Sul ponte sventola bandiera bianca?
Mario Menziani - 23-01-2007
Già da tempo un'ampia letteratura ci avverte che nella relazione educativa scuola-famiglia si sono incuneati ed hanno preso sempre più consistenza altri istituiti, altre realtà che, per le loro caratteristiche strutturali, faticano a porsi nei confronti della scuola come interlocutori, quando addirittura non si contrappongono ad essa (non solo negli aspetti culturali ma anche per le modalità linguistiche che influiscono sulla costruzione del pensiero).

Senza voler entrare nell'intricato discorso delle trasformazioni della famiglia, seppure tenendo conto delle trasformazioni in atto sia per le mutate condizioni sociali (divaricazione sempre più accentuata tra strati sociali) sia per fenomeni ormai rilevantissimi come quello dell'immigrazione, delle nuove povertà, della precarietà, si può sinteticamente considerare che alla giornata "tipo" di un alunno di scuola media di qualche decennio fa, basata su casa - scuola - tempo libero riempito di relazioni informali, si è sostituito un modello che vede il tempo libero assumere un'importanza ben diversa, talora preminente.
A seconda delle diverse condizioni sociali ed economiche si potrà avere:

1. Un tempo libero (TL) super organizzato, riempito all'inverosimile da attività, scelte spesso indotte dai genitori (49% a Modena, 44% in Italia *) che comportano impegni, scadenze, agende che si contrappongono ai tempi ai ritmi e alle necessità dell'istruzione e degli affetti.

2. Oppure (o anche) un TL riempito da televisione (solo l'8,3 a Modena, il 14,1 a livello nazionale, dichiara di passarci davanti meno di un'ora), computer, apparecchi elettronici, telefonini. Una TV quasi esclusivamente fatta di programmi di Italia1 (56,8 in Italia, 65,6 a MO) e MTV (16% in Italia, 19,8 a MO) guardati durante i pasti, nel pomeriggio, di sera: per un'iniezione di pubblicità, troppa (certo!), ma gradita soprattutto se si tratta di oggetti elettronici, telefonini e abbigliamento e di telefilm, cartoni, sitcom.
Se non è tv è computer (94,8 a MO, qualche punto in meno a livello nazionale), attaccati a internet (81,3 a MO) per scaricare musica, immagini, notizie sui personaggi del mondo dello spettacolo.

3. Resta certamente spazio per l'informale. Oggi i luoghi di ritrovo sono i MacDonald, gelaterie, ipermercati, qualche campetto, la strada. Qui si consumano le prime esperienze "pericolose" (alcolici, circa il 50% li assaggia; fumo, il 22% contro 28,8 nazionale Dove capita di incontrare bulli: e spesso si fa finta di niente, si sopporta; qualcuno si rivolge ai genitori, quasi nessuno ormai agli insegnanti (2%, a Mo come in Italia)
C'è spazio per sentirsi soli (in Italia il 34, 8 dice che non capita mai, a MO il 28,1) e tristi (in Italia solo all'8% non capita mai, a MO il 4,2%).


*Per i dati riportati si fa riferimento al 10° rapporto sulle abitudini e stili di vita degli adolescenti, della Società italiana di pediatria


Ne consegue che la scuola diventa semplicemente uno dei tanti momenti della giornata di un alunno, un momento nemmeno tanto importante. Forse un parcheggio (adesso fino a 16 anni), un attaccapanni sociale o, soprattutto per i ragazzi, semplicemente un'occasione di incontro tra coetanei. Difficilmente rappresenta un luogo per la riflessione, per lo studio, per la cultura. Per alcuni sarà inadeguata, lenta, secondaria a confronto con le nuove tecnologie; per altri lontana, diversa, incomprensibile e dunque si tenderà ad abbandonarla

La scuola media, con la sua "anomalia" in fatto di durata e di utenza, nelle attese di tante famiglie è un passaggio breve, funzionale a indirizzare il traffico verso le superiori. Una sorta di scambio ferroviario, quindi, dove al massimo sarà importante ingurgitare nozioni su nozioni utili per accedere alla scuola di indirizzo.
Dall'altra parte, invece, per un certo numero ancor oggi troppo consistente di alunni le medie sono, il momento della definitiva presa di distanza dal sistema scuola. A partire dalla seconda media compaiono i primi evidenti e consistenti segnali di abbandono o comunque di distacco, di sfiducia.

Per gli amministratori, manifestatamente incapaci di ideare un progetto complessivo, la scuola sembra servire per scaricare responsabilità e problematiche di difficile soluzione. Ecco così che proliferano le "educazioni" e i nuovi insegnamenti. Lo schema è sempre lo stesso: ad un problema, di qualsiasi natura, culturalle, sociale, financo economico, corrisponde una sua specifica "educazione"; Sono così nate l'educazione alimentare, quella ambientale, quella interculturale, e via e via. Insomma: problema? Educazione! Pronta e servita con l'esperto del caso fornito dall'agenzia esterna magari: un breve corso, qualche slide e tutto è più fico!

La riforma Moratti ha dato corpo ad un qualcosa che comunque era già in atto, assorbendole in un unicum nelle sue ormai celebri indicazioni nazionali, ed anche per questo non ha faticato ad avere consenso. Non si discosta da questa riforma l'idea della scuola-fondazione. Anzi, forse la esalta: la scuola pubblica diventa attaccapanni di se stessa!
E' una sorta di ricorsiva, un procedimento impazzito del sistema che oscura la scuola come momento del pensiero e della cultura per affidarla alle esigenze del mercato (evidentemente ormai l'unico dei mondi possibili per la politica).

E' forse giunto il momento della bandiera bianca?

Ostinati, ci permettiamo ancora di insistere con progetti e idee (locali) che da un po' di anni a Modena mettono in cantiere un percorso per tutte le scuole medie della città che si fonda su questi punti:

- laboratori: cioè manualità e spazio all'intelligenza del fare contro l'esclusività del pensiero logico-deduttivo; spazio al pensiero divergente contro il monopolio della convergenza; spazio al procedimento "artigianale"; spazio alla valorizzazione dell'errore, della correzione per tentativi successivi; spazio all'importanza di prendersela con calma.

- recupero, (compiti insieme), perchè i doveri sono importanti, e il dovere dell'alunno è lo studio e l'apprendimento, perchè se si sbaglia si può rimediare, se c'è bisogno di più tempo ci deve pur essere questo tempo in più, e se si dovesse verificare che c'è bisogno di ridurre e semplificare il Moloc "programma", lo si dovrà pur poter fare.

- sportello: cioè ascolto e parola; tempo per parlare e per ascoltare; recupero della capacità di vivere i propri momenti di tristezza senza l'angoscia di dover scappare o di sentirsi diversi.

- ruolo attivo dei genitori intesi sia come possibili adulti di riferimento per i ragazzi, sia come collaboratori alla crescita del progetto educatico e formativo della scuola

- costruzione di una rete di relazioni tra scuola e altri istituti e enti del territorio che si occupano dei giovani.

- creazione di uno spazio di riflessione a livello cittadino sulle nuove esigenze degli adolescenti alla luce dei cambiamenti sociali in atto.

Per chi volesse saperne di più, il progetto è all'indirizzo: http://associazioni.monet.modena.it/retemedie

interventi dello stesso autore  discussione chiusa  condividi pdf

 M.M.    - 23-01-2007
Martedì 23 gennaio, ore 15, presso la sede di Memo (viale Jacopo Barozzi 172) presentazione del volume "Per una scuola che sa accogliere" dedicato ad un progetto realizzato dalla Rete delle scuole secondarie di primo grado di Modena.