Londra - Donne lontane dal potere - La parità? Fra 200 anni - E in Italia ci vorrà più tempo
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Corriere della Sera 7 gennaio 2006


Donne lontane dal potere
«La parità? Fra 200 anni»
Londra, rapporto dellla Commissione pari opportunità Progressi troppo lenti. «E in Italia ci vorrà più tempo»
Mariolina Iossa


Ci vorranno almeno duecento anni perché le donne inglesi raggiungano la parità con gli uomini. Pur avendo, loro, il 20 per cento di presenza femminile in Parlamento e l' 11 per cento dei posti di direttore nelle più grandi aziende. E l' Italia? Quanto ci metterà il nostro Paese, dove in Senato siede appena l' 8,1 per cento di donne e alla Camera l' 11,5? Quando verrà raggiunta la parità se nei consigli di amministrazione delle maggiori cinquanta imprese italiane le donne sono un misero 1,3 per cento e in quelle quotate in Borsa arrivano solo ad un risicato 2,6?
CRESCITA LENTA - Spera di no, in cuor suo, ma ritiene fortemente probabile che andando avanti di questo passo impiegheremo molto più tempo delle inglesi la direttrice centrale dell' Istat, Linda Laura Sabbadini, che ha curato un volume dal titolo «Come cambia la vita delle donne». «In verità le donne stanno crescendo ovunque in Italia rispetto a dieci anni fa. Imprenditrici, dirigenti - soprattutto nella pubblica amministrazione; primari, presidi, magistrati, presidenti della Corte dei Conti. La crescita però è lenta. Quanto alla politica, lì addirittura si va indietro». Duecento anni per le donne inglesi, che pure stanno molto meglio delle italiane. Ma nel Paese che trent' anni fa ha consentito proprio ad una donna, Margaret Thatcher, di diventare premier, non sono contenti affatto. Secondo il rapporto della Commissione per le pari opportunità, al tasso d' incremento attuale occorreranno 200 anni e 40 elezioni per raggiungere la parità in Parlamento. Fuori, nelle aziende e nel settore giudiziario, bisognerà aspettare 40 anni.


RUOLI DIRETTIVI - L' Italia ci arriverà molto dopo. Sabbadini ha confrontato i dati del 1993 con quelli del 2003-2004. Nel 1993 su 100 imprenditori le donne erano 15, due anni fa sono diventate 22. Le libere professioniste sono raddoppiate (dal 19 al 26%), le donne dirigenti passano dal 15 al 23 per cento. Nei ruoli direttivi e nei quadri salgono dal 32 al 37%. Ma sono percentuali comunque basse rispetto all' Europa. Nei luoghi decisionali, poi, c' è ancora molta strada da fare. Più donne nel mondo del lavoro non significa infatti parità. Perché, sottolinea Anna Maria Parente, responsabile nazionale del coordinamento donne della Cisl, «il nodo cruciale è quello dei luoghi della rappresentanza. Nelle professioni le donne aumentano, ma ai vertici degli ordini professionali? Parliamo del sindacato - continua Parente -, delle banche, delle aziende, dei partiti. Perché nessuna donna è ancora diventata segretario di partito? Le modalità organizzative e i tempi di lavoro sono maschili, non sono congeniali alle donne, che devono conciliare lavoro e maternità, oppure lavoro e cura delle persone in famiglia. Se continuiamo ad adeguarci a questo modello i tempi per arrivare ad una parità vera fra uomini e donne saranno lunghissimi».


NEI PARTITI - I dati dell' Istat confermano: tra i ministri economici non c' è neppure una donna, tra tutti gli altri solo 2, in questa legislatura. Negli organi decisionali delle organizzazioni imprenditoriali (Confindustria, Confartigianato, Confcommercio, Confagricoltura) il dato complessivo raggiunge il 3,2 per cento. Tra i sindacati la situazione è migliore ma il peso maggiore lo dà la Cgil (38,8 per cento contro il 13,3 della Cisl e il 15,9 della Uil). Nei partiti, al di là delle quote rosa sì o no, e con lo spettro di una legge elettorale che lascia ogni decisione sulla lista ai dirigenti nazionali (quasi tutti uomini), solo i Verdi hanno una presenza femminile di quasi parità (48,3 per cento) contro il 43 dei Comunisti italiani, il 33 dei Ds, il 31 di Rifondazione, il 15 della Margherita, l' 8 di Forza Italia, il 7 di An, il 6 dell' Udc. «Quello che ci vuole è un cambiamento di prospettiva», dice la studiosa della condizione femminile Elvira Banotti, tra i fondatori di una nuova formazione, il partito europeo delle donne (www.pde-articolo51.org), la cui presidente è Adriana Padovano Spano. Per la Banotti «occorre lasciar perdere l' obiettivo della parità, concetto sbagliato, e puntare al cambiamento della cultura». Ma la presidente di Arcidonna Valeria Ajovalsit traccia un quadro ancora più fosco: «Con la nuova legge elettorale decideranno i partiti. Se non ci saranno donne nei primi dieci posti delle liste, in Parlamento la presenza femminile si annullerà».


 



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