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Libano
* - 21.08.2006


A scuola con le bombe nel cortile


Nabatiye, Libano
19 Agosto 2006
di Marco Rotelli

Da una settimana in Libano vige il cessate il fuoco. Seppur con qualche eccezione, pare sia rispettato, permettendo così a quasi un milione di sfollati di rientrare nei villaggi e nelle città che erano state abbandonate.

Sono rientrati in fretta. Così come erano fuggite dalle bombe, le famiglie non hanno esitato un istante e, raggruppando le poche cose che erano riuscite a portarsi dietro, hanno immediatamente imboccato le vie verso il sud. Tutti si sono presto accorti che le strade hanno subito gravi danni, i ponti non sono che enormi lastre di calcestruzzo schiantate al suolo, lungo tutto il percorso un incessante alternarsi di macerie e di crateri. Gli ingorghi e gli imbottigliamenti hanno comunque solo rallentato la loro corsa, non l'hanno arrestata.








Il governo libanese è intervenuto immediatamente, inviando macchine e mezzi per cominciare l'enorme opera di rimozione delle macerie, migliorando così di ora in ora l'accesso alle province del sud. E' stato un segnale importante, di immediata ripresa, corrispondente al desiderio di un ritorno rapido alla normalità.

I libanesi non si sono fatti scoraggiare da quanto hanno trovato al loro rientro. Villaggi quasi scomparsi, trasformati in cumuli di cemento e di ferro contorto. Hanno accompagnato le salme dei morti nei cimiteri, hanno celebrato i funerali ed hanno cominciato ad organizzare la vita dopo la guerra. Lo stanno facendo contando innanzitutto sulle proprie forze, dimostrando coraggio e determinazione, senza sedersi ed abbandonarsi alla disperazione.

Mentre dal sud molte persone scappavano al nord, altre si organizzavano per portare soccorso ed aiuto concreto. Anche ora, durante il ritorno, sono molti coloro che cercano di fornire aiuto e sostegno. Non solo le grandi organizzazioni internazionali ma anche e soprattutto piccole organizzazioni locali, gruppi di ragazzi e di adulti che non hanno mai smesso di portare aiuto, da quel 12 luglio quando i volantini annunciavano le bombe che inesorabilmente seguivano spargendo terrore e morte.

Non poche di quelle bombe sono rimaste inesplose e giacciono ovunque, nei giardini, nei parcheggi, lungo le strade, nei cortili delle scuole che fra qualche settimana dovrebbero riaprire. E proprio i bambini e i ragazzi cominciano in questi giorni ad essere le prime vittime di questi ordigni che per curiosità o per gioco vengono toccati e sbatacchiati.

Nell'opera di rimozione delle macerie la gente, ed in particolare gli operai, si chiedono se esse non nascondano ordigni rimasti inesplosi ma pur sempre in grado di demolire un viadotto autostradale o un intero palazzo. Il pericolo c'è ed è reale: tutti lo sanno, ma il paese non si può fermare, non in questo momento.

Italia Aiuta sta continuando a sostenere la Caritas libanese nell'immenso sforzo di aiuto ai profughi su tutto il territorio, anche ora per facilitarne il ritorno. Altre attività sono realizzate direttamente dagli operatori di Intersos a Beirut, Nabatiye e Tiro. Assistenza agli sfollati, con distribuzioni di beni di prima necessità: materassi, coperte, taniche per l'acqua, batterie da cucina, prodotti per l'igiene, alimenti, medicinali… Per le famiglie che hanno perso tutto si tratta di cose molto attese.

Inoltre, con le Ong libanesi del coordinamento Aid Lebanon si stanno avviando centri di aggregazione per bambini e ragazzi. Traumatizzati dalle bombe, dal loro boato assordante, dalle distruzioni e morti, alcuni di essi hanno perso padri, madri, fratelli, amici; hanno vissuto la fuga e lo sfollamento ammassati in aule scolastiche con decine di altri bambini nelle stesse condizioni. Nei centri di aggregazione si organizzano attività ludiche, educative, ricreative, psicosociali, compresi momenti di formazione sul rischio rappresentato dagli ordigni esplosivi ed in particolare dalla munizioni cluster, che al minimo tocco scoppiano e uccidono, e sull'adozione di misure igieniche basilari dato che molti dei ragazzi sono costretti a vivere in ambienti di fortuna ricavati in edifici danneggiati od in centri di accoglienza sovraffollati.

Le bombe sembravano capaci di immobilizzare tutto. I libanesi dimostrano invece una straordinaria volontà e capacità di ricominciare.

http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=71177


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