INTERVISTE: STEFANIA ARIOSTO
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INTERVISTA CON STEFANIA ARIOSTO


di LAURA TUSSI


Come colloca la Sua storia di formazione rispetto al personale impegno politico e culturale?


La sua domanda è molto criptica, ma risponderò in via generale e non certo esaustiva.
La mia storia è la storia di molte donne. Nel futuro io credo che la centralità delle argomentazioni debba essere la Donna. Il problema delle Donne in politica è una rivoluzione incompiuta. Sul pensiero filosofico del genere femminile molto si è detto. Sulla pluralità, individualità, natalità, diversità, ma post-democrazia, associata a partiti post-maschilisti (e parlo di partiti di centro destra e di centro sinistra) che falcidiano continuamente la possibilità delle Donne a partecipare alla vita politica ed istituzionale, è una realtà cogente. Sono ancora sparuti gruppi di donne che raggiungono posizioni di potere. I maschietti si tengono ben strette le loro poltroncine evitando così il necessario e temuto ricambio generazionale.

Ho sempre vissuto la “politica” in maniera ideale, teoretica e fino a qualche mese fa.  Mai sono stata iscritta ad un partito politico. Dopo la vittoria del Centro Sinistra alle ultime consultazioni regionali, e dopo avere assistito ad assurdi balletti litigiosi di potere di costoro, ho avuto un’idea. Ho costituito un movimento di pressione democratica che ho denominato “Alternativa democratica” e  “In nome della Donna”. Al centro del logo una rosa; sotto la rosa una “V” con angolo a centoventi gradi rappresentante il simbolo sessuale femminile vinciano.


Donne in-fedeli; ebraesimo, Cristianesimo ed Islam. La fede ebraica, quella cristiana e quella islamica nei loro testi fondanti hanno sempre proposto un’immagine di donna che ha modellato nei secoli la cultura occidentale e quella del bacino del Mediterraneo, con le quali i rapporti, a volte conflittuali, a volte pacifici, sono sempre stati comunque molto intensi.

Le donne hanno coniugato fedeltà al messaggio dei testi sacri ed infedeltà ad un modello proposto e spesso imposto dai testi : questo concetto potrebbe essere applicato dalle Donne in politica: fedeltà alla Costituzione, alle leggi dello Stato, ed in-fedeltà al modello politico che si vuole far emergere dagli stessi testi , che dovrebbero essere “sacri” e non corrotti come Triboniano fece con le leggi delle 12 tavole di Gaio!

Basta scorrere i certificati penali e carichi pendenti della maggioranza dei nostri deputati e senatori del genere maschile, di destra, di sinistra e di centro, che una sostituzione non vicaria, ma radicale, si renderebbe necessaria per il buon nome del Paese Italia.

Come può il centro sinistra far fronte alle nuove ed incombenti sfide dettate da una società e da un mondo sempre più globalizzanti, segnati da diversità multiculturali e dalla coesistenza di variegate culture e differenti modi di essere e di pensare?


La tesi alla base dell’ingovernabilità è estremamente semplice: è la discrepanza osservata tra l’eccesso di domande o aspettative da un lato, e la capacità di direzione politico amministrativa dall’altro, che è disfunzionale per la regolazione degli affari economici e sociali; è l’espansione democratica che è responsabile del sovraccarico del Governo e di conseguenza della crisi di governabilità; parliamo non solo di conflitti di classe, ma anche di sesso, di etnia e di generazione. Per la “nuova politica” un rimedio sarebbe quello di accentuare la capacità di partecipazione alla politica del genere femminile; libertà di parola a tutte le minoranze ; accesso ai processi decisionali dello Stato dei cittadini ed altro. Tutto questo significa rendere il cittadino meno dipendente dalle organizzazioni tradizionali a carattere oligarchico (partiti, sindacati e chiese) ed affidarsi sempre più alle nuove forme di partecipazione ed ai canali alternativi dell’informazione, con conseguente disorganizzazione e frammentazione della rappresentanza degli interessi.


Le ultime guerre in medio oriente fanno intravedere diverse tipologie di dittatura capitalista. Quali ne sono le caratteristiche e le negatività più salienti?


Questa è una domanda suggestiva, cioè con risposta scontata. Comunque – tale domanda – meriterebbe ampia trattazione. La Storia delle Dottrine Politiche, dall’eudemonismo (legittima aspirazione dell’uomo alla felicità), all’epicureismo (dottrina fondata principalmente sulla concezione materialistica e meccanicistica e pluralistica della realtà) è conosciuta da molti, almeno si spera; in sintesi dal Machiavelli all’Ottocento, incluso Adam Smith che parla di Libertà Economica e ricchezza delle Nazioni ed i compiti dello Stato, di un egoismo teso alla felicità individuale come motore potente dell’economia privata e pubblica; all’opposto, e sempre in questo periodo, Max ed Engels col materialismo storico e critica all’economia borghese.  Credo che si tratti  di “Corsi e Ricorsi” storici come bene affermava B. Croce! Le negatività più salienti? Il sistema dei valori sostituito da quello degli interessi.


La Shoah ha precipitato l’umanità verso un abietto declino. Cosa occorre attualmente per esorcizzare ogni spettro di genocidio, stillicidio, di conflitto armato e di negazione di ogni tipologia di diversità all’interno del tessuto sociale? Esistono strategie politiche certe e determinate da parte dei partiti progressisti per far fronte a queste terribili evenienze?


 Consiglierei una costante ed aggiornata lettura del testo di Benedetto Conforti “Diritto Internazionale” e contestuale applicazione delle norme internazionali all’interno del proprio Stato, non stancandosi di denunziarne la violazione o trovando la soluzione delle controversie tra stati  attraverso arbitrati o con i mezzi diplomatici conosciuti. Eviterei, per non perdere tempo, i Tribunali internazionali settoriali.


Quanto la Shoah è figlia del Cristianesimo?


 Gli ebrei sono un popolo, come tanti altri, di antichissima civiltà, costituitosi in unità nazionale e religiosa nella seconda metà del secondo millennio A.C.  con lo stanziamento in Palestina o “Terra Promessa”; da qui, si diffuse in tutto il mondo e dove oggi si va ricostituendo come unità etnica e politica nello Stato d’Israele; tale definizione implica pure una necessaria Sovranità che deve essere internazionalmente riconosciuta.

Per  rispondere alla sua domanda io parlerei  di “ Shoah” e  di  Cristianesimo, come eventi storicamente poco connessi; ciò che semanticamente andrebbe osservato è la forma radicale e spietata di lotta e di sopraffazione contro una minoranza religiosa, politica etnica; per esempio le persecuzioni dei Cristiani nell’età romana imperiale; la persecuzione degli Armeni da parte dei turchi; la persecuzione degli Ebrei durante il regime Hitleriano. Una nota dolente la riserverei al Cristianesimo dell’Inquisizione e alla Crocifissione di Cristo “ Quell’uomo sofferente che muore in Croce è il  Creatore del Mondo, il Signore della Vita”.
Perché allora fu messo in croce? La risposta del Cristianesimo è una sola “per liberare l’uomo dalla morte” .
Pensi  che nelle fonti da me consultate relative al Medio Evo Bizantino (epoca nella quale “Cristo in Croce fu meglio effigiato in fondi oro ed altro) non si parla mai  delle immense risorse economiche nascoste: i pozzi petroliferi.


 



 

Laura Tussi
email: tussi.laura@tiscalinet.it  

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