Le radici dell’Integrazione Scolastica

16 maggio 2003 – Circolo Didattico di Ardea 2

41° Distretto Scolastico Pomezia – Ardea

"La giornata del disabile"

L'inserimento del bambino handicappato nella scuola di tutti è un problema nato e sviluppatosi in Italia, soprattutto negli ultimi decenni. Infatti, nei periodi precedenti e, in particolare dall'Unità d'Italia fino agli anni '60, l'educazione e la formazione di tali alunni veniva affidata ad opere di carità, ad organismi ed enti a carattere privato, e, solo in alcuni casi a strutture pubbliche. Il primo intervento diretto dello Stato si deve alla tenace opera di due giovani ciechi AUGUSTO ROMAGNOLI ed AURELIO NICOLODI. Il loro intenso lavoro ha portato, nel 1923, all'emanazione di due importanti RR.DD. In effetti, Romagnoli e Nicolodi avevano come obiettivo primario il pieno riconoscimento giuridico del cieco come persona in grado di produrre e che il cieco, come ogni altra persona, è un soggetto educabile. Lo Stato, si assunse così, l'onere di disciplinare tutto ciò che ha attinenza con l'educazione speciale dei ciechi. Successivamente con la Circolare Ministeriale n. 1771/12 dell'11/03/1953, viene a delinearsi e a chiarirsi la differenza tra classi speciali per minorati e scuole di differenziazione da un lato, e classi differenziali dall'altro. Infatti, la Circolare così spiega:
" Le classi speciali per minorati e quelle di differenziazione didattica sono istituti scolastici nei quali viene impartito l'insegnamento elementare ai fanciulli aventi determinate minorazioni fisiche o psichiche ed istituti nei quali vengono adottati speciali metodi didattici per l'insegnamento ai ragazzi anormali, es. scuole Montessori. Le classi differenziali, invece, non sono istituti scolastici a sé stanti, ma funzionano presso le comuni scuole elementari ed accolgono gli alunni nervosi, tardivi, instabili, i quali rivelano l'inadattabilità alla disciplina comune e ai normali metodi e ritmi d'insegnamento e possono raggiungere un livello migliore solo se l'insegnamento viene ad essi impartito con modi e forme particolari".

Nel 1962 si ha il primo intervento organico dello Stato nell'ambito delle scuole speciali (legge n. 1073 del 24/07/62), il quale però non riguarda l'ordinamento scolastico, ma lo stanziamento di fondi "per il funzionamento, l'assistenza igienico-sanitaria e le attrezzature per le classi differenziali nelle scuole statali e per le classi di scuola speciale da istituire anche nei comuni minori". Con la legge n.1859 del 31/12/1962 si ebbe l'istituzione della scuola media unica, obbligatoria, gratuita che rappresenta la vera svolta nel sistema scolastico dal dopoguerra in poi. L'art. 11 prevede classi di aggiornamento per gli alunni che presentano difficoltà di apprendimento, mentre l'art. 12 prevede l'istituzione di classi differenziali per alunni disadattati scolastici. La Circolare Ministeriale del 9 luglio 1962, auspicava l'incremento di tutte le scuole atte ad accogliere alunni handicappati e poneva l'accento su un'appurata selezione al fine di escludere "gli scolari che possono trarre profitto da un buon insegnamento individualizzato nella scuola comune. . . Ai maestri che non abbiano una preparazione specifica possono essere affidate soltanto le classi differenziali nelle quali saranno accolti gli alunni le cui anomalie sono tali da prevedere un facile e rapido adattamento alla scuola comune".

Per quanto riguarda la scuola materna statale, il problema dei bambini handicappati viene trattato nella legge del 18 marzo 1968, n. 444: "Per i bambini dai tre ai sei anni affetti da disturbi dell'intelligenza o del comportamento, da menomazioni fisiche o sensoriali, lo Stato istituisce sezioni speciali presso scuole materne statali e, per i casi più gravi, scuole materne speciali."
Nel 1968, però viene a formularsi una forte polemica riguardo alle classi differenziali: si accusava la scuola di aver ghettizzato coloro che per particolari ragioni non erano simili agli altri. E' in questo periodo che si comincia a parlare di "inserimento" del bambino handicappato nella scuola di tutti. Si cercava così con nuovi metodi, nuovi ordinamenti e con l'introduzione degli organi collegiali, di attuare quanto viene sancito dalla Costituzione: "La scuola è aperta a tutti". D'altra parte, come potevano essere educati all'accettazione del diverso e a sentimenti di sincera solidarietà quei bambini e quei ragazzi delle scuole normali che diventavano uomini senza aver mai parlato o giocato con un loro coetaneo colpito da una minorazione?.

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