La scuola a Venezia
Lorenzo Picunio - 10-01-2007
La scuola pubblica a Venezia ha una sua storia, che è sostanzialmente la storia sociale della città.
Città di artigiani e di mercanti, risolveva in parte il suo bisogno di manodopera specializzata attraverso le "Scuole" di devozione legate alle varie parrocchie (compresa, in terraferma, la "Scuola dei Battuti").
Un mondo di solidarietà sociale, senz'altro fortemente legato all'impostazione religiosa ma che garantiva ad orfani, vedove e ragazze sole un qualche sbocco occupazionale.

Nella seconda metà del 1800 Venezia, allora fra le prime città industriali d'Italia, vedeva accentuarsi nelle sue amministrazioni comunali la vocazione socialista e, con essa, l'attenzione all'istruzione popolare. La legge dello stato sabaudo - la "Legge Coppino" - autorizzava gli enti locali ad aprire scuole se avevano le risorse per farlo. Questo spiega la differenza di scolarità fra città e campagna mantenuta poi per tutta le prima metà del 1900: i comuni di città aprivano scuole pubbliche, i comuni campagnoli non lo facevano, o si limitavano alle prime classi elementari.

Venezia, all'avanguardia in questo senso, mantenne per molti anni un sistema ben organizzato di doposcuola e refezioni scolastiche per i bambini più poveri.
Appoggiò una rete significativa di scuole secondarie, prima nel centro storico poi - dal dopoguerra in avanti - anche in terraferma. Sostenne la nascita delle due università.

Negli anni '60 le scuole superiori della terraferma, conquistando l'autonomia rispetto alla loro origine di sedi staccate degli istituti veneziani, divennero il vero e proprio centro culturale della nuova giovane città di Mestre.
Ai nomi paludati di Paolo Sarpi, Niccolò Tommaseo, Marco Polo, si sostituirono quelli vagamente eretici del pedagogista Luigi Stefanini, del matematico e partigiano Ugo Morin, del veramente eretico (e perciò messo al rogo) Giordano Bruno. Mestre ebbe le sue scuole e con esse un movimento degli studenti paragonabile soltanto a quello milanese.

Anche nella scuola di base arrivò il vento di rinnovamento del 1968: nacquero - con la legge del 1970 - le prime scuole elementari a tempo pieno, ad Oriago e Spinea, a Catene, al Villaggio San Marco per poi diventare diffuse in tutta la città.
All'inizio la combinazione fra scuola a tempo pieno e biblioteca alternativa al libro di testo fu vissuta, soprattutto dai detrattori, come fortemente ideologica, quasi un tentativo di distruzione di un modello, quello del maestro unico e del libro di testo, consolidato e rassicurante. La scuola a tempo pieno si sviluppò molto, trasformandosi in un dato essenzialmente rivolto al servizio sociale verso le famiglie; le biblioteche alternative rimasero in numero limitato alle poche scuole "storiche" e ad alcune altre esperienze successive.

L'introduzione nella scuola di base di modelli organizzativi più complessi (come i "moduli" di tre insegnanti su due classi, o di quattro su tre, o altri ancora) ha reso il tempo pieno quasi un'organizzazione rassicurante, con i due insegnanti impegnati in una sola classe.

Il governo precedente a questo ha introdotto un meccanismo di tagli e limitazioni finanziarie che ha ridotto grandemente le possibilità didattiche offerte dalla scuola elementare a tempo pieno: ad esempio i laboratori, con gruppi di bambini più piccoli della classe, sono possibili soltanto laddove la scuola dispone di un numero adeguato di ore in cui sono presenti entrambi gli insegnanti. Sono stati tagliati i fondi, gli insegnanti di sostegno, gli insegnanti supplenti e quelli aggiuntivi per la lingua straniera.
Da questo governo non si vede ancora un'inversione di tendenza significativa, mentre aumenta - anche nel nostro territorio - la richiesta del tempo pieno, ed inoltre la scuola si trova ad affrontare le nuove emergenze rappresentate dall'inserimento dei bambini stranieri.

Va ricordato che ogni euro speso per la scuola pubblica è un investimento per il futuro; e che la scuola è il luogo dove si formano non solo le conoscenze e le competenze, ma anche la capacità dei cittadini di interagire e mescolarsi fra loro


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