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Ma… i libri di testo sono ancora necessari?
Rete Organi Collegiali - 25.05.2003


Cari amici,

ho letto sul Corsera del 24 maggio le vostre considerazioni a
proposito della iniziativa del MIUR circa la richiesta agli editori
di produrre nuovi libri di testo per le terze, quarte e quinte della
scuola primaria, i quali non siano più "contenitori di singole
materie ma un insieme di unità di apprendimento realizzate attraverso
un intreccio di discipline".

Vertecchi manifesta il suo sostanziale accordo: il problema non è
tanto quello di fornire agli alunni conoscenze preconfezionate,
quanto quello di offrire loro spazi concettuali ampi perché le
possano originalmente organizzare. Più cauto mi sembra Corradini:
docenti e famiglie potrebbero disorientarsi di fronte ad una
iniziativa così radicale.

Comunque, ambedue concordano sul fatto che ormai, a fronte di
situazioni ormai così profondamente cambiate non solo nel settore
della produzione e della diffusione delle informazioni, ma anche
nell'ambito della acquisizione delle conoscenze da parte dei nuovi
nati e delle loro stesse strategie cognitive e operative, proposte di
apprendimento organizzate per distinti settori disciplinari appare
assolutamente di retroguardia e non produttiva. E la stessa ricerca
psicopedagogia ci indica come e perché i bambini apprendano e,
soprattutto, in quali situazioni ed a quali condizioni siano disposti
a farlo!

Sappiamo anche come le loro strategie cognitive siano "per natura"
pluridisciplinari, tant'è vero che ormai da tempo siamo giunti al
concetto di un insegnamento per "ambiti disciplinari". E Maragliano –
lo ricordo sempre – propone una scuola indisciplinata! Sappiamo anche
che l'accesso alle segmentazioni disciplinari, pur necessarie per una
organizzazione più compiuta e "pratica" dei saperi è sempre
problematico. Ed è in questo passaggio, soprattutto, che si cimenta
la "bravura" dell'insegnante, o meglio degli insegnanti in quanto
codocenti.

Se tutte queste considerazioni sono vere, viene da domandarsi se i
libri di testo siano ancora necessari o meno.

Essi sono nati in situazioni ben diverse da quelle attuali, sotto il
profilo sociale (l'assenza pressoché assoluta della parola scritta in
molte case degli Italiani!), istituzionale (i programmi ministeriali
prescrittivi, eguali per tutti) e psicopedagogico (la convinzione che
ciascuna disciplina dovesse avere un suo spazio ben definito).

Tali condizioni oggi non ci sono più o sono largamente cadute!
Il "buon" insegnante – e qui Vertecchi ha ragione – è colui che sa
attivare spazi di apprendimento lungo i quali e in forza dei quali il
bambino "impari" ad organizzare e a "disciplinare" a poco a poco le
sue strategie cognitive e le sue conoscenze.

Ed è qui che nascono le mie perplessità. Se la disciplina è un
unicum "chiuso" in se stesso, quindi rappresentabile univocamente in
migliaia di libri di testo, le "unità di apprendimento realizzate
attraverso un intreccio di discipline" – così si legge sul Corsera –
non possono essere univoche, vanno create "in situazione" per quel
gruppo alunni da quel gruppo codocente!

Insomma, l'originalità assoluta di questa modalità di
insegnare/apprendere non può essere ricondotta ad una modellizzazione
valida per tutte le situazioni. E' una modalità che va "inventata"
hic et nunc e che non può essere "confezionata" dall'esterno da
autori, anche bravissimi, ma che non operano in "quella" particolare
situazione!

Ritengo che la svolta che si deve effettuare non necessita di
ulteriori libri di testo, che offrano già predisposte "unità di
apprendimento", che poi sarebbero dei veri e propri moduli
pluridisciplinari. Il problema è un altro! Occorre "aiutare" gli
insegnanti ad organizzare le loro attività producendo essi stessi
materiali pluridisciplinari coerenti con i percorsi formativi
proposti al gruppo alunni. Molti insegnanti già sono su questa linea
ed usano il libro di testo più come repertorio a cui attingere che
come materiale unico con cui insegnare!

Quindi, occorre fare più formazione dei formatori, fornire linee
guida, materiali, anche on line, aprire più spazi per la circolazione
della documentazione ad hoc, per gli scambi di esperienze! Saper
effettuare ricerche su internet e utilizzare convenientemente la rete
è fondamentale per insegnare, oggi!

Il mio timore è che si rischierebbe di proporre agli editori e ai
loro autori la pubblicazione di testi che poi non servirebbero
affatto alla bisogna! E il disorientamento di cui parla Corradini non
nascerebbe tanto dalla difficoltà di un'offerta troppo ricca ed
innovante, quanto, invece, da un'offerta arretrata rispetto alla
proposta formativa che gli insegnanti sono tenuti ad avanzare!

Mi sembra che quanto ho detto non solo sia coerente con lo sviluppo
della autonomia delle istituzioni scolastiche ma sia anche una
condizione per un suo reale rafforzamento.

Roma, 25 maggio 2003

Maurizio Tiriticco

http://www.edscuola.it/archivio/ped/libri_necessari.htm
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http://www.edscuola.it/statistiche.html

Un caro saluto, Flavio
http://www.edscuola.it/famiglie.html
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