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Ritorno alla differenza
* - 07.02.2006


A proposito di Unipol e del mondo cooperativo
Aurora Sorsoli


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Sono dipendente di Unipol Banca, socia coop, assicurata Unipol e voto a sinistra; questa è la mia fotografia, come dire: quello che sta succedendo a proposito di Unipol e del mondo cooperativo, mi riguarda.

Il mio percorso è stato dentro i movimenti di lotta nelle fabbriche negli anni 70, e nel movimento delle donne; qui ho imparato a fare della differenza un punto da cui partire nell'assunzione del confronto, del dialogo e nelle cose da fare; misurami con l'originalità che questa pratica, riconoscendo le differenze anziché negarle, mi ha dato libertà

Il mondo della cooperative, così come è nato ed è cresciuto fino agli anni 70, era un po' questa cosa: fare economia, mercato, impresa ma nella differenza e nell'originalità della realtà che l'orizzonte cooperativistico presupponeva e comportava. Una realtà di donne e uomini che si mettevano insieme per rispondere a bisogni e necessità propri e di altri, senza passare da sfruttamento o ambizioni inesauribili di profitto.

Oggi, nel mondo delle cooperative convivono anime diverse; cooperative sociali e di consumo che mantengono fede all'origine e cooperative di comodo , soprattutto nel settore del lavoro interinale, che di fatto colgono in questa forma societaria un'opportunità di guadagno; in mezzo ci sono le grandi cooperative storiche che, per dimensione hanno necessariamente dovuto fare i conti con "il mercato" e "la finanza" aprendo contraddizioni che non sempre trovano un esito felice..

Il destino ha voluto che fossi "venduta" ad Unipol in conseguenza di questo grande mercato di acquisto e vendita di pezzi di banca, lavoratori compresi, che ha caratterizzato il settore negli ultimi anni. Per un attimo mi è parsa quasi un'opportunità; forse il mio lavoro poteva trovare un senso, ciò che sono e ciò che faccio non sarebbero stati più in contraddizione?

Non è stato cosi, lavoro per una s.p.a. che sta a pieno titolo sul mercato bancario e perciò, in questa logica, io dico, l'operazione di scalata a BNL , operazioni finanziare ecc fatte da Unipol hanno la stessa legittimità di altre operazioni simili.

Stupisce che a volerne distruggere il senso sia proprio quella parte politica che ha fatto del mercato, della finanza e della spregiudicatezza la sua pratica politica. Non mi sfugge ovviamente il fatto che l'attacco di oggi, fatto in grande ,stile sia essenzialmente strumentale alle campagna elettorale ma, proprio questo, sollecita la mia reazione; voglio dire che l'attacco fa leva, molto furbamente, sul malessere che attraversa me e altri/e come me

Non capisco lo scandalo per il fatto che il mondo delle cooperative sia ritenuto molto vicino ai partiti della sinistra è un dato di per se ovvio ed è sempre stato cosi, nascendo le une in quel mondo di lavoratori che cercavano di sottrarsi allo sfruttamento capitalistico e di darsi delle possibilità alternative, a cui ,per idealità e condivisione, sono strettamente legati, dalla nascita, i partiti di sinistra. Ad ognuno il suo mondo di riferimento mi stupirei del contrario .
Mi chiedo invece cosa è successo per cui, sia nel mondo cooperativo, che in quello dei partiti di sinistra, si siano persi i moventi originari e prevalgano le logiche dell'economia "di mercato" come se una paura paralizzante ci avesse sospinto a mediazioni così basse da non farci più intravedere alternative .

E qui ritorno alla differenza, quella che ha segnato la nascita del movimento cooperativo ma anche di partiti della sinistra, che nel percorso degli ultimi anni non si è più fatta agire nella sua originalità.

Io penso che "il mercato"non sia necessariamente quello imposto dalle regole prevalenti, dove sopraffazione, spregiudicatezza e disonestà dirigono il gioco.Il mercato può essere uno spazio di frequentazione, di scambio rispettoso, dove, con coraggio, trovano espressione le differenze di impostazione o di azione, che animano i diversi protagonisti, individui o imprese che siano, italiani o stranieri.

In quest'ottica e fuori dall'idea di un mercato unico e immodificabile, penso, per esempio, che una banca o un'assicurazione potrebbe adottare veramente un codice etico. Questo significherebbe non avere come unico obiettivo la realizzazione sempre di maggiori profitti, ma, invece, di sostenere i cooperatori, i clienti con finanziamenti in favore di imprese produttive, ai giovani, alle famiglie , al nuovo mondo degli immigrati ecc con costi capaci di rompere "il cartello" che di fatto esiste in Italia sui prezzi dei servizi bancari e assicurativi. Sono convinta che una impostazione di questo tipo farebbe "mercato", non ridurrebbe ,come si teme, alla marginalità o alla cancellazione, ma permetterebbe di fare concorrenza vera, di qualità, rispettosa delle imprese umane e sociali, proprio in sintonia con l'originalità storica dell'idea e della realtà cooperativistica .


In fondo non mancano esempi eccellenti, penso alla banca inventata da una donna indiana che con il microcredito ha sostenuto migliaia di donne e di famiglie, o alla stessa Banca Etica che negli ultimi anni sta crescendo anche in Italia incontrando il favore anche di molti risparmiatori.
Come dire che le differenze possono innescare, anche nella concorrenza, una dinamica virtuosa a vantaggio dell'intero sistema e che invece la tensione ad uniformarsi, obbligata o volontaria che sia, , livella sempre al ribasso.


Ora che le indagini faranno il loro corso, noi "popolo della sinistra""noi dipendenti dell'Unipol" "noi soci delle cooperative" raccogliamo la rabbia per essere attaccati sul piano morale ed etico, ma siamo però anche di fronte ad una opportunità: quella di imparare a confrontarci con il mondo dell'economia, della finanza, le cui dinamiche e contraddizioni ci interrogano e, che ci piaccia o no, sono saldamente intrecciate con la nostra vita.


Sono necessarie idee e pratiche nuove, sostenibili e socialmente responsabili, per uscire dalla sottomissione e dalla logica di sfruttamento e di guadagno a qualsiasi costo.


In altri termini e come dice la politica delle donne, non si tratta di contrapporsi al mercato, o, peggio di adeguarsi, ma di andarci nell'interezza dell'umanità che siamo, che al pari dei soldi, per orientare la propria vita, ha bisogno di significati e di senso. Insomma, io dico, autorizziamoci ad essere diversi chiamando le differenze a misurarsi anziché scendere sul terreno delle compatibilità imposte dal mercato altrui


http://www.libreriadelledonne.it/news/articoli/contrib030206.htm




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