si trova davanti a un bivio: continuare a discutere di politica e di impegno oppure ritornare ''a casa'', ovvero a quelle memorie che sono state luogo di un'infanzia e di una giovinezza tra le strade di un paese.

Alla fine lo scrittore si concede al disicanto senza però perdere di vista il conflitto dei nostri giorni.
Qui l'io narrante fa una scelta precisa. Ma dentro questo viaggio che si compie, e che il lettore compie dentro il romanzo stesso, i tasselli politici sono evidenti.

D'altronde è un libro di chiarificazione che si aggiunge ai romanzi precedenti, soprattutto a 'Il paese del vento' e a 'Quando fioriscono i rovi'.
È come se chiudesse una trilogia anche se a questo percorso va aggiunto certamente il romanzo del 1998 dal titolo: 'L'ultima primavera', nel quale si vive un confronto generazionale nella temperie degli anni di piombo.

'L'ultima primavera' si riferisce chiaramente all'ultima primavera di Aldo Moro e alla sua uccisione.
È proprio dalla riflessione di quella stagione che Bruni crea lo scenario. Uno quinta ad effetti che si vive anche negli altri suoi scritti narrativi.
Il senso della memoria, il viaggio, il concetto di tempo, l'impegno-disimpegno da contesti politici sono le trame dentro le quali si agitano i suoi personaggi.
Nei romanzi prima citati i personaggi sono abbastanza evidenti e campeggiano attraverso scenari ben definiti.

In 'Il mare e la conchiglia', invece, non ci sono personaggi ben definiti anche se intorno alla ''donna del faro'', metafora-personaggio in quest'ultimo scritto, si muovono attraversamenti esistenziali, religiosi e simbolici.
In realtà in questo romanzo (composto da tre storie non storie o meglio tra tre viaggi nel sogno) si compie quel gioco ad incastro tra modello narrativo tradizionale, io narrante e disincanto.

Una poetica che apre una prospettiva altra rispetto al dibattito sulla letteratura che si è sviluppato proprio in questi giorni.
Il romanzo di Bruni è una nuova strada letteraria che permette di superare sia gli steccati dell'impegno le posizioni che sottolineano il disinteresse verso la letteratura stessa.

''Il dibattito se la letteratura deve continuare ad offrire possibilità di impegno o uscire ormai da questa incastellatura è ormai vecchio'', spiega Bruni all'ADNKRONOS, spiegando: ''Non capisco perché alcuni scrittori, anche con esperienze narrative recenti, si ostinano a dibattere questione che non hanno più senso.

Il compito dello scrittore vero, è quello di scrivere. La letteratura - avverte il presidente del Centro Studi 'Francesco Grisi'- non deve sostituirsi alla critica e tanto meno alla sociologia letteraria''.
Perciò ''facendo i conti con se stesso lo scrittore naturalmente si confronta con la parola, con i linguaggi, con la realtà.
Ma una cosa è scrivere affidandosi alla magia della scrittura un'altra cosa è porsi già a priori davanti a una materia che diventa finalità problematica.

Io credo, appunto, alla magia, alla grazia, della scrittura. Sono state fatte tante confusioni. Abbiamo vissuto anni di mediocrità anche letteraria''.
E invece ''uno scrittore deve affidarsi a quei tasselli che formano la memoria. Ovvero i ricordi.

Perché sono i segni di una vita che ha lasciato tracce indelebili.
La scrittura si vive certamente nel presente ma è sempre fatta di un seno che possiamo anche chiamare metafora. Se non ci fossero le metafore la scrittura non vivrebbe''.

‘'Oggi uno scrittore per definirsi tale deve costantemente produrre - fa notare Bruni – È considerato una macchina, un produttore di parole, di storie.
L'idea che ho io è ben diversa. Ci sono grandi scrittori o grandi poeti - rimarca Bruni - che hanno scritto un solo libro e non per questo non sono da considerarsi veri artisti.
Anzi, forse proprio per questo andrebbero meglio considerati''. Una tesi, questa, che l'intellettuale calabrese ha esposto anche nei suoi saggi letterari e nelle attivita' che svolge come presidente del Centro Studi e Ricerche 'Francesco Grisi'.

Anzi, ''dal punto di vista critico e metodologico - spiega Bruni - è stato sempre il mio pensiero dominante.
Un progetto che è stato, d'altronde, realizzato come Centro Studi e Ricerche 'Francesco Grisi'.
Abbiamo svolto una intensa attività culturale e in particola modo letteraria pubblicando diversi testi e proponendo una rilettura storico - letteraria di alcuni poeti e scrittori.

Mi riferisco ai saggi su Pavese, Carlo Levi, Rocco Scotellaro, Giuseppe Battista, alla cordata di 'Primato', ad
Alvaro e poi a Francesco Grisi, a Cardarelli''.

Sulle questioni tematiche il lavoro si è soffermato soprattutto sul rapporto tra letteratura e Mediterraneo. Si tratta di una ricerca che continua perché pone questioni di estrema attualità. ''Abbiamo in cantiere - annuncia Bruni- alcuni studi tra i quali vanno ricordati i saggi su Giuseppe Berto e l'analisi del suo testo
'Guerra in Camicia nera' e poi stiamo preparando un lavoro su 'Carlo Mazzantini, scrittore e poeta' e un altro saggio su Marcello Gallina oltre a un lavoro nuovo su 'L'attualità di Cesare Pavese' in occasione del centenario della nascita che cadrà il prossimo anni.

Altri lavori sono in fase di costruzione e di studio. Verrà pubblicato, subito dopo l'estate, un saggio su 'Sacro e letteratura in Francesco Grisi' mentre abbiamo molto lavorato sul rapporto tra il valore delle letteratura e il sommerso etnico''.
E a chi gli chiede se c'è un libro che non avrebbe voluto scrivere o pubblicare, Bruni replica: ''Non lo so. Sono del parere, comunque, che non bisogna mai rinnegare ciò che si è scritto.

C'è una cosa che mi turba – spiega - ed è quella di non essermi occupato sempre di più alla poesia.
In fondo di tutti i libri che ho scritto quelli che restano sono la poesia e la narrativa. La saggistica diventa mestiere.
Un saggio o un libro di storia si può scrivere facilmente: basta un po' di ricerca, di studio''.
Invece, rimarca Bruni, ''un romanzo è ben altra cosa. C'è dentro il respiro, la vita e la morte dello scrittore. Un viaggio nell'anima''.



Gerado Picardo


 

CSR :FRANCESCO GRISI email:CSRBRUNI@ALICE.IT

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