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Mamme e lavoro
FEDERICO PACE - 20.06.2006


Mamme e lavoro: "Una su dieci
lascia o perde il posto"


Indagine Isfol: nel 2005 la maternità è ancora la prima causa di abbandono del lavoro. Orari scomodi e troppo lunghi. Ad aiutarle soprattutto i nonni. Ancora pochi i nidi pubblici e privati. Solo un padre su dieci si occupa dei figli in età prescolare. In vigore il Codice delle Pari Opportunità. BLOG: racconta la tua esperienza. PRIMA E DOPO UN FIGLIO: al lavoro o a casa?. CHI LASCIA E CHI RESTA: la classifica delle regioni italiane. DOCUMENTI: il Codice Pari Opportunità

di FEDERICO PACE

Pochi aiuti, pochi modelli a cui ispirarsi, impegnate a trovare un percorso individuale che tenga presente la crescente passione (o necessità) per il lavoro, la voglia di maternità e la cura degli affetti. Per le donne il terreno sembra quasi minato. Tanto che, seppure sono tante quelle che riescono nell'impresa, a molte capita ancora di lasciare stare.

Secondo la ricerca dell’Isfol “Maternità, lavoro, discriminazioni” presentata oggi a Roma, nel 2005 è stata la maternità la principale ragione dell’abbandono del lavoro da parte delle donne. Tanto che dopo la nascita di un figlio, il 13,5 % delle lavoratrici esce dal mercato del lavoro (vedi tabella). A riprova che le aziende, insieme con chi deve decidere gli strumenti di welfare, invece di cercare il modo migliore per attirarle in gran numero sembra, ancora oggi, volerle respingere.

I figli così paiono divenire il collo di bottiglia attraverso il quale diventa sempre più difficile passare. E non sorprende che laddove, fuori dall'Italia, esistono strumenti di sostegno alla partecipazione delle donne al lavoro, il tasso di natalità cresce. E, secondo recenti analisi, pare addirittura esistere una stretta relazione positiva tra tassi elevati di occupazione femminile e tassi di natalità.

Si cede il passo, si passa dallo status di lavoratrice a quella di non lavoratrice, soprattutto in Lombardia, Veneto e Toscana (vedi tabella). Tra quelle che “resistono” di più ci sono le donne di Marche, Emilia Romagna e Piemonte.

Più ampiamente, da questi dati territoriali, dicono gli autori dell’indagine, si comprende l’inattività del Sud e l’interruzione di attività nel Centro Nord. Nelle regioni del Mezzogiorno la quota di donne non occupate è del 15% superiore al livello medio del resto dell’Italia. Inoltre, se si guarda al dettaglio di quelle donne che lasciano il lavoro ci si accorge che al Nord sembra essere per lo più una scelta voluta per stare più tempo con il figlio o la figlia, mentre al Sud cresce in maniera significativa il numero di donne che si ritrovano a una "scelta" forzata dopo aver perduto un impiego.

L’indagine dell’Isfol - condotta su un campione di 25 mila donne di età compresa tra i 15 e i 64 anni – mostra come, quando si tratta di chiedere aiuto, i punti di riferimento siano sempre i nonni. La metà delle madri lavoratrici utilizza la rete parentale mentre i nidi, pubblici o privati, sono ancora poco diffusi (in tutto li utilizzata il 29,1%). Solo il 9% dichiara di avvalersi, anche solo sporadicamente, di una baby sitter.

La delusione maggiore però sembra venire dal partner che appare agli occhi della madri come un semplice aiuto occasionale. Disimpegno che viene confermato anche dal fatto che solo l’11% dei neo-padri si occupa in modo sostanziale dei propri figli in età prescolare. Tra loro soprattutto impiegati ed insegnanti con orari e modalità di lavoro favorevoli. Senza contare che gli uomini sceglierebbero il part-time soprattutto per potere avere l’opportunità di “fare un altro lavoro” mentre per le donne la scelta trova ragione nel “prendersi cura dei figli”.

I problemi maggiori arrivano da orari troppo lunghi (lo dice il 47,5%) e scomodi (il 30%) e così, se le donne continuano a incontrare difficoltà (vedi tabella) è spesso colpa di modelli organizzativi pensati per gli uomini e non ancora ridefiniti su modelli sociali radicalmente mutati.

Seppure ad ogni modo la gran parte di loro riesce nell’impresa della conciliazione, molte donne sono chiamate ancora allo sforzo di “legittimarsi”, continuamente, nei contesti aziendali. La ricerca sottolinea anche l’esistenza di forme di mobbing di genere. Escluse da progetti importanti e costrette a fare i conti con la richiesta, più o meno velata, dei datori di lavoro a posticipare la scelta di maternità. In Italia, dicono gli autori della ricerca, la maternità rimane ancora relegata nell’ambito privato e non gli viene di fatto riconosciuto un valore sociale.

Il 15 giugno entra in vigore il "Codice delle Pari Opportunità” (il decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198) che riordina le disposizioni contro le discriminazioni di genere nel lavoro, nell'attività d'impresa e nell'accesso alle cariche elettive (vedi il documento sulla Gazzetta Ufficiale). Di certo, le cose da fare sono ancora molte.

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Il codice delle Pari Opportunità sulla Gazzetta Ufficiale


mercoledì 14 giugno 2006

 


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