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Provocazione:a proposito di scuole speciali
autori vari - 06.01.2002


Salvatore Nocera:
Gentile professoressa, mi permetto entrare in dialogo con Lei, anche perchè invitato da Rolando A. Borzetti.
Io sono un quasi sessantacinquienne, minorato visivo, che nel decennio successivo alla fine della guerra ha studiato nelle scuole comuni nel
profondo Sud, a Gela in SIcilia, seguito solo dall'amicizia dei miei compagni che mi leggevano e dal buon senso dei miei insegnanti e mi son
trovato benissimo; tanto è vero che sono venuto a Roma e mi sono laureato in legge con lo stesso criterio della collaborazione dei compagni; ho insegnto
diritto all'università e negli istituti tecnici ed, ora che sono in pensione mi occupo di normativa sull'integrazione scolastica e sono vicepresidente
della F.I.S.H., Fed. It. per il Superamento dell'Handicap.

Comprendo il Suo punto di vista, data la Sua esperienza professionale, che è molto diversa dalla mia. La prego pertanto di non voler prendere le
mie parole come critica alla Sua posizione; ma solo come testimonianza di una mia forte esperienza e istenziale, filtrata alla luce delle scienze umane e del diritto.
Quando alla fine degli anni '60 ebbe avvio il processo d'inserimento e poi d'integrazione, furono le famiglie dei minori con handicap e gli operatori come Lei che vollero avviare un modo nuovo di vita per i minori
chiusi, per legge, nelle scuole e gli istituti speciali. Alcuni di tali istituti erano molto seri a livello pedagogico e didattico; mancava però a
tutti la possibilità di una vita in comune coi compagni non handicappati. E' stata questa comunanza di vita che mi ha fatto tanto crescere umanamente e
che, purtroppo non si realizza sempre nella realtà dellintegrazione nelle scuole comuni.Quanti però l'hanno realizzata, testimoniano col loro modo di
vita che comunque l'integrazione, anche se realizzata in scuole non di eccellenza, offre ai minori con handicap opportunità superiori a quelle
delle migliori scuole speciali.Il prof Vianello dell'Università di Padova ha dimostrato con molte ricerche psicologiche il miglior stato di salute
mentale dei minori con handicap, anche intellettivo, frequentanti le scuole comuni rispetto a quella dei coetanei frquentanti le scuole speciali.

Il Prof Canevaro dell'Università di Bologna ed il prof Janes dell'Università di Trento, che seguono da decenni l'integrazione scolastica generalizzata,
hanno raccolto nel recente volume " Buone prassi di integrazione scolastica" Ed. Erickson, 20 interessanti esperienze narrate da insegnanti specializzati
e curriculari.

Anche il prof Cuomo dell'Università di Bologna ha descritto nel suo volume " l'altra faccia del diavolo" alcune esperienze di integrazione graduale di
autistici e psicotici. Anche la prof De Anna dell'Università "La Sapienza di Roma ha pubblicato saggi, articoli ed ipertesti su esperienze positive di
integrazione scolastica, anche di casi cosiddetti "gravi". Data la Sua professionalità, mi permetto chiederLe di collaborare alla crescita nella
qualità dell'integrazione scolastica, criticando dove è fatta male ed aiutando chi si sforza di migliorarne il livello qualitativo.
L'augurio che mi permetto di inviarLe per il nuovo anno è che Lei possa essere una presenza critica e fattiva nel drappello di quanti ci sforziamo
di aiutare i minori con handicap a superare la loro situazione di handicap tramite un'integrazione sempre migliore.Grazie se vorrà gradire l'augurio e
scuse sincere se, involontariamente ho sgradevolmente turbato la Sua suscettibilità.

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ROlando A. Borzetti

Due parole vorrei aggiungere io:
Un ringraziamento a Piergiuseppe E., per il suo messaggio: le sue parole, sono le mie.

A Te vorrei ricordare, che questi figli, sono figli di tutti! E' tutta la società che deve vedersi impegnata a recuperarli, ma non tanto con l'1+1=2, ma con la socializzazione.
Nella foto che ti ho inviata ieri sera, hai potuto notare la gioia dei bambini,i compagni di classe di mio figlio Marco che recita da Imperatore.
Erano entusiasti e lo si vede dai loro occhi. Usare il teatro come mezzo di integrazione, per unire ragazzi con o senza problemi di comunicazione,
quello di far agire il più possibile il soggetto insieme ai suoi compagni di classe, di sezione o di gruppo. Quale momento più bello?

Tortello, Nocera, Canevaro, Neri, Dario Janes, e tanti altri hanno speso anni della loro vita per dimostrare che anche con i gravi il recupero è possibile. Loro si accontantano di poco. Loro si accontentano di vivere la
vita comune, come quella degli altri. A loro non servono Istituti speciali, serve una buona scuola che possa permettere loro di far capire agli altri
normodotati che ci sono dei limiti in ognuno di noi, e stai tranquilla che la miglior medicina per questi figli sono i compagni classe, una classe fatta da scavezacolli, dai Gian Burrasca, dai timidi, dagli stranieri.

Un caro saluto e un augurio di Buon Anno
Rolando A.Borzetti
P.S.
Un po' di storia....

Uno degli aspetti più significativi del movimento che si è sviluppato nel mondo occidentale negli anni '68 '69 riguarda la contestazione di tutte le forme discriminative ed emarginati della società contemporanea: e fra le vittime del "SISTEMA" il riconoscimento, accanto agli svantaggi sociali, e
agli svantaggi per età(vecchi e bambini),degli handicappati psico-fisici.
Per quanto riguarda in modo specifico il problema degli handicappati, è da ricordare come per molti decenni esso sia stato affrontato in un ottica
esclusivamente medico-specialistica, che comportava da un lato l'architettura di ogni persona in funzione del suo deficit (infatti tutti gli appartamenti ad una categoria nosografica venivano percepiti e trattati
come relativamente omogenei fra loro),dall'altro lato il suo inserimento in una struttura monospecialistica e la sua separazione dai coetanei e spesso anche dalla famiglia.

Che questa fosse la tendenza è documentato dal fatto che proprio in quegli anni si riscontrava un notevole aumento delle "classi differenziali", di "scuole speciali" e "istituti per minori" come risposta a due bisogni sociali emergenti collegati uno con il fenomeno dell'emigrazione e l'altro con l'istituzione della scuola media unica .

Inoltre, fra gli handicappati "venivano" compresi anche i "disadattati del carattere e del comportamento": il termine "veniva" cosi estensivamente applicato ad individui portatori di gravi lesioni organiche e/o di gravi
deficit psicologici e/o riconducibili a particolari condizioni socio-familiari.

La contestazione ha giustamente sottolineato l'importanza dei fattori socio-politico-culturali nella genesi e nel recupero degli handicappati e criticato l'impostazione puramente medico-biologico che caratterizzava il problema e che appariva strumentalizzabile e in effetti strumentalizzata ai
fini di una emarginazione di uomini ritenuti meno produttivi. Ma nel rifiuto di una "concezione settoriale" e nell'intento di determinare un rapido
superamento della stessa la contestazione era portata almeno nelle sue frange estreme, a negare una qualsiasi incidenza ai fattori medico biologici
e primi fra tutti a quelli genetici:

L'eguaglianza di diritti fra tutti i cittadini veniva intesa anche come uguaglianza di posizione di partenza, secondo l'orientamento di un ambientalismo esclusivista: il riconoscimento di caratteristiche ereditarie sembrava in tale ottica comportare l'accettazione di concezioni razzistiche.
Attualmente, tanto l'esclusivismo innatista che quello ambientalista sembrano superati a favore della tesi di interazione fra fattori genetici e fattori acquisiti. In base a tale principio i due gruppi di fattori non si
possono dissociare gli uni dagli altri, proprio perché fin dall'inizio essi operano nei termini di una stretta interdipendenza. La contestazione ha
presentato quello dell'handicappato come un problema non solo del singolo ma della società, alla quale viene ricondotta la responsabilità nella genesi
degli handicap. L'handicappato deve vivere come tutti in mezzo agli altri, perché la sua diversità è un'etichetta impostargli dalla società. Il suo
trattamento deve essere essenzialmente pedagogico-sociale e deve coinvolgere il gruppo sociale di cui egli fa parte


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----- Original Message -----
From: "centro gapp"
To:
Sent: Friday, December 28, 2001 10:14 PM
Subject: [dw-handicap] provocazione:a proposito di scuole speciali.

Grazie prof. Nocera
per la sua chiara testimonianza a favore dell'integrazione sociale e cura educativo-sociale - delle persone con handicap nel contesto e nella/per la
vita normale !
questa concezione ampia, trasversale, trans-disciplinare , di equità sociale è base fondante su cui lavorano molte associazioni e molti professionisti
e dalla quale si sono sviluppate molte teorie e nuovi metodi di cura anche nel campo clinico e psicopedagogico per la assistenza, cura e prevenzione dei fattori che determinano handicaps.
Mi piacerebbe poterLa invitare a partecipare anche Lei a questo movimento di collaborazione per il miglioramento delle Buone Pratiche per la piena
attuazione dei principi sanciti da leggi come la 104,68,285, 180, 162.
328...
che si esprime nel movimento cardclub Cultura Solidarietà ...aperto a tutti i cittadini (un piccolo iniziale INFO:
http://www.geocities.com/delloggi/presentazionecard01.html)
e nel Comitato Scientifico cardclubprofessional Action riservato ai professionisti che partecipano agli scambi culturali ed a progetti di studio.
(un iniziale INFO http://www.geocities.com/delloggi/newsletterpag1.html
www.geocities.com/delloggi/newsletterpag2.html
www.arpnet.it/~arsd )

Con MOLTA STIMA
le AUGURO un prospero creativo anno NUOVO
mirna delloggi

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-----Messaggio Originale-----
Da: "Luisella Galbiati"
A: "Dw-Handicap"
Data invio: giovedì 29 dicembre 2001 20.57
Oggetto: [dw-handicap] provocazione:a proposito di scuole speciali.


Il mio intervento sulle scuole speciali voleva essere uno stimolo per il dibattito ma anche e soprattutto una testimonianza di vita perchè senza dubbio in tutti questi anni i bambini disabili con cui ho
lavorato mi hanno dato tantissimo a livello umano e posso affermare che senza di loro non sarei diventata la persona che sono ora.
Ricambio gli auguri di Buon Anno
Luisella Galbiati
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----- Original Message -----
From: "Nicola Quirico"
To:
Sent: Saturday, December 29, 2001 3:51 PM
Subject: Re: [dw-handicap] A proposito di scuole speciali

Una corretta gestione dell'integrazione scolastica che preveda il coinvolgimento di tutta la comunita' scolastica eviterebbe "concentrazioni" di questo tipo. Esperienze simili a quella suggerita sono purtroppo gia' di fatto in corso nelle scuole che non
riescono a promuovere la qualita' dell'integrazione.
Nicola Quirico

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----- Original Message -----
From: "olivermar"
To:
Sent: Saturday, December 29, 2001 5:19 PM
Subject: [dw-handicap] R: provocazione:a proposito di scuole speciali


Carissimi,
permettetemi di riferire anche la mia esperienza in proposito, nonostante molto sia già stato detto e meglio di quanto avrei saputo dirlo io...
Intanto ringrazio Luisella, che con coraggio ha gettato il sasso in uno stagno, in cui tutti rischiamo di affogare, con i tempi che corrono... E' sempre opportuno confrontarsi e chiarirsi le idee e ripulire un po' le acque melmose che ci circondano...
Luisella ha scritto: paura... Ho lavorato in una scuola speciale,... non ho mai pensato a loro come a bambini di "serie B", al contrario io e le mie colleghe abbiamo
saputo creare sempre un clima sereno in cui poter crescere insieme e imparare. Imparare non solo a leggere e a scrivere o far di conto ma anche
ad essere autonomi, a saper comunicare i propri vissuti e le proprie emozioni... abbiamo affinato una qualità che io non trovo negli insegnanti
delle scuole "normali", salvo casi rarissimi: saper ascoltare i bambini, intendo non solo i messaggi verbali ma soprattutto i messaggi non verbali>

Luisella, insegno da 28 anni e concordo al 100% sulla tua ultima frase, ma dammi atto che TUTTO quello che tu hai scritto e io ho riportato sopra
sarebbe DOVERE di ogni insegnante! Tu lo sai di sicuro, ma lo diciamo per chi non insegna alle elementari, che il primo obiettivo indicato sulla
scheda di valutazione sia per la lingua italiana sia per la lingua straniera e' SAPER ASCOLTARE: e come fa un bambino ad essere capace di ascolto, se non
vede prima questo atteggiamento radicato nelle sue insegnanti?!?
Piergiuseppe ha bene espresso ciò che ho nel mio cuore per mio figlio, definito disabile "grave": "battaglie" di questi anni - è permettere ad ogni soggetto di essere inserito nel contesto - con pari dignità ed opportunità - in cui è chiamato
a vivere, offrendo tutte le possibilità per uno sviluppo possibile delle capacità cognitive, emotive, sociali.... Poichè la sua Vita non termina - a
parte alcuni casi di estreme conseguenze della disabilita - con la scuola dell'obbligo>
La LOTTA quotidiana per l'integrazione dei nostri bambini più o meno gravi ha aperto tante porte che non devono essere richiuse, nemmeno in nome di una maggiore "competenza"! Veramente come ha scritto Rolando, ai bambini "gravi" come mio figlio questi figli sono i compagni di classe...>! Tutto questo è così vero, che se mi mettessi a raccontare, potrei scrivere fino a domani... E a questo NON
SONO DISPOSTA A RINUNCIARE!
Ha scritto ancora Luisella: <... questa scuola esiste ancora ed è inserita in uno dei centri di riabilitazione di una importante associazione onlus che
è anche sede di un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico...>
Luisella, ho avuto il piacere di essere ospite con mio figlio, per tre anni consecutivi e con soggiorni di un mese, di un centro come quello che tu
descrivi... in questo centro abbiamo imparato molto sia mio figlio sia io stessa, ci sono stati indicati ausili tuttora importantissimi quali un sedile adeguato, la bici terapeutica... il cuoco mi ha insegnato come
variare i pasti di mio figlio... l'ospitalità e la pulizia erano assolutamente speciali..., ma abbiamo deciso di non tornarvi più perchè...
- ogni anno doveva essere ripetuta un'assurda routine di esami medici inutili (in quasi tutti i fogli - che ho conservato
- c'è scritto "risultato inattendibile" "soggetto non collaborante" "esecuzione dell'esame
impossibile") solo "perchè questa è la prassi";
- alle "terapie" il bambino entrava da solo e quando usciva non mi veniva mai detto nulla di ciò che era accaduto...
- passava dalle mie mani alle loro come un bambolotto, per poi leggere nella relazione finale di nuovo la sequela di "soggetto non collaborante" e via dicendo...
- non ci è mai stata data una diagnosi (ce la siamo trovata noi tramite internet, e ci è poi stata confermata dal dr Opitz in persona);
- non ci è mai stato dato un programma per la scuola (allora Oliver frequentava la materna) nè tantomeno indicazioni operative per le insegnanti o per le terapiste.
Ma quello che in particolare mi chiedo oggi (con il senno di poi) è PERCHE' durante questi soggiorni non mi è mai stato proposto di inserire mio figlio,
almeno per qualche ora al giorno, nella scuola "modello" di cui tu ci hai parlato, alle finestre della quale il bambino "asociale" si affacciava per
sbirciare ed ascoltare gli altri bambini... non credi che sarebbe stato più produttivo che scorrazzare tutto il giorno da solo nel parco? (bellissimo) o
avevano paura che si CONTAMINASSERO i bambini "internati nella gabbia
dorata" con quelli semplicemente "degenti"? se io mi dovessi trasferire per un mese in un paesino qualunque di qualunque regione italiana, mio figlio
sarebbe accolto ovunque NELLA SCUOLA PUBBLICA (perchè è legge) e sono sicura che il suo sorriso luminoso basterebbe a sciogliere anche il cuore più
indurito e tutti i bambini (come oggi i suoi compagni) lo accoglierebbero a braccia aperte!
Le scuole e i centri SPECIALI li lascio volentieri a Bertagna, alla Moratti e ai loro eventuali figli e nipoti. NOI NON NE ABBIAMO BISOGNO!
Irene (orgogliosa di essere insegnante elementare da 28 anni nella scuola pubblica e mamma di Oliver, 10 anni e 1/2, Sindrome Opitz FG)


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 EMANUELA DOTA    - 05.11.2003
IL PROBLEMA RIMANE ANCORA VIVO E SEMBRA QUASI CHE SIANO IN MOLTI AD ESSERE PROPENSI ALLE SCUOLE SPECIALI (TRA CUI ANCHE GLI INSEGNANTI DI SOSTEGNO CHE HANNO SFRUTTATO IL "titolo di specializzazione", solo per entrare nei ruoli).


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