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Buon anno scolastico!
Luciana Bertinato - 02.09.2008


IL MAESTRO UNICO
Consigli di metodologia



Io sono stato un maestro unico e i miei scolari portavano tutti il grembiule, ma io sapevo che erano tutti diversi.
Lo apprendevo dalle conversazioni quotidiane che fin dalla prima classe elementare e per tutto il tempo della scuola usavamo per affrontare tutti i piccoli problemi della comunità nascente.
Ma non ero un maestro chiuso nella sua aula a far lezione, interrogare, promuovere e bocciare.

Il maestro unico doveva essere un organizzatore di incontri, visite, interviste: c’era un pescatore che veniva a mostrarci i pesci catturati e con quale metodo. Ricordo che il medico condotto era venuto a illustrare i danni del tabagismo a ragazzi che sapevo iniziati al fumo, o l’archeologo che veniva a spiegarci i reperti che i bambini avevano trovato lungo il fumo dove un tempo c’era un sito archeologico. Veniva il prete a parlare di catechismo, il genitore che era stato turista in Africa, amici svizzeri che avevano tenuto corsi nel Congo, anziani a raccontare i loro giochi da bambini.
Una scolara, figlia di un industriale ci aveva fissato un appuntamento nella sua officina.
Abbiamo imparato a conoscere il lavoro degli artigiani, capito dal vero i problemi degli allevatori.

Ero un maestro unico che insieme ai bambini allargava il mondo reale del paese fino a scoprire i grandi problemi planetari come quello delle migrazioni, dell’inquinamento, della raccolta dei rifiuti.
Avevo trovato tanti amici esperti dai quali imparavo tante cose.

Tenevamo una corrispondenza con amici lontani e con uno scrittore che si chiamava Gianni Rodari, il quale aveva un’idea della scuola, diceva che non è solo il luogo dove il maestro e il bambino lavorano insieme, uno per insegnare e l’altro per imparare.
La scuola comprende i genitori, i maestri e i professori, le biblioteche, il Comune, la televisione, tutto. Una scuola così grande, diceva, non può essere limitata a leggere, scrivere e far di conto, ma deve saper accogliere la vita dei bambini e le loro passioni.



Mario Lodi

Nell' immagine:
"Il canto libero" Scuola di Vho di Piadena  nel "Il Paese Sbagliato" Einaudi


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 francesca trentin    - 25.10.2008
Sono un'insegnante delle medie oramai sulla via della pensione, finita nella scuola quasi per caso, come spesso accadeva negli anni 70 a chi cercava di entrare nel mondo del lavoro, ma che alla scuola si è poi appasionata molto, facendo anche delle scelte che potrebbero sembrare di ripiego come il sostegno, ma che invece non lo erano, sono molto contenta di rivedere su queste pagine mario Lodi, per noi nella nostra gioventù un mito a cui far riferimento, ma non ho ben capito se lui guardi con nostalgia al maestro unico; quando siamo stati a scuola noi, e quando poi abbiamo iniziato ad insegnare il maestro unico era un dato di fatto per tutti, ma era una scuola molto diversa allora e che comunque a mio avviso andava superata, la maestra, il maestro finivano spesso per divenire delle figure materne o paterne, a volte positive, a volte negative che non potevano essere mai discusse, e che soprattutto fornivano un unico punto di vista del sapere ai loro alunni, cosa a mio avviso oggi improponibile e forse pure pericolosa, penso alla ia maestra delle elementari, brava donna, ma un po' ottusa che mi faceva fare il segno della croce all'inizio della lezione e che mi obbligava a ripetere la preghiera dell'Angelo Custode, quando tutti sapevano che provenivo dauna famiglia laica che non frequentava certo la chiesa, mia madre e mio padre non presero mai provvedimemti per questa cosa, per non farci sentire diverse dalle altre bambine, ma se ci ripenso mi sembra ancora una cosa terribile e ingiusta, io non ho proprio nulla nei confronti della preghiera in questione, ma mi sentivo una diversa, una reietta quando mi veniva fatto notare che non la sapevo ripetere, ecco non so se più maestri possano porre rimedio a situazioni di questo tipo, i tempi sono comunque cambiati, essere laici non significa più essere elementi pericolosi o da mettere al bando, però comunque a me sembra che più voci, più teste possono dare più possibilità più stimoli e provocare meno rischi di emrginazione...............


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