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Il nuovo lessico familiare
* - 17.11.2004


Il nuovo lessico familiare

Allargata, allungata, lunga. E’ così che sempre più spesso viene definita la famiglia sulle principali testate nazionali. Perché la società si trasforma e con essa anche la lingua. Un cambiamento, quello lessicale, che può essere efficacemente tratteggiato grazie al monitoraggio compiuto dall’Osservatorio neologico della lingua italiana, coordinato da Giovanni Adamo e Valeria Della Valle presso l’Istituto per il lessico intellettuale europeo e la storia delle idee (Iliesi) del Cnr, diretto da Tullio Gregory.
“Alla ‘famiglia allargata’, che riunisce cioè in vario modo i membri dei nuclei familiari che si formano a seguito di matrimoni, divorzi e nuove unioni, si affianca ora il concetto di ‘famiglia allungata’, ossia quella in cui genitori e figli vivono sotto lo stesso tetto molto più a lungo”, spiega Adamo. “Ma già nel 1986”, prosegue il ricercatore, “aveva fatto capolino la ‘famiglia lunga’, espressione del tutto equivalente, che indica una famiglia che continua a ospitare i figli più a lungo del normale per la difficoltà che incontrano nel trovare lavoro e per mancanza di stimoli a realizzare una propria sistemazione autonoma”.
I cambiamenti sociali fanno nascere anche nuovi esperti; compare, per esempio, il ‘famigliologo’, che si occupa di studiare le tendenze e i fenomeni sociali relativi alla famiglia. Tra le professioni recenti c’è invece il ‘mediatore familiare’, al quale è affidato il compito di dirimere le controversie all’interno della famiglia.
Parole nuove nascono, inoltre, da fenomeni emergenti. “La sempre maggiore diffusione di adulti che mostrano di non voler crescere e di volersi sottrarre alle loro responsabilità”, chiarisce Della Valle, “ha generato il termine ‘adultescente’, per indicare una persona adulta che adotta modi giovanili, da adolescente, o anche ‘simil-giovane’, per definire chi si atteggia a fare il giovane senza esserlo più”.
A questi neologismi vanno aggiunti i ‘nutelloni’, definizione scherzosa che si riferisce alla generazione dei giovani cresciuti mangiando Nutella, e, in senso figurato, ai ragazzi che appaiono sprovveduti o in difficoltà di fronte alle scelte e all’assunzione di responsabilità.
Anche attorno al mondo dei più piccoli c’è un proliferare di parole che rivelano l’attuale e preoccupante tendenza a enfatizzare la figura e il ruolo del bambino nella società: si va così dal ‘bambinismo’ alla ‘bambinocrazia’, dalla ‘bambinizzazione’ all’ ‘infantocrazia’.
Una conferma in più, se ce ne fosse bisogno, che la lingua non è un universo a sé stante, ma uno strumento vivo che assorbe e riflette interamente quello che avviene nella vita e nella società.

Rita Bugliosi


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