breve di cronaca
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Professione Docente - 26-01-2007
Ovvero: che fine ha fatto il contratto scuola?

Scaduto da 12 mesi il contratto di lavoro della Scuola

Contratto: colpevole silenzio


Tacciono tutti, ministro e sindacati confederali, sul rinnovo del nostro contratto, che serve solo a recuperare a posteriori l' aumento del costo della vita. Ma se era immaginabile il comportamento del Ministro, che cosa dobbiamo pensare se su questo argomento continuano a tacere anche i sindacati confederali?

Antefatto

A partire dal 1993, dopo l'accordo sul costo del lavoro tra Governo e Confederazioni, la struttura contrattuale è stata modificata profondamente. In pratica, soppressa la contingenza (un meccanismo automatico che periodicamente adeguava le retribuzioni al costo della vita) e fatti quasi sparire gli scatti di anzianità (si trattava, sino a quel momento, di scatti biennali di aumento dello stipendio del 2,5 %), il rinnovo del contratto di lavoro è rimasta l'unica forma di recupero del potere di acquisto degli stipendi. Inoltre, ora, gli aumenti sulla retribuzione fondamentale, è bene rammentarlo, non possono superare l'inflazione programmata dal Governo, quindi presunta, prevista per il biennio di riferimento, ed il recupero della differenza tra inflazione reale ed inflazione programmata del biennio precedente.

In pratica significa che il contratto serve semplicemente a recuperare a posteriori l'aumento del costo della vita.

Negli anni scorsi, il poco "di più" che si è riusciti ad avere nei contratti è stato determinato dalle economie derivanti dai tagli rispetto ad altre voci relative alla scuola e "riciclati" nella retribuzione, rinforzando il cosiddetto trattamento accessorio, per noi docenti la RPD (retribuzione professionale docenti).

Fatti

La finanziaria approvata per quest'anno invece prevede tagli agli organici, ma non più il "riciclo" di parte dei risparmi nelle retribuzioni. Quanto detto può aiutare a comprendere come la situazione si stia aggravando, anche a causa dei pesanti aumenti del costo della vita seguiti al passaggio all'Euro.

La premessa è una panoramica di ampio raggio necessaria per visualizzare quanto sia pesante il ritardo nel rinnovo del Contratto Nazionale che si sostanzia in un vero e proprio abbassamento degli stipendi. Il nostro datore di lavoro infatti ci richiede lo stesso lavoro a fronte di una retribuzione inferiore in quanto essa non è stata adeguata neppure rispetto all'inflazione.

Ora, abbiamo superato i 12 mesi dalla scadenza del CCNL, ed il primo atto necessario per l'avvio, l'atto di indirizzo, è ancora avvolto nelle nebbie.

Il silenzio del Ministro, sempre pronto a comunicare su tutto, è tombale. Anche i sindacati confederali continuano a tacere e, a quanto ci risulta, non hanno ancora presentato una piattaforma.

La nostra organizzazione ha denunciato, in solitudine, anche il mancato rispetto del contratto biennale 2004/05. Infatti la cosiddetta "coda", prevista dagli articoli 5 e 9 del CCNL biennale è rimasta sospesa: si trattava di una quota dello 0,7% e dei risparmi relativi all'anno 2005 (155 milioni di Euro) derivanti dai tagli di organico effettuati. Non parliamo di grandi cifre, mediamente una trentina di Euro pro-capite!

L'unica riunione effettuata, dopo le nostre formali insistenze presso il Ministero, ha rivelato un sostanziale accordo tra gli altri sindacati ed il Ministero per rinviare la corresponsione delle somme cui avremmo avuto diritto da oltre un anno, nel modesto calderone del nuovo contratto, evidentemente allo scopo di mascherare un po' la povertà delle risorse facendole sembrare più consistenti.

Senza voler estremizzare le polemiche nei confronti di CGIL,CISL e UIL, anche perché riteniamo che, su alcuni argomenti importanti, sia opportuno superare le differenze di vedute e trovare dei punti d'incontro, non possiamo però dimenticare le mancate risposte alla Gilda degli Insegnanti che ha cercato dei momenti di unità tra le forze sindacali, rivolgendo a CGIL,CISL e UIL ripetuti appelli caduti poi nel vuoto, ultimo fra questi lo sciopero di dicembre.

La situazione di difficoltà economica in cui versano gli insegnanti, il fatto che non si provveda neppure a compensare l'aumento del costo della vita, non devono costituire motivi di divisione tra sigle sindacali, bensì uno stimolo propulsivo ulteriore per reagire con forza e decisione.

Non vorremmo essere ripetitivi, dovendo continuare a parlare di silenzi, ma ricordiamo che la nostra Federazione, considerato l'enorme ritardo del contratto, ha chiesto che venisse corrisposta l'indennità di vacanza contrattuale, un istituto che serve per attutire parzialmente la mancanza del contratto.

Se era immaginabile che il Governo avrebbe fatto "orecchie da mercante", evitando qualsiasi risposta, che cosa dobbiamo pensare se su questo argomento continuano a tacere anche i sindacati confederali?

Rino di Meglio

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