breve di cronaca
Editoria scolastica: tra libri di testo morattiani e deregulation
Tuttoscuola - 24-01-2007
A primavera i collegi dei docenti delle scuole del primo ciclo dovranno adottare i libri di testo per il prossimo anno scolastico, e gli editori sono da tempo in fibrillazione.
L'annunciata revisione delle Indicazioni nazionali, come ripetutamente annunciato dal ministro Fioroni, prospetta per il prossimo anno scolastico la probabile introduzione di nuovi obiettivi specifici di apprendimento (OSA). Se così sarà, che senso avrebbe, tra qualche mese, adottare libri di testo di impronta, per così dire, morattiana?
Sarà necessaria una gradualità di applicazione, perché i tempi dell'editoria non consentono di seguire con immediatezza i tempi dei provvedimenti amministrativi.
Ma, oltre a questo nodo di coordinamento organizzativo che il ministero dovrà opportunamente considerare, c'è un'altra questione più "politica" che incombe sui testi "morattiani".
Negli ultimi due anni scolastici alcuni collegi dei docenti hanno rifiutato l'adozione dei testi conformati sugli obiettivi specifici di apprendimento delle norme di riforma, inducendo alcuni editori a rispolverare vecchi testi legati ai programmi scolastici del precedente ordinamento.
Quelle decisioni, circoscritte a casi isolati, potrebbero quest'anno diffondersi in modo più generalizzato, visto che questo affrancamento dagli Osa morattiani è stato autorevolmente legittimato dal ministro Fioroni il quale, come viene ricordato sul sito della Cgil-scuola, in diverse occasioni pubbliche, oltre ad affermare che le Indicazioni nazionali sono "provvisorie" e, pertanto, "non vincolanti", ha precisato che non vi è nessuna disposizione formale che parli di abrogazione dei programmi didattici (1985) per la scuola elementare e di quelli (1979) per la scuola media, con la conseguenza che le scuole, in forza della loro autonomia, possono decidere liberamente le scelte dei contenuti e degli obiettivi di insegnamento.
Una deregulation dei programmi che mette in crisi l'editoria scolastica.

discussione chiusa  condividi pdf

 da Pavonerisorse    - 24-01-2007
Saranno gli editori ad usare il "cacciavite" ?

Secondo una notizia diffusa nell’edizione odierna del quotidiano Italia Oggi qualche settimana fa il Ministro Fioroni avrebbe inviato alle Case editrici una nota riservata invitandole ad una maggiore autonomia culturale e scientifica nella realizzazione dei libri di testo.
Se il contesto fosse diverso, l’invito del Ministro dovrebbe riscuotere gli applausi generali.
In realtà qualche dubbio è legittimo.
Forse che il Ministro vuole invitare le case editrici a non dare troppo peso alle Indicazioni nazionali in vigore per il primo ciclo di istruzione con la speranza di avere per il prossimo anno libri di testo meno “morattiani” e quindi più graditi al “popolo della scuola” ?
Se così stanno le cose, il messaggio del Ministro è assolutamente chiaro ed inequivocabile: per ora non c’è alcuna possibilità che le Indicazioni nazionali vengano modificate seguendo le procedure previste e quindi non resta che affidare alle case editrici il compito di "demorattizzare" la scuola.
Questa volta, insomma, il Ministro rinuncia persino ad usare il “cacciavite” in prima persona mettendolo nelle mani degli editori.
Per vedere cancellati gli “obbrobri” delle Indicazioni nazionali il “popolo della scuola” dovrà confidare addirittura nel tanto deprecato “libero mercato”.

Reginaldo Palermo

 Italia Oggi    - 24-01-2007
Scuola, no alle riforme per lettera

Una lettera informale non è il modo migliore per riformare la scuola. All'indomani della notizia, anticipata da ItaliaOggi, della missiva riservata inviata dal ministro della pubblica istruzione, Beppe Fioroni, al presidente dell'associazione nazionale editori, Federico Motta, in cui si chiede di riscrivere i libri di testo della scuola elementare senza che a monte siano stati riformati i programmi, sono le critiche al metodo quelle che mettono d'accordo tutti, destra e sinistra. Anche chi, in primo luogo i sindacati, chiede da tempo che i programmi scolastici stilati da Letizia Moratti siano buttati a mare, che i libri siano riscritti per tornare a d essere strumenti agevoli di ausilio agli insegnanti e non inutili balzelli. Più o meno quanto lo stesso Fioroni diceva nella lettera agli editori. Ma il problema è che si trattava, appunto, solo di una lettera informale, che quelle indicazioni agli editori non fossero state il frutto di un confronto trasparente, che non arrivassero, insomma, dopo una riforma decisa e chiara della scuola.
Così come sono, le indicazioni per la scuola primaria della Moratti sono un macigno, proprio non vanno ”, dice in sospiro Alba Sasso, responsabile scuola dei Ds alla camera, ”ma per modificarle ci vuole qualcosa in più di una lettera. Ci vuole trasparenza, a garanzia degli insegnanti, che quei libri devono adottarli, e degli editori, che quei libri devono venderli. Ma bisogna considerare che è un momento difficile e che il tempo per rivedere le indicazioni era decisamente poco ”. Smentendo per una volta la tradizionale vis polemica che la contraddistingue, Valentina Aprea, responsabile scuola di Forza Italia alla camera, ed ex sottosegretario all'istruzione con la Moratti, tende a smorzare i toni. ”Spero che la comunicazione fosse informale e che dunque funzionasse come una sorta di preavviso per quanto poi sarebbe stato ufficialmente comunicato. Posso comunque testimoniare ”, dice l'Aprea, principale artefice proprio di quei programmi morattiani oggi rimessi in discussione, ”che il tempo è sempre un problema quando si devono rivedere i libri ”. Un atto, quello di Fioroni, che non è piaciuto neanche ai Giovani di Forza Italia: ”La scuola italiana è pubblica e non dei suoi burocrati ”.
Ad oggi, a ben guardare, le scuole sono ancora divise tra quelle che hanno applicato le indicazioni della Moratti e quelle che le hanno snobbate, utilizzando ancora i vecchi programmi sia alle elementari che alle medie, e ricorrendo a volte alle fotocopie dei vecchi volumi non più in stampa. ”Senza un intervento normativo preciso che spieghi cosa ne sarà delle indicazioni nazionali della Moratti ”, commenta il responsabile della Gilda insegnanti, Rino Di Meglio, ”si rischia di generare solo altra confusione che non fa bene alla scuola già provata da anni di sconquasso ”. Un invito a portare ”gli insegnanti e gli studenti fuori dalle secche dell'incertezza ”, giunge anche da Francesco Scrima, segretario della Cisl scuola: ”Bisogna dare risposte chiare. È finito il tempo dello smontaggio della riforma Moratti, ora serve di più ”. Plaude all'iniziativa di Fioroni, Enrico Panini, leader della Cgil scuola. ”Un'iniziativa opportuna, che va nel senso di riconoscere l'autonomia delle scuole, spero sia però il preavviso di una comunicazione ufficiale, perché i programmi saranno rivisti in modo trasparente ”. Che non ci sia tempo per rivedere le indicazioni è ”un falso problema ”, per Massimo Di Menna, segretario della Uil scuola: ”Per fare la riforma non serve molto ”, spiega Di Menna , ”basterebbe una commissione di insegnanti che lavorano per davvero in classe per capire di quali ausili hanno bisogno ”. E mentre gli editori devono decidere cosa fare, dopo l'invito di Fioroni a stampare libri improntati al rigore scientifico e culturale piuttosto, diceva in sostanza il ministro, che ai rigori delle indicazioni della Moratti, lumi potrebbero arrivare oggi per gli insegnanti.
Si attende, infatti, sempre in tema di scuola elementare, la diffusione di una lettera di Fioroni agli insegnanti con indicazioni didattico-pedagogiche ”più leggere ” rispetto a quelle emanate dalla Moratti. Si tratterà, ha anticipato Fioroni sabato scorso, di un insieme di indicazioni più in linea con il principio dell'autonomia dell'insegnamento di quanto non fossero a suo giudizio le precedenti, perché ”la dignità del docente non sta solo nell'entità dello stipendio, ma anche nell'autonomia sua e della scuola ”.