Un alunno disabile in classe ha effetti positivi sugli altri compagni

Di rolando Borzetti - Interventi - 19.12.2021

SuperAbile INAIL del 06/12/2021

Sono i risultati del “Progetto Ponte”, promosso dai centri di riabilitazione dell’associazione La Nostra Famiglia in alcune scuole medie del comasco e del lecchese

MILANO. Luigi (nome di fantasia) si sente grande da quando può uscire da scuola e fare da solo quel centinaio di metri per arrivare a casa. Per qualsiasi ragazzino di 12 anni è motivo di orgoglio. Ma per lui è addirittura un gran bel traguardo. E ci è arrivato grazie anche al “Progetto Ponte”, promosso dai centri di riabilitazione dell’associazione La Nostra Famiglia con alcune scuole medie del comasco e del lecchese. «Per ogni ragazzino che seguiamo c’è un coinvolgimento della famiglia, degli insegnanti e dell’amministrazione comunale», spiega Elena Mauri, psicologa e coordinatrice del progetto. «Si cerca di creare intorno al minore una rete di collaborazioni, così che ogni passo sia condiviso».
Con il “Progetto Ponte”, iniziato nel 2006, sono stati seguiti finora 95 alunni, dagli 11 ai 14 anni, con un quadro neuropsichiatrico complesso. «Il progetto prevede la frequenza di alcune ore settimanali a scuola e un intenso lavoro educativo in uno dei nostri centri di riabilitazione (a Ponte Lambro o a Bosisio Parini, ndr)», spiega la coordinatrice. «Le attività riabilitative e le ore di lezione si alternano nell’arco della giornata, in modo da favorire e consentire una buona tenuta dei tempi di attenzione e tolleranza alla fatica da parte del ragazzo». L’obiettivo di fondo è che ciascun ragazzino abbia la possibilità di vivere pienamente la sua età. «Noi, gli insegnanti, la famiglia, le associazioni sul territorio lavoriamo insieme per creare un ponte con la scuola», sottolinea. «Creiamo intorno al minore una rete che gli permetta di sviluppare competenze e abilità e gli consenta così di partecipare ai vari ambiti di vita con soddisfazione».

L’équipe de La Nostra Famiglia è formata da alcuni educatori, da uno psicologo, da un neuropsichiatra e dall’assistente sociale. Il progetto ha riguardato finora le scuole medie di Ponte Lambro, Erba, Lurago d’Erba, Asso-Canzo, Merone, Albese e Tavernerio, Cassago Brianza, Molteno, Bosisio Parini, Costa Masnaga, Missaglia e Monticello e Valmadrera. «Abbiamo organizzato anche delle visite delle scolaresche nei nostri centri di riabilitazione», racconta ancora Elena Mauri, «così che gli alunni si rendessero conto di “dove finiscono” i loro compagni con disabilità quando non sono in classe. Sono state belle esperienze, perché tra l’altro hanno capito che anche loro hanno un ruolo nel progetto proprio perché condividono la quotidianità in aula».

La Nostra Famiglia ha anche svolto una ricerca per capire quale impatto ha la presenza di alunni disabili nelle classi. Il campione era costituito da 613 preadolescenti di età compresa tra i 10 e i 15 anni delle scuole dei territori dell’erbese e del lecchese, il 79% dei quali con almeno un coetaneo con disabilità cognitiva o fisica tra i compagni di banco. «Quel che è emerso è che le nostre politiche socio-culturali per l’integrazione e le didattiche per l’inclusione sembrano avere un effetto positivo sulla percezione della disabilità di questi ragazzini», afferma la psicologa. «Viceversa, chi non ha in classe un compagno in carrozzina, con deficit visivo o uditivo o con problemi intellettivo relazionali manifesta mediamente maggior preoccupazione e disagio all’idea di possibili interazioni con, appunto, una persona con disabilità. I rapporti quotidiani con i compagni più fragili e problematici, insomma, permettono di vincere eventuali paure, imbarazzi e perfino pregiudizi». Nella speranza che l’insegnamento sia che la diversità è sempre un valore aggiunto.

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