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Clima
* - 08.02.2006


Ondate di gelo in Italia, da cosa dipendono?


Neve In climatologia si parla sempre più spesso di teleconnessioni, ovvero di complesse interazioni fra ciò che avviene in atmosfera e negli oceani e il clima e la meteorologia - ossia il tempo atmosferico - in regioni lontane fra loro. Esempio tipico è El Nino, un fenomeno di riscaldamento della superficie dell’Oceano Pacifico tropicale che influenza anche il tempo meteorologico in regioni lontane, quali l’Europa e il bacino del Mediterraneo.
Più vicino a noi, sull’Oceano Atlantico, si forma un dipolo di pressione atmosferica, misurato come differenza di pressione fra l’Islanda e le Azzorre, chiamato NAO (North Atlantic Oscillation), che determina il bello e il cattivo tempo sull’Italia. Questo fenomeno agisce soprattutto in inverno, lasciando entrare o meno le perturbazioni nella regione mediterranea, determinando la quantità di pioggia che cade sull’Italia.
Il fenomeno di interazione fra diverse zone della atmosfera al quale abbiamo assistito negli ultimi giorni è invece legato a quanto avviene nella parte più alta dell’atmosfera, la stratosfera, a oltre 15 km di quota, più in alto cioè rispetto a dove volano gli aerei nelle trasvolate oceaniche.
In tale strato di atmosfera la temperatura aumenta con la quota, anziché diminuire come avviene nello strato più basso, detto troposfera. A volte, tale strato superiore si surriscalda e dà luogo al fenomeno chiamato Strat Warming. In corrispondenza di questo riscaldamento si hanno notevoli ondate di freddo al suolo, come è accaduto nelle ultime settimane, in Russia, nell’Europa centro-orientale, mentre a sud, l’Italia e la Grecia sono interessate da intenso gelo.
Come funziona questa meccanismo?
Durante un periodo di Strat Warming aumenta, a bassa quota, lo scambio di masse d’aria nella direzione meridiana, ovvero Nord-Sud, e diminuisce lo scambio zonale, ovvero Est-Ovest. L’accentuarsi della circolazione meridiana permette che vi sia irruzione di aria fredda, polare-siberiana, con notevoli abbassamenti di temperatura, mentre in altre zone vi è un altrettanto notevole riscaldamento, con richiamo di aria calda.
Questo diverso comportamento di regioni pur vicine è dimostrato dal fatto che, mentre in Europa centro-orientale, Russia, Mediterraneo si era invasi da aria fredda siberiana con neve persino in sud Italia e Grecia, allo stesso tempo le coste della Norvegia, il centro-sud Finlandia erano interessate da aria calda, tanto che alle Svalbard, isole che si trovano a 80N di latitudine, la temperatura era sopra lo zero, fatto inaudito per quelle regioni in questo periodo dell’anno!
Persone sotto la neveMa come fa la parte più alta della atmosfera a interagire con la parte più bassa? Ovvero come funziona questa teleconnessione?
Una risposta chiara ed esaustiva non esiste ed il fenomeno è ancora in fase di studio. Quello che sappiamo è che, guardando alla situazione termica della stratosfera, situazione che di solito perdura per lungo tempo e interessa un’area molto vasta, siamo in grado di prevedere un susseguirsi di ondate di freddo sull’Italia, pur con brevi interruzioni come in questo scorcio di fine gennaio su gran parte della nostra Penisola, eccetto il Nord.
Le ondate fredde che si sono verificate nei mesi di gennaio, febbraio e finanche in marzo negli ultimi anni sono molto simili in intensità, durata e numero totale di giorni freddi a quelle verificatesi nel secolo scorso e questo ci porta a concludere che esse non siano effetto di un “the day after”, ovvero di un progressivo, seppur lento evolversi del clima verso un’era glaciale, ma che il meccanismo che le innesca sia del tutto naturale, pur se ancora poco noto.
L’istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr, sta effettuando ampie e dettagliate ricerche in questo settore sia sulle ondate di freddo intenso invernali, e sulla loro teleconnessione con lo Strat Warming, che su quelle, di altra origine, di calore estivo, legate invece all’afflusso di aria calda tropicale proveniente dall’Africa. Entrambi i tipi di ondate, pur se molto diversi, sono infatti prodotti da complessi meccanismi di teleconnessione fra fenomeni atmosferici, che avvengono in regioni spesso lontane fra loro e che sono ancora poco noti.

Marina Baldi


Per saperne di più: sezione di Roma dell’Istituto di biometeorologia del Cnr, tel. 06/49937680, e-mail: baldi@ibimet.cnr.it


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