Tag: Scuola - anno scolastico 2008-2009
Il perchè di un'adesione
Associazione Professione Insegnante - 19-06-2009
Siamo convinti che la nostra opposizione alla delirante politica governativa in materia di istruzione debba proseguire senza sosta, con metodi e forme sempre nuove, a testimonianza del nostro incessante impegno a favore di una scuola pubblica che garantisca qualità all'istruzione e certezze lavorative al personale docente.
Da mesi è in atto quella che si può chiamare "la precarizzazione strutturale della professione insegnante", che fa sì che più nessuno possa sentirsi garantito, né gli insegnanti di ruolo, e men che meno quelli precari, ridotti a fantasmi, confinati da un assurdo decreto alla permanenza nella propria realtà territoriale, oggetto di tagli devastanti e quindi a rischio certo di disoccupazione, mentre altrove ci sarebbe la possibilità di un lavoro o addirittura della tanto sospirata immissione in ruolo.
La scuola della Gelmini: che spettacolo ragazzi!
Susanna Ripanti - 30-05-2009
E' come se d'improvviso il lavoro svolto da migliaia di insegnanti in anni ed anni di dura sperimentazione non contasse più nulla, come se tali sperimentazioni fossero azzerate senza ragione, senza alcuna considerazione di tanto impegno e di tanta energia profusa per migliorare e innovare curricoli scolastici, fermi da tempo, per aggiornarli alle nuove esigenze che via via si stavano ponendo come irrinunciabili agli studenti delle nuove generazioni. Così infatti, sono sorte tante iniziative di sperimentazione che dagli anni Settanta in poi hanno consentito a migliaia di studenti di prepararsi in modo più vicino alle richieste di una società in movimento e in espansione sia dal lato economico sia dal lato sociale e dei comportamenti: licei linguistici, inesistenti nell'ordinamento tradizionale, licei tecnologici per conciliare una formazione classica con una formazione tecnica moderna, istituti tecnici specializzati e avviati ad un confronto aperto e sensibile verso le nuove richieste occupazionali, dotati di laboratori adeguati alle nuove modalità di lavoro nelle industrie e nei servizi. Tanto per fare qualche esempio.
Una seconda vita per la formazione
Benedetta Cosmi, Roberto Maragliano - 24-03-2009
La scuola e l'università vogliono i bravi o i Don Abbondio? "Ripetere i giudizi del Sapegno con la faccia d'uno che i testi se li è letti sull'originale. Li confronta tra loro e li giudica. I professori si contentano che si ripeta quello che dice lui": c'è bisogno di dirlo? Sì, è la (famigerata) Lettera a una professoressa della Scuola di Barbiana, del 1967. Sono passati tanti anni, ma sempre lì siamo. Una scuola come questa (e come quella) non serve a niente, peggio: annienta. Eppure è anche quella scuola lì, quell'idea di scuola che si vuole salvare quando si grida all'invadenza dell'e-learning e delle "nuove tecnologie". E allora, si cambi registro!
I mali della scuola italiana
Lucio Garofalo - 23-03-2009
Se possibile, vorrei riassumere in una sorta di compendio, non "manualistico" ma demistificante, quelli che, dal punto di vista di un insegnante, costituiscono i problemi più urgenti e assillanti che pregiudicano e condizionano molto negativamente la vita e il funzionamento della scuola pubblica italiana.
Probabilmente, nell'immaginario collettivo la scuola è recepita e considerata in modo fallace e distorto a causa di insulsi e banali clichè, ovvero sulla base di facili e comodi luoghi comuni estremamente diffusi tra le persone, ma che in effetti corrispondono a false leggende metropolitane che bisognerebbe provare a sfatare con argomentazioni razionali e persuasive.
Delle mense e altro ...
Paolo Citran - 07-03-2009
Adesso che si pone per capi d'Istituto e segreterie il problema dell'invio on-line dei dati delle iscrizioni, inizierà - immagino - una "battaglia degli organici" che si protrarrà fino ad agosto o giù di lì.

Nella "mia" (pro tempore) scuola (un Istituto Comprensivo) il grosso delle scelte per elementari e medie (pardon: primarie e secondarie di 1°) è andato sulle trenta ore. Io ritengo abbastanza ragionevole un orario di trenta ore settimanali (purché supportato da pomeriggi di recupero ed arricchimento, specie se è senza compresenze) da svolgersi al mattino nell'arco di sei giornate settimanali per cinque ore al giorno.

Se non ché l' universo socioantropologico consumistico e mercantile in cui oggi vivacchiamo ha ormai indotto il "bisogno" del sabato libero per tutti (dal punto di vista didattico a mio parere piuttosto deleterio), essendo ormai nell'imperante pensiero unico della banalità quotidiana, in cui la scuola vera e formativa è un optional, preferibile che le giovani generazioni passino il sabato ai centri commerciali piuttosto che a scuola.
Zeitgeist. L'identità che non c'è
Aldo Ettore Quagliozzi - 06-03-2009
Rientrano dalle finestre spalancate i fronzoli di una scuola che è stata - il grembiulino, il cinque in condotta per il quale si cerca ora una soluzione indolore visto il suo dilagare - ma si continua, all'esterno della scuola, per le vie cittadine sui grandi cartelloni pubblicitari, nelle pubblicazioni quotidiane o settimanali più diffuse e patinate, nei programmi d'intrattenimento o di falsa informazione delle televisioni pubbliche e commerciali. Risulta allora evidente come una politica nuova per la scuola nel bel paese risulterà perdente, se non irrealizzabile, fintantoché essa sarà affidata a forze politico-sociali che non avranno cura a creare argini possenti allo straripare oggigiorno incontenibile dei modelli e delle figure create all'interno del mondo virtuale dei moderni mezzi di comunicazione di massa. Inutile sarà reintrodurre nella scuola "esteriorità" appartenute ad altre epoche e pseudo-soluzioni organizzative e burocratiche. Una politica per la scuola dovrebbe mirare innanzitutto a ricreare l'identità in essa smarrita e non invece ad introdurre in essa modelli che dovrebbero appartenere ad altri ambiti della vita sociale del bel paese. Una politica per la scuola dovrebbe porsi come obiettivo primario ed irrinunciabile la ricerca di quell'identità che non c'è e che eviterebbe ai suoi frastornati protagonisti di porsi "all'inseguimento degli unici maestri che oggi contano: le star"
8 marzo 2009
Dirigente Ipsia Terni - 05-03-2009
La donna è un riferimento ricchissimo in ogni cultura, la sua creatività e sensibilità non meritano apprezzamenti e attenzioni concentrati in un solo giorno dell'anno.
I principi che stanno alla base della parità, dell' uguaglianza, del reciproco rispetto sono valori irrinunciabili in una democrazia compiuta.
Tutto ciò dovrebbe essere ovvio, ma, purtroppo, le cronache quotidiane di violenza alle donne ci ricordano che la strada da percorrere per una completa parità fra i sessi è ancora lunga e irta di difficoltà.
Deontologia professionale o mercato delle vacche?
Paolo Citran - 27-02-2009
Quali sono le strade per una nuova valorizzazione delle potenzialità cognitive dello studente ?

Il binomio di base è sempre quello del rapporto insegnamento/apprendimento, laddove non c'è posto né per il puero-centrismo, né per il magistro-centrismo, né per il mateto-centrismo.

Un triangolo virtuoso è dato dalla mediazione/interazione tra conoscenza e discente, mediazione che si regge su un ago della bilancia, rappresentato dal docente: il docente come esperto della conoscenza, dell'insegnamento, dei processi cognitivi del soggetto discente (e attenzione al processo, non solo al prodotto !) da saper riconoscere e valutare.

Di questo, che è l'essenziale, nei collegi docenti non se ne parla quasi più.

La cultura e l'attenzione alla crescita cognitiva degli allievi sta diventando l'ultimo interesse della scuola, un optional, insomma. E la didattica: notoriamente, non esiste.

Contano anzitutto l'immagine, poi l'autotutela, infine il marketing biecamente mercantilistico che bada all'apparire piuttosto che all'essere, che rispetto ai possibili "clienti" mette in piedi un autentico mercato delle vacche, facendosi le scuole quando possibile reciprocamente le scarpe anziché attivare benefiche sinergie in rete.
Insegnanti e sindacato
Serafina Gnech - 25-02-2009
Molti di noi sentono il bisogno di una forza vera e sana che li rappresenti, una forza che percepisca lo stato di degrado in cui versa la scuola italiana, non lo consideri come un male ineluttabile dei tempi, ma una cosa che può e deve essere contrastata. Non sono i corsi di psicologia che possono risolvere i mali della scuola. La scuola non va medicalizzata, ma recuperata come scuola, come luogo diverso dalla società, un luogo con regole proprie adeguate allo stato di persone che crescono; soprattutto un luogo in cui l'insegnante recuperi in toto il proprio ruolo educativo. E questo ruolo deve essere forte perché il giovane possa crescere in modo corretto. "Nessuno, ci dice l'etologo Konrad Lorenz parlando dei processi che reggono la crescita, si identifica con un essere debole e sottomesso, nessuno è disposto a farsi prescrivere da lui le norme del comportamento...". Possiamo invertire la tendenza? Possiamo fare un'azione sindacale che parta da questa realtà e che abbia alla propria base una riflessione sull'educazione e sulla professione? Non lo sappiamo, ma crediamo che valga la pena di tentare.
Maroni è razzista?
Giuseppe Aragno - 20-02-2009
Non sono armate le ronde di Maroni. Si portano dietro parole pesanti come pietre, ma non sono armate. Disarmato, disarmante, o forse capace davvero di armare la mano, è del resto anche l'onorevole carroccista Bricolo, cravatta e fazzoletto rigorosamente verdi come la bile, quando s'infiamma per stupri rumeni - quelli del maschio italico non sembrano riguardarlo - e per difendere le "nostre donne" se la prende con le immigrate: noi gli stranieri non li vogliamo, via di qui. E non fa differenze: donne, vecchi e bambini.
Conoscere prima di deliberare
Alessandro Cavalli in Nuvole - 19-02-2009
... il più giovane (anzi, la più giovane) ministro dell'istruzione nella storia del paese ha rotto la disattenzione e riportato la scuola sulle prima pagine dei giornali. Le questioni sollevate dalla Gelmini erano ben note ed erano state accuratamente individuate ed elencate nel Quaderno bianco sulla scuola, un prezioso documento prodotto dai ministeri dell'economia e dell'istruzione del precedente governo di centro sinistra. Tra queste questioni, il costo eccessivo della scuola (soprattutto primaria, ma anche secondaria) rispetto agli altri paesi avanzati, sicuramente "fuori misura" soprattutto tenendo conto degli scarsi risultati messi in evidenza dalla ricerche Ocse sulle competenze e gli apprendimenti degli studenti. Cara e inefficace, la nostra scuola: non si può negare che il problema esiste. Una seconda questione: il numero assai consistente di docenti di sostegno per gli alunni diversamente abili. Una terza questione: la formazione iniziale degli insegnanti.
L'elenco potrebbe continuare, ma fermiamoci qui, perché per la tesi che voglio sostenere queste tre questioni sono ampiamente sufficienti.
Una disconnessione mentale e emozionale
Vincenzo Andraous - 18-02-2009
Un indiano bruciato vivo, un altro clochard dopo quello di Rimini, un'altra persona al macero che non faceva male a nessuno, ma rendeva inqualificabile l'arredo urbano.
Perdiamo tempo a domandarci se è xenofobia, razzismo, o più semplicemente è il risultato di una disconnessione mentale e emozionale, e allora dalle università alle scuole secondarie non è più sufficiente arrancare sul compito dell'istruzione pura, ma bisogna affiancare un'azione educativa influente per autorevolezza, che trasmetta l'importanza del legame tra un individuo e l'altro, anche quello solo apparentemente diverso, o spesso, unicamente meno fortunato.
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