Il confine.
Giuseppe Aragno - 12-12-2006
Lettera aperta al Forum insegnanti.

Perdonate colleghi, ma non firmo.
E se, malaccortamente, l'avessi già fatto per senso del dovere - non lo escludo ma non me ne ricordo - bene, se l'avessi già fatto vi dirò che ritiro la mia firma. Non sarà per voi grave perdita e, per i tempi che corrono, non sembrerà ch'io ci faccia un gran guadagno: un gesto di coerenza, la volontà di non mendicare ciò che ritengo mi spetti. Di queste cose non si diventa ricchi. Si rimane però se stessi e, non vi sembri strano, ci tengo. Non siate malevoli, vi prego, e credetemi sulla parola: Narciso non c'entra e non pretendo di avere ragione, ma i conti ognuno li fa con la propria coscienza. Conta che fai le cose nelle quali credi, conta che tu le faccia come ti pare giusto. Onestà intellettuale è la formula usata. Ma mi pare abusata e perdonate. Potrà apparire questione di forma, ne convengo, ma converrete a vostra volta: in talune questioni la forma vale la sostanza. Se si parla di scuola dello Stato e di Costituzione, non so distinguere la forma dalla sostanza. E' un mio limite e lo riconosco. Mi sono convinto però - posso dirlo? - che questi sono i temi in cui tu trovi la filosofia politica d'un governo. I temi per cui sei al confine decisivo sul quale la forma diventa sostanza: il confine che separa quanto puoi da quanto non puoi e non devi accettare che accada entro la tua parte. Frontiera etica, prima ancora che politica, oltre la quale una parte è ancora tua o ti risulta estranea e, di conseguenza, si fa controparte.
Le personalità cui voi vi rivolgete sono, in buona parte, corresponsabili di quel che lamentate. Voi distinguete: Fioroni e gli altri. Io dico maggioranza. Voi dite Finanziaria, io dico governo. Voi dite soldi alla scuola privata, io dico Costituzione patentemente stracciata. Voi chiedete, io pretenderei, userei il linguaggio che sapevamo usare col passato governo: chiederei il rispetto dei patti e minaccerei la guerra. Lo farei per la scuola, per i Centri d'accoglienza, per gli accordi militari con Israele, per la guerra, per le pensioni, per il Tfr, per il fatto stesso che oggi noi ci si debba sentir costretti a chiedere, a scrivere, a sottoscrivere.
Perdonate colleghi, ma non firmo.

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 Emanuela Cerutti    - 12-12-2006
Drastica, la posizione di Aragno che pare alzare un muro. La leggo e, al momento, mi pare un peccato sprecare la possibilità di ottenere qualcosa attraverso il diaologo, il democratico confronto, la possibilità, per fortuna ancora reale, di esprimere dissensi e avanzare diritti. Mi pare un peccato non firmare, unendosi al coro delle denunce. Poi mi soffermo proprio su quest'ultima parola: denunce. E colgo. Purtroppo colgo, purtroppo perchè non è bello riconoscere che stiamo denunciando l'operato della nostra parte. Vero: se ci fosse stato un altro governo le cose sarebbero andate diversamente, le voci sarebbero state più alte e più determinate le richieste. Per un doveroso bisogno di coerenza prima ancora che per lo stato dell'arte.
Probabilmente ci sono stati troppi abbagli: primo tra tutti che esistano logiche differenti, che "destra" e "sinistra" rappresentino due diversi modi di pensare e di organizzare la società e i suoi servizi. "Destra" e "sinistra" rappresentano invece solo due facce della stessa medaglia, quella del potere, dell'interesse privato, del liberismo imperante, nonostante le molte parole di circostanza. E così dobbiamo chiedere a casa nostra il pane che ci continua a mancare.
Bravo, Aragno, sottile e analitico frantumatore di miti. Perchè certo non è l'intenzione di chi vuol cambiare dal basso le cose l'errore, ma il capovolgimento dall'alto della realtà, per cui siamo costretti, come tu dici, a chiedere quel che ci spetta. E a chi non dovrebbe nè permetterlo, nè permetterselo.

 Brunello Arborio    - 12-12-2006
Dico la mia opinione, che può essere condivisa o meno: Aragno sbaglia, non solo a non firmare, ma anche nelle motivazioni che lo spingono a non firmare.
Sbaglia per almeno 4 motivi:
1) le proteste per riuscire devono essere il più compatte possibili: per me qualsiasi iniziativa a favore di una buona scuola pubblica è valida: scegliere tra iniziative di protesta "pure" ed altre meno "pure" indebolisce il fronte di coloro che lottano per lo stesso obiettivo
2) Nella storia si è sempre dovuto chiedere ciò che spettava di diritto: in un periodo storico così difficile come quello attuale non vedo nulla di strano
3) L' operato di Fioroni non mi sembra così disastroso, almeno paragonato a quanto fatto da Letizia Moratti nei 5 anni precedenti: la sciagurata Riforma Moratti è stata in parte bloccata, sono previste 150000 immissioni in ruolo per i precari nel prossimo triennio, le graduatorie permanenti dovrebbero, anche se la cosa si deciderà nei prossimi giorni, diventare ad esaurimento consentendo la sistemazione dei precari iscritti senza le avvilenti guerre tra "giovani" e "vecchi" precari.
Indubbiamente manca un progetto per risollevare la scuola pubblica, visto che si continuano a progettare tagli invece di studiare un deciso rilancio: su questo dovremo incalzare Fioroni e gli altri nel prossimo futuro
4) Non mi sembra che ci sia aria di guerra nelle scuole: minacciare con la pistola "scarica" non mi sembra opportuno

 Maria Vannini    - 14-12-2006
Io la mia non l'avrei detta perché non mi piace mettere il sale sulle ferite e mi illudevo che non avrei letto un commento come quello di Brunello Arborio. Invece il commento ci sta e la mia allora la dico pure io: i quattro motivi esposti da Brunello chiariscono meglio quello che Aragno intende dire e gli danno ancora più forza: ha scritto cose sacrosante, è stato drastico forse, come dice Emanuela Cerutti, ma pacato e amaro e merita una lettura più attenta: c'è da imparare. Mi dispiace per il collega, ma l'uso delle parole è rivelatore e anche sconfortante: la sua "scuola pubblica" a me fa venire in mente quella paritaria e non è la stessa cosa della scuola dello Stato, la protesta non c'entra niente con una lettera che chiede gentilemente un favore, non è vero che nella storia si è sempre dovuto chiedere ciò che spettava di diritto, la sciagurata riforma Moratti sciaguratamente non è stata abolita e, alla fine, cari miei, se ora manca un progetto per risollevare la scuola pubblica la colpa non è certo della Moratti. Se Brunello non se n'è accorto glielo dico io che l'aria di guerra nelle scuole c'è stata fino a quando non ha vinto il centrosinistra. La pistola non è scarica, molti dei nostri eroici combattenti l'hanno messa nella custodia perché ha vinto il centrosinistra. La tua Brunello che ne hai fatto? Se la scuola e il paese poi fanno più schifo di prima, pazienza, stiamoci zitti, che torna Berlusconi!
Caro collega, a me dispiace, e sono sicuro che dispiace anche ad Aragno, però le cose stanno così e non ammetterlo è un'enorme ipocrisia. A me pare che tu minimizzi, fai l'indiano, tutte le altre cose le ignori: pensioni, tfr, guerra, finanziaria. Ma non hai visto che è successo a Mirafiori? Quelli pure sbagilano? Perché una firma non la chiedi a loro? Stai fresco. Gli operai non firmano lettere: se ti va bene ti riempiono di fischi. Tu va da loro e digli che sbagliano. Poi ci racconti come ti è andata.