Risposta ad un articolo pubblicato sul Secolo XIX di Genova

Leggo su “Il Secolo XIX del 3/11/09 a pag. 34 un esauriente articolo di Donata Bonometti intitolato “Handicap, l’esperienza di Genova osservata da tutto il mondo” e mi permetto di dissentire da alcune considerazioni scaturite dall’articolo stesso.

         La legislazione italiana in materia di integrazione scolastica Ŕ unanimamente riconosciuta tra le pi¨ avanzate al mondo ed Ŕ stata indubbiamente il motore principale della piena accettazione e comprensione della persona con disabilitÓ nella societÓ.

Questa piena accettazione e comprensione (=“inclusione”), da ritenersi solo idealmente compiuta, ha fatto grossi progressi concreti.

         La forma di integrazione scolastica per la quale combattiamo ( che Ŕ poi quella garantita dalla legge) Ŕ sintetizzabile in due brevi pensieri:”alunni speciali in classi normali” e “ la gravitÓ della disabilitÓ non pu˛ mai essere motivo di esclusione (scolastica)”.

         In una pubblicazione dell’ormai lontano 1987 della Fondazione Zancan ( ringrazio l’avv. Salvatore Nocera per l’informazione) intitolato “Handicappati gravissimi: Ŕ possibile l’integrazione scolastica ?” veniva criticata l’esperienza genovese delle “scuole polo”. Lo stesso Salvatore Nocera definiva “a gambero”

l’integrazione realizzata mettendo alunni non disabili in strutture con alcuni alunni con disabilitÓ, attuata con l’intento di salvaguardare alcune scuole speciali; la prassi si Ŕ poi estesa a scuole comuni ove gli alunni con disabilitÓ  provenienti anche da ampi bacini di utenza venivano “costretti” a riunirsi in singole scuole ove erano concentrate risorse umane specializzate.

         La critica attuale non Ŕ rivolta ai risultati pratici di alcune scuole polo

ma all’insidioso concetto che possa essere vantaggioso anche per l’utenza concentrare gli studenti con disabilitÓ  in poche scuole magari ipertecnologiche ( dal punto di vista degli ausili):.

         Noi riteniamo che non lo sia.

         Riteniamo sia sempre vantaggioso inserire lo studente con disabilitÓ anche gravissima ( debitamente supportato da assistente alla comunicazione) ed ausili adeguati, insegnante di sostegno per il necessario e presa in carico collettiva da parte di tutti gli insegnanti) in classi normali ed attuare una reale integrazione sociale che possibilmente continui poi per tutta la vita.

Giorgio Genta Associazione Bambini Cerebrolesi Liguria - FISH

PS. Un esempio su come Ŕ difficile concentrare adeguate professionalitÓ in tutti i settori che sarebbero utili  anche in una scuola polo “famosa” Ŕ data dalla foto relativa al citato articolo nella quale si vedono alcuni passeggini “ ad ombrello” che ospitano alunni disabili gravi.

         Tali passeggini  per via della mancanza di adeguata conformazione contenitiva sono considerati tra le maggiori cause di deformitÓ vertebrali , soprattutto se usati a lungo e frequentemente.

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