Una disposizione della Dirigente

Domanda Mio figlio, III anno di scuola superiore, dotato di sostegno, sta attraversando un momento emotivo e relazionale molto delicato. Rendendoci conto della sua depressione, abbiamo richiesto un incontro a scuola con i docenti e il medico che lo segue. Nel frattempo si è verificato un increscioso episodio in cui mio figlio ha aggredito una compagna, per un motivo circostanziale, visto che il suo carattere non è violento né aggressivo(non ci sono stati ferimenti). La Dirgente ha imposto di tenerlo a casa per diversi giorni(senza sanzione disciplinare), nonostante il ragazzo sia non solo pentito, ma fortemente accorato,diciamo pure disperato per l'accaduto. Sia la neuropsichiatra che noi riteniamo la misura fortemente rischiosa per un peggioramento depressivo del ragazzo, ma la Preside è stata durissima, chiedendo n cambio un certificato in cui si attesti che è "guarito dalla depressione". Io e mio marito siamo psichiatri, e ci è sembrata una richiesta incongrua, tra l'altro lo stato del ragazzo è molto sensibile a un pesante vissuto di esclusione e di fallimento che lo sta appesantendo in questi giorni. Ha anche scritto una lettera di scuse ai compagni e alla Preside, che non ha ritenuto opportuno leggerla(l'ha messa ad un angolo del tavolo). Abbiamo obiettato che,lungi dal farlo "guarire"(!) tenerlo a casa, rimandando a noi la spiegazione dei motivi e la totale responsabilità di una garanzia di assoluto recupero, visto che molto potrebbe dipendere da come può essere riaccolto,potrebbe caricarlo di sentimenti difficili da sostenere, con risultati difficlmente prevedibili.La Dirigente è stata però molto impositiva e rigida, a tal punto da dirci "potete sempre portarlo in un'altra scuola". Abbiamo saputo che questa Preside ha rifiutato a settembre l'iscrizione di un ragazzo disabile. Mi chiedo, siamo noi che chiediamo troppo, siamo in torto? Siamo angosciati perché non è togliendogli il diritto allo studio(a cui lui tiene tantissimo) "guarirà la sua depressione". Siamo persone collaborative, ma ci siamo trovati di frnte a un muro. Grazie dell'attenzione.Anna
Risposta Casi di reazioni violente di alunni con disabilità sono frequentissimi. Prima  di irrogare sanzioni disciplinari o cautelative come la sospensione, ritengo doveroso procedere ad una riunione di GLH operativo con la presenza  indispensabile della famiglia e degli operatori dell'ASL, psicologi o neuropsichiatri infantili che seguono il caso. Qualora si concordi per una breve sospensione al fine di far comprendere l'importanza di evitare scatti violenti, occorre monitorare l'umore dell'alunno per verificare se l'allontanamento da scuola produce gli effetti positivi voluti o invece non inneschi processi involutivi. In tal caso, occorrerebbe una nuova riunione urgente del GLH operativo che riveda la situazione ed adotti misure di supporto psicologico nella riammissione a scuola. Comunque la situazione non può protrarsi all'infinito, poichè l'art 12 comma 4 L.n. 104/92 stabilisce che nessuna minorazione o handicap può essere causa di esclusione dalla frequenza scolastica.
Salvatore Nocera

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