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LEGAMBIENTE SCUOLA NEWS
Legambiente Scuola News - 22.06.2003


Indice

*E il decreto va fuori agenda
*Il MIUR fa marcia indietro
*Colmare il “buco nero”
*Un comma per gli Istituti Comprensivi
*Legambiente per la scuola

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1. E il decreto va fuori agenda

Il primo decreto “Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia ed al primo ciclo di istruzione, a norma dell’art. 1 della legge 28 marzo 2002 n. 53” è uscito dall’agenda del Consiglio dei Ministri. Quali le motivazioni? Proviamo ad analizzarne qualcuna.

I tempi. Sono saltati i tempi tecnici perché la riforma possa essere avviata con il nuovo anno scolastico, quindi non è più necessaria una rapida approvazione in Consiglio dei Ministri. E’ sempre più probabile che al MIUR si stia pensando, come già anticipato nella nostra news di maggio, ad una riproposizione della sperimentazione, ai sensi dell’art. 11 del DPR 275/99. Come già lo scorso anno, l’eventuale proposta potrà arrivare a scuole chiuse, ma l’adesione, anche per continuare la sperimentazione nelle 251 scuole che l’hanno già attuata, deve essere deliberata dal Collegio dei docenti e ratificata dal Consiglio di Istituto, non basta quindi che siano i Dirigenti Scolastici ad “assumersi la responsabilità” dell’adesione. Manca, comunque, al momento la divulgazione e la discussione sui risultati della sperimentazione attuata nell’anno scolastico che si sta chiudendo
I finanziamenti. L’art. 7 della legge 53/03 prevede che ogni decreto attuativo sia preceduto da un decreto del Ministro del Tesoro che stanzi le “occorrenti risorse finanziarie”. I finanziamenti per i singoli decreti vanno inseriti in un contesto più ampio che è il “piano programmatico di interventi finanziari, da sottoporre all’approvazione del Consiglio dei Ministri, previa intesa con la Conferenza Unificata Stato-Regioni” che la Ministra deve approntare entro 90 giorni dall’entrata in vigore della L. 53/03, cioè entro il 17 luglio. Sono molte le voci da finanziare, riportate nell’art. 1: riforma degli ordinamenti e degli interventi connessi con la loro attuazione, istituzione del Servizio Nazionale di Valutazione del sistema scolastico, sviluppo delle tecnologie multimediali, sviluppo dell’attività motoria e delle competenze ludico-sportive degli studenti, valorizzazione professionale dei docenti, formazione iniziale e continua, concorso al rimborso spese per l’autoaggiornamento, valorizzazione professionale del personale ATA, interventi di orientamento contro la dispersione scolastica e per assicurare il diritto – dovere all’istruzione, interventi per l’istruzione e formazione superiore, per l’educazione degli adulti, per l’adeguamento delle strutture di edilizia scolastica. E’ probabile che il Ministro Tremonti voglia vedere la “spesa complessiva” della riforma prima di dare l’avvio ai decreti in quanto il piano finanziario potrà essere sostenuto “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, mediante finanziamenti da iscrivere annualmente nella legge finanziaria”. La legge finanziaria 2003 non prevede alcun stanziamento per la riforma
Gli equilibri politici. I nodi sui contenuti della riforma, affidati agli ordini del giorno che hanno accompagnato l’approvazione della L. 53/03 (vedi news n. 13) non sono ancora stati sciolti come pure le riserve da parte dei centristi su alcuni aspetti salienti contenuti nella bozza del primo decreto applicativo (vedi ad esempio il docente tutor). Intanto si tratta anche di capire quali conseguenze potranno avere sulla riforma i recenti risultati elettorali. Il Ministro Buttiglione, forte del successo elettorale del suo partito reclama che la scuola ritorni una priorità di questo governo.
Intanto il “Sole 24 ore” del 15 giugno scorso riferisce che la Ministra avrebbe già approntato e trasmesso al collega Tremonti il piano complessivo quinquennale da considerare per il prossimo Dpef per Istruzione, Università e Ricerca, ammontante a 7,7 miliardi di euro comprendente tra le voci di spesa l’avvio della riforma (circa 600 milioni di euro per i prossimi tre anni), la parità scolastica rivendicata anche recentemente dal ministro Buttiglione, la professionalità docente. Sempre secondo l’articolo, solo 2 miliardi di euro sarebbero nuovi investimenti. I rimanenti (5,7 miliardi di euro) come saranno reperiti? Da tagli e risparmi sulla scuola pubblica?

Nel frattempo su un altro punto qualificante della riforma Moratti è calato il silenzio: l’anticipo delle iscrizione alla scuola per l’infanzia per i bambini che compiono 3 anni entro il 28 febbraio 2003. Il nodo con i Comuni, responsabili delle scuole per l’infanzia, non si è ancora sciolto. Se mai lo sarà, ancora una volta i genitori si troveranno a decidere una scelta così importante… sotto l’ombrellone.

2. Il MIUR fa marcia indietro

“Comunicazione di servizio 5 giugno 2003. Prot. n. 3222/E1/A. Oggetto: Iniziative di informazione/formazione in relazione all’avvio della riforma degli ordinamenti scolastici. Chiarimenti” (consultabile sul sito www.legambiente.com/canale6/scuola tra le news).

Dopo il dissenso dei sindacati e le proteste di dirigenti e docenti provocati dalla precedente comunicazione di servizio del 10 aprile (vedi Legambiente Scuola News n. 15) il Ministero fa marcia indietro. Con quella comunicazione si era deciso che tutte le scuole avrebbero fatto 20 ore di formazione a giugno sulla legge 53/03 e, secondo le indicazioni delle Linee Guida su alcuni contenuti quali gli anticipi, il docente tutor, il portfolio delle competenze... Ora però la nota del 5 giugno scorso chiarisce che la formazione non è obbligatoria e che “nell’ambito di tali interventi non rientrano, ovviamente, attività strutturate di formazione sugli aspetti pedagogico-didattici ed organizzativi ad essa connessi”. Le ipotesi organizzative di corsi di formazione che le Linee Guida allegate alla prima comunicazione di servizio, suggerivano “costituiscono proposte indicative che i collegi dei docenti potranno deliberare di adottare, anche contestualizzandone tempi e modalità organizzative… L’attività di formazione, previa attuazione delle relazioni sindacali nel rispetto della disciplina contrattuale vigente, costituirà oggetto di specifiche successive indicazioni…”.

A cosa è dovuto questo tardivo riconoscimento dell’autonomia delle scuole che hanno, in base al DPR 275/99, piena responsabilità nella programmazione e nella definizione delle attività formative di istituto? Forse al fatto che non è più necessaria la fretta per il piano di informazione/formazione sui contenuti della riforma (docente tutor, portfolio delle competenze…) dal momento che il decreto è sospeso?

. Colmare il “buco nero”

C’è un “buco nero” nella legge 53/03 che occorre colmare in tempi rapidi. L’abolizione della legge 9/99 ha infatti prodotto un vuoto. L’obbligo formativo dovuto alla legge 144/99 è in vigore ma è rivolta ad alunni che hanno compiuto il 15° anno di età come pure l’alternanza scuola-lavoro, l’apprendistato parte dai 16 anni. La riforma che prevede il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione per almeno 12 anni c’è ma i decreti attuativi che rendono operativi il canale degli 8 licei e il canale dell’istruzione e formazione professionale “rafforzato” da una consistente area culturale non sono immediati. Che faranno a settembre gli alunni di 14 anni, ormai usciti dall’obbligo scolastico? Per ora sono iscritti ad un istituto superiore ma l’approvazione della L. 53/03 ne rimette in gioco almeno 30-40 mila (tanti sono gli alunni che ogni anno “si disperdono”) in quanto da settembre prossimo hanno acquisito il diritto ad iscriversi ad un corso di formazione professionale almeno triennale. Il MIUR è corso ai ripari con un “Accordo quadro” (Stato – Regioni) per la realizzazione dall’anno scolastico 2003/04 di un’offerta formativa sperimentale di istruzione e formazione professionale nelle more dell’emanazione dei decreti legislativi di cui alla legge 28 marzo 2003 n. 53 sottoscritto dalle parti il 19 giugno (l’accordo è consultabile sul sito www.legambiente.com/canale6/scuola tra le news).

In esso si ravvisa la necessità di “individuare modelli di innovazione didattica, metodologica e organizzativa che coinvolgano i sistemi dell’istruzione e della formazione professionale, rispettando e valorizzando il ruolo delle istituzioni scolastiche autonome e quello delle strutture formative accreditate, realizzare forme di interazione e di integrazione …” attivando “percorsi di istruzione e formazione caratterizzati da curricoli formativi e da modelli organizzativi volti a consolidare e ad innalzare il livello delle conoscenze di base… tali percorsi sperimentali debbono avere durata almeno triennale; contenere, con equivalente valenza formativa, discipline ed attività attinenti sia alla formazione culturale generale sia alle aree professionali interessate; consentire il conseguimento di una qualifica professionale riconosciuta a livello nazionale e corrispondente al secondo livello europeo (decisione del Consiglio 85/368/CEE).

Tale accordo sarà il riferimento per successive specifiche intese da sottoscrivere tra ogni regione, il MIUR e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (sul modello di quelle sottoscritte lo scorso anno da Piemonte, Lombardia, Veneto, Molise, Lazio, Puglia che hanno avviato percorsi triennali in fase sperimentale e i cui esiti, ancora una volta, non sono stati divulgati). Se l’aspetto positivo è che tutti gli alunni che usciranno tra qualche giorno dalla scuola media sono iscritti ad una prima superiore e quindi può essere possibile prevedere percorsi integrati tra la scuola e l’attività di formazione professionale, il rovescio della medaglia è dato dalla diversificazione dello “stato dell’arte” tra regione e regione: si parte infatti da una “qualità” regionale della formazione professionale molto diversificata. Per questo l’accordo prevede che le intese suddette possano essere sottoscritte anche in modo differenziato quindi si potranno avere regioni, come l’Emilia Romagna che attuerà percorsi con un biennio integrato (vedi Legge “Bastico”) e regioni in cui i percorsi triennali saranno del tutto “svincolati” dal canale scolastico. A rischio è quindi l’effettiva spendibilità sul territorio nazionale ed europeo dei titoli acquisiti a livello regionale. Entro il 15 settembre dovranno essere definiti gli standard formativi minimi, a partire da quelli relativi alle competenze di base, i criteri per le certificazioni e il riconoscimento dei crediti formativi, compresi quelli acquisiti in apprendistato, anche ai fini dei passaggi tra sistemi. Un lavoro grosso, complesso e delicato per l’esiguo tempo a disposizione!

E tutta “l’operazione” sarà finanziata dal MIUR con 11.345.263 € prelevati dal fondo della L. 440/97 e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con 204.709.570 €.

4. Un comma per gli Istituti Comprensivi

Gli Istituti Comprensivi, che si sono dati appuntamento a Sestino (AR) in occasione del Convegno tenutosi il 30 – 31 maggio 2003 sul tema “Piccole grandi scuole. Opportunità o svantaggio?”, intendono sottolineare l’esigenza di una maggiore visibilità e centralità degli Istituti Comprensivi nelle prossime politiche di riforma e di sviluppo della scuola di base nel nostro Paese. A tal fine i partecipanti hanno approvato il documento “Un comma per gli Istituti Comprensivi” da inoltrare ai decisori politici e amministrativi e di cui riportiamo alcuni passi significativi (l’intero documento è consultabile sul sito www.legambiente.com/canale6/scuola tra le news)

“L’ampia diffusione degli istituti comprensivi in tutte le regioni italiane (oltre il 42 % dell’intero settore delle scuole di base), strutture che si qualificano da ormai 10 anni come una originale esperienza di raccordo e di integrazione tra scuola materna, elementare e media di un medesimo territorio, deve suggerire al Governo e al Parlamento l’opportunità di inserire negli imminenti decreti legislativi di attuazione della Legge 53/2003 (Norme generali in materia di istruzione) e nel corpo della legge-quadro sui piccoli comuni (Proposta di legge a favore dei Comuni con meno di 5000 abitanti denominata “Piccola grande Italia” – XIV legislatura, progetto di legge n° 1174) in fase di discussione in Parlamento, un preciso riferimento al ruolo dinamico e di qualità che gli istituti comprensivi possono conferire alle riforme scolastiche in atto ed alle politiche sociali e territoriali.

In particolare, nel comma aggiuntivo che si propone nell’ambito dei decreti applicativi della riforma (legge 53/2003), dovrebbero essere inserite:

a) forme di raccordo sperimentale tra scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado, consentendo snodi e periodi didattici biennali coerenti con l’elaborazione curricolare tipica degli istituti comprensivi, con riferimento al traguardo condiviso di un profilo unitario di uscita dal primo ciclo (da sottotitolare 3-14 anni e non solo 6-14 anni);

b) ricerche e sviluppo di innovazioni curricolari in verticale nei diversi ambiti disciplinari, con sostegni finanziari, di consulenza, ricerca e monitoraggio, anche con la costituzione di Osservatori territoriali di supporto agli istituti comprensivi;

c) modalità flessibili di utilizzo del tempo scuola, dell’organizzazione dei gruppi di alunni, dei prestiti professionali tra docenti, nella prospettiva di un rafforzamento dell’organico funzionale dell’istituto comprensivo e di omogeneità di condizioni professionali tra i diversi docenti;

d) semplificazioni delle procedure burocratiche, migliori possibilità di accesso ai progetti di innovazione, alle risorse tecnologiche e informatiche, alla formazione dei docenti, con incremento dei budget finanziari destinati agli istituti comprensivi.

In ordine al provvedimento di legge relativo alla tutela dei piccoli Comuni (pdl n. 1174), il comma aggiuntivo dovrebbe prevedere:

a) consolidamento della rete degli istituti comprensivi come strutture portanti delle politiche sociali e territoriali, superando il riferimento a parametri esclusivamente numerici e introducendo il concetto di “bacino ottimale dell’istituto comprensivo”;

b) introduzione di un fondo compensativo per lo sviluppo qualitativo delle scuole dei piccoli comuni, come impegno da salvaguardare e perseguire a livello di legislazione regionale e nazionale;

c) particolari incentivi per il personale delle scuole (dirigenti, docenti e ATA) che intende garantire la massima continuità di impegno di servizio nelle scuole di aree a forte disagio territoriale, sull’esempio delle aree a rischio di dispersione scolastica”.

Può essere l’occasione giusta dal momento che nelle varie province, su mandato delle regioni si sta predisponendo il nuovo piano di dimensionamento che dovrebbe essere attuativo dall’anno scolastico 2003/04.

5. Legambiente per la scuola

Per l’a.s. 2003/2004 Legambiente presenta un nuovo piano di progetti educativi.

¨ Clima e Povertà – Chiavi di lettura della globalizzazione. Il progetto affronta l’intreccio tra mutamenti climatici e sottosviluppo. Attraverso materiale audiovisivo e cartaceo, sono presentati i principali processi socio - economici della globalizzazione e gli effetti ambientali (energia, produzione agricola, acqua) nel mondo ricco e nelle aree colpite dalla povertà. Con una particolare attenzione sono trattati i problemi della cooperazione e della pace.
La proposta ha un costo di 35 € per classe.
¨ Tesori d'Italia. Il progetto tratta la realizzazione, con il supporto di materiale didattico ed informativo, di percorsi educativi sulla scoperta e sulla valorizzazione dei “tesori” ambientali, culturali, paesaggistici del proprio territorio, in particolare nelle Aree Naturali Protette e nelle nostre piccole e grandi città. Sarà inoltre possibile realizzare gemellaggi e scambi tra classi di Piccoli Comuni e classi di Città. La proposta ha un costo di 35 € per classe.

¨ Rete di Scuole capaci di futuro. Il progetto vuole favorire la costruzione di una scuola attenta alla crescita culturale e civile degli allievi, al miglioramento del rapporto tra scuola e territorio, alla riflessione professionale e culturale. L'adesione alla Rete prevede scambi di esperienze e forum telematici sui problemi della scuola di oggi sul piano organizzativo, culturale, educativo, professionale. Alle scuole aderenti saranno inoltre inviati volumi di riflessione su tematiche professionali ed organizzative, dossier di documentazione e materiale didattico. Il costo è di 80 € per ogni Istituto, che avrà inoltre la possibilità di accedere ai progetti educativi per le proprie classi ad un prezzo scontato.

Inoltre Legambiente Scuola e Formazione propone alle classi numerosi percorsi di educazione ambientale. Gli argomenti a disposizione sono molti: i rifiuti, le aree protette, il traffico e la mobilità, l’adozione dei monumenti, il verde urbano, la vivibilità e salubrità degli edifici scolastici, la biodiversità. I volumi tematici, differenziati per ordine di scuola, contengono informazioni, approfondimenti, attività e schede di lavoro utili nelle diverse fasi del progetto.

La proposta ha un costo di 27 € per classe.

L'adesione ai progetti educativi e alla rete di scuole prevede l'abbonamento alla rivista quindicinale "Legambiente Notizie", al mensile di Legambiente “La Nuova Ecologia” e alla rivista trimestrale Formazione Ambiente.

Queste sono le proposte di Legambiente Scuola e Formazione, che stiamo comunicando alle oltre 10.000 istituzioni scolastiche italiane, che possono essere inserite nell’offerta formativa per il prossimo anno scolastico (per informazioni legambiente.scuola@tiscali.it ).




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