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P A P E R I E D R A G H I
Danilo D'Antonio - 03.02.2006


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  P A P E R I   E   D R A G H I
ovvero: del vero valore delle cose
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Quale sviluppo, oggi?


Premesso che tanti fra noi fanno già il massimo per migliorare questo
mondo, per la qual cosa ci dobbiamo reciproca, consistente e
manifesta gratitudine, proviamo insieme a mettere in chiaro alcune
questioni che appaiono importanti tanto per le loro dimensioni,
quanto per la disastrosa mancanza di persone che ne sono consapevoli.

In effetti ultimamente il pensiero e la linea d'azione ambientalista
stanno uscendo dalla marginalità e divenendo luogo comune, diffuso
pensiero, giungendo perfino ad assumere valore istituzionale. Il
problema è insito nel fatto che l'ambientalismo porta da sempre con
sè delle lacune, delle manchevolezze enormi, e parimenti delle brutte
distorsioni.

La situazione è complessa, ma essenzialmente possiamo riassumerla in
questi due punti:

- tanto quella del risparmio quanto ogni altra buona pratica
ecologica viene concessa ed esportata dagli ambientalisti alle
Istituzioni senza condizioni, permettendo ai Governi di utilizzare le
ultime risorse di questo Pianeta non per realizzare il mutamento, per
effettuare le riforme necessarie, bensì per continuare imperterriti
le loro politiche di espansione;

- la tendenza a pratiche come quella del risparmio viene oggi
espressa ed attuata indiscriminatamente in un modo tale che essa va a
ledere, ad intaccare, ad influire negativamente tanto sulla sfera dei
bisogni fondamentali quanto su quella della privacy della persona,
mentre situazioni di ben più ampia portata e peso non vengono
minimamente considerate, in questo modo lasciando immutata una grave
situazione patologica e gettando le basi per l'avvento di una
terribile dittatura ecologista.

Iniziamo dunque l'esposizione dei nostri dubbi.

Poniamo che la nostra sensibilità ambientale ci porti a presentare od
a promuovere un progetto di risparmio energetico, di produzione di
energia alternativa, riciclo, riuso, etc.

E' bene chiedersi:

"Cosa ci farà
il Governo del mio Paese
con quell'energia
e con quelle risorse
che l'aiuto a risparmiare?"

Le utilizzerà effettivamente per scopi positivi? Per attuare una
positiva trasformazione del mondo, una sensibile correzione di rotta?
Oppure servirà soltanto a continuare ad alimentare una mostruosa
macchina economica che sta distruggendo tutto e tutti?

A mio modestissimo avviso: no, decisamente no. Il mio Governo, zitto
zitto, chiatto chiatto, prenderà il suo bel risparmio di energia, di
risorse, e ci continuerà a fare la guerra economica con il resto del
mondo.

Rendiamoci conto in che razza di situazione ci troviamo: i nostri
governanti, anche i meno peggiori, non si sono ancora accorti che la
competizione economica cui ci istigano giorno dopo giorno è in realtà
un vero e proprio conflitto globale "dolce". Il termine "dolce" sta
qui per qualificare una vera e propria guerra che viene condotta non
direttamente con le armi (almeno non sempre) e soprattutto non tra
stati maggiori (non ancora almeno) bensì con ogni altro modo
legittimo e possibile.

L'invasione commerciale, il tentativo di raggiungere e mantenere una
supremazia economica, e così pure demografica e tecnologica, sono i
mezzi principali di questa guerra soffice.

[A questo punto c'è da dire, non tanto in difesa dei nostri
governanti bensì per capire come siamo messi male in quanto a
comprensione di quanto accade, che nemmeno i pensatori più
all'avanguardia, limitandosi essi a pubblicare sulle testate
nazionali ma disdegnando il confronto diretto in Internet, nuova
frontiera di pensiero, hanno ben compreso il quadro della situazione.
Essi infatti continuano ad affermare che la crescita economica
è "senza senso" ed occorre sostituirla, senza curarsi d'altro,
specificatamente ignorando il tema degli equilibri mondiali, della
geopolitica, con un sereno calo delle attività economiche.

Ora, è chiaro che sono codesti intellettuali, il cui pensiero per
altri aspetti non si può che apprezzare molto ed il cui apporto sarà
di vitale importanza una volta sistemate le questioni in oggetto, a
non scorgere il significato della pulsione alla crescita, che solo
per questo motivo appare loro priva di senso. In realtà la crescita è
un modo elementare, letteralmente primitivo, ma in mancanza d'altro
estremamente funzionale, tramite il quale uno stato cerca di
mantenersi quantomeno in equilibrio, se non proprio di prevalere,
all'interno della situazione internazionale.]

Non essendoci, nè manifestando alcuno, consapevolezza
dell'eguaglianza "competizione economica = conflitto = guerra", è
chiaro che a nessuno viene in mente di "fare la pace". Se non scorgo,
se in questo contesto non riconosco esserci una guerra in atto, è
chiaro che ho parecchie difficoltà ad ammettere la necessità di una
pace.

Invece questo è proprio quanto è necessario, stra-urgente fare:
occorre riconoscere che i Paesi sviluppati sono tutti già in guerra
tra loro e diretti verso un inevitabile, apocalittico scontro finale.
Occorre urgentemente prendere coscienza di ciò, in modo da godere di
ogni ragione, la guerra essendo avversa nella Costituzione di ogni
Paese progredito, per procedere senza indugio a stipulare degli
indissolubili patti di pace, che come ricorderà chi me li ha già
sentiti invocare altre volte, dovranno necessariamente contemplare
accordi di autocontenimento economico, demografico, tecnologico, in
modo che nessuno stato, o raggruppamento di stati, possa prevalere
sugli altri, bensì tutti convivere felicemente.

Si prega di riferirsi a questo link per approfondire questo aspetto
fondamentale:

http://patti-di-autocontenimento.hyperlinker.org

Detto questo, dato un veloce sguardo alla situazione globale, abbiamo
maggiori speranze di capire il vero valore dell'apporto ambientalista.

E la situazione che ci appare è davvero tragica. Gli ambientalisti,
fornendo energia e risorse in più, senza condizionarle ad un preciso
cambiamento di politica economica, demografica, tecnologica, ad una
netta inversione di rotta, a dei patti di pace che tengano sotto
controllo ed in equilibrio queste tre variabili fondamentali, si
ritrovano in pratica a contribuire ad alimentare il conflitto
economico, la guerra globale. Un ambientalista ci rimarrà male di
sicuro, ma è altrettanto sicuro che, non finalizzando il suo apporto
di risparmio e riutilizzo a dei patti internazionali di
autocontenimento, di fatto diviene quasi più parte del problema che
non della soluzione.

Perché appunto i Governi continueranno imperterriti la gara di
sopravvivenza fino all'ultima briciola, fino all'ultima goccia, fino
ad esaurirci e spappolarci tutti gli uni contro gli altri.

[Stendiamo un velo pietoso, ma spero presto una lapide definitiva, su
quell'ambientalismo del tutto in cattiva fede (una fetta più che
consistente, praticamente la maggioranza dell'intero movimento) che
considera la crisi ambientale come una occasione di lavoro e per fare
affari; con tali presupposti è inutile dire che l'operato di tale
maggioranza può risultare più dannoso che altro, perché essendo
finalizzato primariamente al proprio sostentamento od arricchimento,
al fatturato della propria bottega, cooperativa, azienda, impresa
verde, e non alla vera soluzione dei problemi, è chiaro che le loro
scelte sono e saranno sempre deviate, drogate, prive di obiettività e
valore.]

E' chiaro che quanto detto finora non significa affatto che si debba
lasciar bruciare la Foresta Amazzonica, né ignorare la discarica
abusiva sotto casa, nel caso in un primo momento non si abbia ascolto
da parte dei Governi. Significa però che ogni nostro contributo deve
contenere in sè chiara e forte la richiesta dei patti di
autocontenimento. Ogni nostro intervento di preservazione
dell'ambiente deve contenere in sè l'obiettivo di eliminare il
problema all'origine di ogni inquinamento ed esaurimento delle
risorse. Altrimenti non andrà sprecato solo il nostro apporto ma pure
l'ultima carta che possiamo giocarci.

A questo punto l'ambientalista in buona fede, quello che non ci
guadagna nulla finanziariamente bensì ci perde pure, e
l'amministratore pubblico (che ultimamente sta iniziando ad
affiancare la schiera ambientalista) che davvero vorrebbe migliorare
il mondo, furbescamente si chiedono: ma se faccio risparmiare energia
e risorse al mio Paese, senza pormi tanti problemi di carattere
globale, di politica internazionale, non contribuisco comunque a
mantenere il mondo più pulito? Non va comunque meglio rispetto ad una
dissipazione indiscriminata? Quantomeno non disporremo di più tempo
per uscir fuori da questo guaio planetario in cui ci siamo andati a
cacciare?

E' cosa estremamente difficile, probabilmente impossibile, riuscire
ad ordinare e semplificare una situazione così complessa, tanto ricca
quanto varia. Ed ancor meno è possibile riuscire a prevedere
l'evolversi dei vari, molteplici aspetti della realtà. Tuttavia ci
sentiamo di dire che la risposta alle domande sopra esposte non è
così certa, così come il valore dell'operato ambientalista è tutto da
verificare.

Infatti, continuando con le tradizionali pratiche ambientaliste senza
mai affrontare l'origine dei problemi ambientali, sarebbe a dire la
lotta per la supremazia planetaria, per la sopravvivenza, la quale
conduce inevitabilmente ad una economia, una demografia ed una
tecnologia ipertrofiche, le cose continueranno a peggiorare ed il
male diverrà sempre più avanzato, profondo, radicato, sempre meno
gestibile, sempre meno rimediabile. Proprio come per chi, essendosi
ammalato, si limita a curare i suoi sintomi con qualche pasticca,
continuando tranquillamente la sua vita dissoluta. E' chiaro che non
solo non guariranno, tanto il tizio dell'esempio quanto il mondo, ma
entrambi andranno incontro ad un tragico destino.

Senza contare che il prodursi in mille furbizie ecologiche, ad
esempio nell'ambito della riduzione dei consumi, ci porterà, una
irresponsabile visione limitatamente ambientalista ci sta di fatto
già portando dritto, verso una vita di stenti collettivi ed infine
morte certa.

Continuando a basarsi su principi ecologici buoni, sì, perfino
ottimi, ma limitati, parziali, senza mai presentare una adeguata
soluzione al problema di fondo, alla guerra economica globale, senza
mai porre fine alla crescita demografica, nè ad una rincorsa
tecnologica tanto frettolosa quanto rischiosa, ci ritroveremo con
sempre meno terra, con sempre meno spazio, con sempre meno acqua,
meno cibo, meno aria, pro capite, fino all'esaurimento totale, tale
che una fine veloce dovuta alla sopraffazione compiuta da un altro
popolo ci parrà infine una vera liberazione.

L'ambientalista, e l'amministratore "consapevole", che iniziano a
ridurci l'acqua, l'energia, lo spazio (presto anche il cibo, e l'aria
già ora, visto che si sbracciano e si sgolano per infilarci un
riduttore di flusso al rubinetto dell'acqua ma non spendono una sola
parola in favore di misure di certo più giustificate, opportune e
significative, come quella del razionamento dei carburanti ad uso
stradale privato), non è di fatto soltanto colluso col sistema che
dichiara di voler cambiare, ma lo peggiora pure, in quanto mentre il
sistema vuol farci crescere, vuol farci arricchire perfino di più di
quanto si possa sopportare, l'ambientalista e
l'amministratore "evoluto", continuando a seguire la teoria che hanno
preso per buona, finiranno al contrario per ridurci, per restringerci
in angustie sempre di più. Davvero non si sa chi sia peggio: il male,
od il rimedio che pretende di curarlo!

La coscienza ambientale dovrebbe condurci ad essere più ricchi di
risorse senza minimamente intaccare il sistema naturale. Questo è il
motivo primario, il significato ultimo, la ragion d'essere
dell'ecologia e del risparmio in genere. Ecologia e sobrietà
dovrebbero rendere l'essere umano più ricco a parità di risorse.
Essere giudiziosi, risparmiosi è un atteggiamento che frutta,
permettendoci di fare parecchio con poco e di goderne a lungo.

Quest'atteggiamento, questa coscienza, quantomeno in nucis,
quantomeno in una certa misura, è presente in ognuno di noi. Si
tratta di preziose consapevolezze che fanno parte del nostro essere.
Risparmiare è una parola sacra, perchè appunto permette ad un essere
vivente di vivere più a lungo e meglio con ciò di cui dispone.

Allora per quale motivo dobbiamo diffidare dell'ambientalismo (cosa
saggia del resto da fare con qualsiasi "ismo")?

E' presto detto. Il risparmio ben venga quando è un fatto istintivo,
genuino, naturale, ma guai quando esso diviene un comportamento
propagandato da un amministratore, da un gruppo, da una società, da
uno stato, al fine di mantenere immutati quegli stessi comportamenti,
quegli stessi sistemi che stanno causando la ristrettezza.

Guai, guai infiniti, guai disastrosi, guai terrificanti, se un
amministratore, un gruppo, una società, uno stato, invece di
profondersi per interrompere i comportamenti che causano la povertà,
invece di avventarsi, spalancate fauci, contro pratiche economiche
che sono una vera piaga per l'intero Pianeta, come il turismo, la
moda, lo sport, la pubblicità, attività che da sole rappresentano una
enorme fetta nel quadro dissipativo globale, iniziano invece a darsi
da fare per impoverire ognuno dei componenti della collettività,
ognuna delle singole persone che la compongono, al fine di poter
continuare immutati quei comportamenti massicci che invece andrebbero
seriamente incriminati.

L'ambientalista e l'amministratore "responsabile" che ci dicono di
risparmiare energie e risorse e non avvertono né noi né il resto del
mondo del danno demografico (ormai non si tratta più di un pericolo
ma di un incalcolabile danno accertato) e di altre simili inezie,
coloro che vogliono ridurre l'acqua al nostro rubinetto, oscurare le
luci delle nostre case, coloro che ci fanno cambiare una marmitta
catalitica dopo l'altra, che oltraggiano la sacra intimità della
nostra abitazione per verificare che la nostra caldaia non fumi
troppo, alla faccia di qualsiasi garanzia di privacy e
giustificazione tecnica, e non ci suggeriscono invece di non far
figli, e non spendono una sola parola per fermare il turismo, la
moda, lo sport, la pubblicità, ma anzi sono letteralmente culo e
camicia con gli autori di tali scempi, ci stanno praticamente
condannando a lenta ma inesorabile morte per miseria all'ennesima
potenza.

Una persona che prima non abbia fatto il possibile, e che non
continui a farlo senza tregua, senza posa, senza arrendersi mai, per
disperdere la generale omertà, per rendere edotti gli altri della
tremenda situazione demografica e di quant'altro si debba sapere, non
ha alcun diritto, bensì può solo vergognarsi, anche solo di paventare
l'idea di spingere l'individuo a consumare di meno.

Spingendo le persone a ridurre il consumo dei beni fondamentali della
vita, senza mai spendere una sola parola contro massicce superfluità,
l'ambientalista e l'amministratore all'ultimo grido di fatto
tracciano una ben precisa quanto pericolosa, di sicuro tragica, linea
di condotta statale. Poichè per gli stati sono vitali tanto l'energia
quanto le risorse ai fini della vittoria finale nel conflitto globale
in corso, non ci metteranno nulla ad istituire un ferreo
Ambientalismo di Stato (per altro già iniziato) che ce la farà
passare molto, molto brutta a tutti quanti.

Dite la verità:
quanti ambientalisti,
quanti amministratori
avete sentito pronunciarsi
in favore dello stop
alla crescita della popolazione?

E' indegno. E' meglio non soffermarsi sulla faccenda, sul vergognoso
comportamento di chi pretende di rintuzzarci in angoli sempre più
ristretti, bui e freddi, e finirà col suo pensiero ed operato per
assetarci, per affamarci, senza minimamente prodigarsi per fermare la
crescita della popolazione, senza mai dare quello sguardo alla
politica internazionale che potrebbe chiarire e risolvere tutto d'un
sol colpo, senza mai prendere posizione contro mastodontiche pratiche
economiche immorali:

http://prendere-posizione.hyperlinker.org

E' vergognoso. Costoro stanno creando i presupposti per, stanno
facendo nascere, una vera dittatura ecologista planetaria.

Ma andiamo avanti. Concentriamoci sulle vere soluzioni, sui buoni
comportamenti, non su patologiche, riprovevoli, ignobili carenze ed
espressioni umane.

Innanzitutto ricapitoliamo le due linee guida per un corretto
intervento ecologico:

- tanto quella del risparmio quanto ogni altra buona pratica,
scoperta, invenzione ecologica deve venir concessa ed esportata alle
Istituzioni finalizzando chiaramente, decisamente il proprio apporto
ai fini dello stabilirsi di una pace globale economica, demografica,
tecnologica, da ottenersi tramite i patti di autocontenimento od
altro mezzo, se qualcuno riesce a trovar migliore idea.

- la tendenza al risparmio, alla riduzione dei consumi, è cosa buona
a patto che non si leda, che non si tocchi minimamente la sfera dei
bisogni fondamentali e della privacy della persona, la quale persona
da ogni nostra azione deve essere arricchita e non invece impoverita,
concentrando invece la propria azione su situazioni di ben più
pesante consistenza.

Stop alla crescita demografica.

Avendo l'obiettivo finale di ricondurre i territori locali e globali
ad una densità demografica ottimale, permettendo alle popolazioni di
diminuire gradatamente per il naturale ciclo della vita:

http://densita-demografica-ottimale.hyperlinker.org

E riguardo al far figli, si smetta di pensare alla riproduzione come
ad un fatto privato. Ormai trattasi più di fatto sociale che
individuale. E' indicativo pensare al rapporto tra il tempo che un
figlio passa oggi coi genitori ed il tempo che detto figlio trascorre
nella società. E' indicativo pensare anche all'impatto che detto
figlio avrà sull'ambiente e quindi sulla società. Per la qual cosa,
essendo passato in secondo piano l'aspetto privato rispetto
all'aspetto sociale, oggi è possibile, nonché urgente, intervenire
regolamentando le nascite.

Regolamentare, razionalizzare le nascite è cosa buona, perché nessuno
ne soffrirà. (Al contrario che se saremo costretti a razionare acqua,
cibo, etc.). Se si teme per la propria sfera affettiva, invece di
fare un figlio si decida di adottare l'intera Umanità. Non figli, ma
opere di bene.

Stop alla crescita economica.

La vera festa comincia ora. Rinunciando al superfluo impostoci dai
pubblicitari, avremo tutto ciò che ci serve lavorando una parte di
quanto lavoriamo oggi, e dedicandoci per il resto del tempo al
superfluo che piacerà a noi stessi.

Ma tali due questioni, demografica ed economica, non sono temi da
affrontare nemmeno lontanamente da soli. Non possiamo ridurre le
nascite e l'economia unilateralmente, altrimenti altri popoli che si
saranno mantenuti prolifici e con una economia d'attacco ci
invaderanno e massacreranno tutti senza pensarci due volte, bensì
pure divertendosi a farlo.

Per quanto riguarda la tecnologia il discorso cambia un po': farla a
volontà purché insieme, non più in uno stretto regime di mercato
bensì quanto più sia possibile in cooperazione, e quindi con un
discernimento oggi impossibile causa la continua rincorsa tra stati,
al fine di mantenere uno stabile equilibrio tecnologico.

Concentriamoci allora sulla richiesta di

PATTI INTERNAZIONALI
DI AUTOCONTENIMENTO
ECONOMICO, DEMOGRAFICO,
E TECNOLOGICO

Una volta che avremo finalizzato ogni briciola, ogni goccia di
risparmio a questi Patti, ed ogni nostra azione, ogni pensiero, una
volta che avremo ottenuto un primo passo in questa direzione,
potremo, allora sì, con tutte le nostre capacità e forze, profonderci
con ancor più convinzione e vigore nella pratica del tradizionale
pensiero ecologico basato sul risparmio. Ciò che risparmieremo prima
d'allora purtroppo non andrà, non sta andando, all'ambiente né ad una
giusta causa, bensì ai vari bush, blair e berlusconi (e possiamo dire
anche ai prodi, tanto è la stessa cosa), ai loro corrispettivi
orientali, ed alle loro politiche di espansione.

Non c'è altro da fare. Tutti i mille e mille disastri ambientali, ma
pure gli infiniti soprusi, le ingiustizie, le violenze ... Tutto è
dovuto al fatto che tanto le masse popolari votanti quanto i Governi
devono ancora prediligere, far avanzare e porre al potere le persone
più aggressive, più voraci, più violente, meno sensibili, stupide
quanto si vuole purché risolutive, conquistatrici, captive, all'unico
fine di cercare di vincere la guerra per la supremazia globale e
poter così sopravvivere sulle ceneri altrui.

Ma non basta.

Oltre a trovare giusta soluzione al conflitto globale, realizzando
una pace economica, demografica, tecnologica, occorre spazzar via
anche l'altro grande, immane mostro che tiene avvinto l'intero nostro
Pianeta: l'impiego pubblico assegnato a vita alla persona,
l'abominevole organizzazione statalista che crea uno stato
completamente separato, disgiunto dai cittadini, e che fà da
squilibrato, storto fondamento per tutte le società del mondo, un
sistema sinonimo di accaparramento ed esclusione, alimento e supporto
per ogni corruzione, per ogni potere alterato, che rende estremamente
difficile, se non proprio impossibile, il pur minimo positivo
mutamento.

Al suo posto va presto istituito un equo impiego pubblico a rotazione:

http://equo-impiego-pubblico-a-rotazione.hyperlinker.org

una equilibrata, retta, salda base su cui rifondare le nostre società.

Eliminando i due mali alla radice, causa ed origine della stragrande
maggioranza dei problemi d'oggi, tutta la miriade di sofferenze che
deriva da essi troverà automaticamente immediato sollievo ed in breve
definitiva guarigione.

Senza perseguire i Patti di AutoContenimento, senza introdurre il
Pubblico Impiego a Rotazione, cercando di porre rimedio agli infiniti
problemi causati dal conflitto globale e dall'assegnazione a vita dei
pubblici ruoli, continuando a considerar i guai del mondo come
fossero indipendenti, distaccati, separati da tali mali di base, non
potremo che perdere su tutta la linea.

Strategia:
è solo e pura
questione di strategia.

Se cerchi di afferrare mille paperi che scappano e svolazzano da ogni
parte, finirai per non prenderne nemmeno uno. Se persegui,
costantemente, incessantemente, implacabilmente, instancabilmente,
una sola coppia di possenti draghi, i due mostri che accoppiandosi
generano il 99% dei problemi d'oggi, e fanno scappar via i paperi,
finirai per catturar gli uni e salvar tutti gli altri.

Chi, non disponendo di una visione chiara, e tantomeno di un piano,
di un progetto, vuol continuare, vuol passare tutta la sua vita, a
correr dietro ai paperi, faccia pure. Peggio per tutti.

Per fortuna non siamo eguali. Tutt'altro.

Potendo ognuno scegliere un obiettivo alla propria altezza, dobbiamo
sperare che vi sia ancora qualcuno tra noi grande abbastanza da far
tremare un drago, anzi: due.


danilo d'antonio

Laboratorio Eudemonìa
Via Fonte Regina, 23
64100 Teramo - Italy


http://paperi-e-draghi.hyperlinker.org


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