Caro Babbo Natale...
Francesco Mele - 11-12-2006
...è buffo che a 50 anni suonati da quel po' io ritorni a scriverti, ma quei zuzzurelloni di ReteScuole che, in quanto milanesi, sono così poco pragmatici, hanno pensato bene di liberare la nostra bambinità e fare comunella con tante letterine sulla scuola per sollecitare un tuo intervento. Io spero che di questo passo non si arrivi a scomodare qualcuno più in alto di te, sarebbe veramente troppo disturbo per queste nostre basse questioni terrene.
In realtà la mia è una lettera di pura cortesia, un po' per salutarti un po' per farti i "complimenti per la trasmissione": in fondo sono vari secoli che ti occupi di noi, sin da quando eri vescovo a Myra in Turchia, dove c'è ancora la tua stupenda cattedrale. Certo in questi diciassette secoli di cose ne sono successe e se anche dobbiamo, ahimé, alla CocaCola la tua attuale immagine, non finisci ancora di rallegrare l'orizzonte delle nostre speranze e dei nostri desideri, di adulti rimasti un po' piccini e piccini che pedalano vigorosamente verso l'età adulta.
Dicevo che la mia è solo una lettera di cortesia perché in fondo non mi manca nulla e penso sia più utile che tu diriga le tue attenzioni verso dove c'è più bisogno.

Non mi manca nulla dicevo, perché io penso che sia solo un problema di occhiali con cui guardi la realtà.
Ho una scuola che funziona bene, in cui ogni docente è preso dal suo lavoro, che svolge con grande dedizione e professionalità come se fosse una missione che, inevitabilmente, non finisce mai di occupare una fetta dei suoi pensieri, indipendentemente dall'essere lì, in aula, davanti a coloro che gli sono affidati e che si affidano a lui. Un lavoro di grande responsabilità che infatti riceve il dovuto riconoscimento e rispetto dallo Stato e dalla Società tutta, e non si tratta solo di un riconoscimento economico, come qualche malalingua lamenta, visto che siamo la categoria meglio retribuita tra quelle che garantiscono un diritto inalienabile del cittadino, e che in Europa siamo decisamente davanti agli altri Stati dell'Unione. Si tratta infatti di un riconoscimento di ben diverso spessore culturale e sociale. Nella nostra società la funzione docente è tra i primi posti (non dico il primo per non peccare di presunzione) nella considerazione della gente, perchè si riconosce che ad essa vengono affidate le sorti non solo dei propri figli, ma addirittura il futuro dell'intero Paese. Il grado di soddisfazione dei docenti rispetto alla propria professione è anche statisticamente dimostrato: in Italia quella dei docenti è la categoria in cui è più bassa l'incidenza di malattie psichiatriche conclamate dovuta a stress psicofisico; in gergo viene chiamato "burn out" ("fuori di testa" traduce qualcuno) e tra i docenti fortunatamente è praticamente inesistente, pensate solo il pericolo che correrebbe il paese se così non fosse!
E poi abbiamo pochi, pochissimi precari che però, nella prospettiva di entrare molto presto di ruolo, sono motivatissimi e partecipi, e i ragazzi e le ragazze quasi non se ne accorgono della loro precarietà, sembrano in tutto e per tutto dei docenti di ruolo. Incredibile vero?
E come non riferire del "clima" nelle nostre scuole, un clima fondato sul dialogo e la buona relazione tra tutte le componenti, la motivazione è a mille e abbiamo dovuto instaurare il numero chiuso in alcune scuole - altro che obbligo - visto che tutti i ragazzi e le ragazze al giorno d'oggi vogliono andare a scuola, e fino a 18 anni addirittura. E non si accontentano più di un semplice liceo classico o scientifico, vogliono le scuole tecniche e professionali dove si impara il saper fare. Tant'è che qualcuno sta pensando di dirottarne qualcuno verso la formazione professionale o addirittura l'apprendistato in azienda, vista la grande spinta in questo senso. Proprio un bel clima quello che si respira nelle nostre scuole, pensa che l'ultimo episodio di bullismo registrato, che le cronache ricordino risale al lontano 19XY (la data è ormai illeggibile nella pagina sgualcita). E' passato così tanto tempo che qualcuno comincia ad averne nostalgia al punto che si pensa di avviare dei corsi di bullismo on line e infatti proliferano in rete dei siti in cui studenti e studentesse rappresentano situazioni la cui memoria si perde nella notte dei tempi e che in questo modo tornano a far parte del nostro background culturale.
Ma ovviamente non potrebbe bastare la professionalità dei/delle docenti e la tensione motivazionale degli/delle studenti a fare la Buona Scuola che abbiamo, se non ci fosse ad aiutarci un quadro normativo di tutto rispetto, che tutti in Europa ci invidiano e prendono ad esempio. Un quadro normativo frutto di aggiustamenti successivi e miglioramenti continui, nei quali si sono impegnate a fondo tutte le compagini politiche che in oltre 60anni si sono succedute alla guida del nostro Paese.
Un ruolo fondamentale hanno svolto in questo percorso Silvio Berlusconi e la sua fida scudiera Letizia Moratti. Essi hanno chiamato a raccolta le più belle intelligenze del paese che sotto la guida di Giuseppe Bertagna, detto "il migliore", con impegno ed abnegazione hanno profondamente modificato l'impianto complessivo della nostra scuola statale. Il Paese è rimasto attonito di fronte alla lungimiranza e la forte connotazione umanista delle scelte operate, ma poi si è ripreso e ha avviato il più grande dibattito sui bisogni della Scuola Statale che la storia della Repubblica ricordi; certo il percorso è stato funestato dalla presenza dei soliti estremisti a cui non va mai bene niente e qualcuno addirittura si è permesso di disegnare una scuola alternativa, con idee però decisamente di retroguardia rispetto ai bisogni del Paese e dell'Europa tutta.
Oggi poi abbiamo un Ministro che, insieme a tutto il suo staff, ha fatto un bagno di umiltà vestendo i panni del meccanico per registrare al meglio questa macchina perfetta che è la nostra Buona Scuola. Non è infrequente vederlo aggirarsi per le scuole del paese in doppiopetto blu, col cacciavite in una mano e l'oliatore nell'altra, un po' sporco di grasso e la fronte imperlata di sudore, a cercare di risolvere quei problemini che ancora restano qua e là. Inoltre il Ministro è affiancato da validi collaboratori; la sua vice, ad esempio, viene addirittura dalle file dei docenti, quindi si intende molto di scuola e sa come risolvere le questioni più spinose, figuriamoci le bazzecole che ancora mancano all'appello.
E che dire poi degli investimenti statali! Una vera manna dal cielo. Lo Stato non ci fa mancare proprio nulla, anzi ogni tanto ci tocca rimandare indietro qualcosa perché proprio non ce la facciamo a spenderli tutti. Da un po', infatti, circola una petizione per chiedere un abbassamento della quota del PIL investita nella scuola: il 7% ci sembra davvero troppo, specie se pensiamo che è la più alta nel mondo. Noi pensiamo che il 6,5% possa essere più che sufficiente.
Le nostre scuole sono già fin troppo belle, moderne, attrezzate e sicure per aver bisogno ancora di un tale impegno finanziario, ci sembra giunto il momento di pensare anche un po' agli altri settori e servizi essenziali che inevitabilmente ne stanno soffrendo. Penso ad esempio alle numerose missioni di pace in cui il nostro paese è via via coinvolto e che sono finanziate solo con gli avanzi, decisamente insufficienti. Inoltre, non possiamo dimenticare che anche le scuole private hanno diritto ad una quota di finanziamenti statali: come possiamo pensare di essere un paese libero se non c'è libertà di accedere ai finanziamenti statali per tutti, non solo per la scuola statale. Troppo bello e troppo facile fare una Buona Scuola Statale con tutte queste risorse, umane ed economiche, questo ha come conseguenza la strozzatura della libera concorrenza pubblico-privato e rappresenta un grave handicap per le scuole confessionali che vengono così ad avere nello stesso Stato un concorrente sleale. E, del resto, i risultati di questa lotta impari si vedono, non tanto e non solo nella caduta delle vocazioni, ma nel generale arretramento dei valori fondanti della nostra società. Senza parlare poi della libertà delle famiglie che, in regime di monopolio, sono costrette a rivolgersi solo alla Scuola Statale per l'istruzione-educazione dei propri figli. Ecco perché è importante firmare quella petizione!

Ma abbiamo altre due cose che mi fanno dire che non ho bisogno di nulla e che non ti devi incomodare: sindacati e partiti.

I primi: è veramente commovente il clima di collaborazione che c'è tra i sindacati in Italia. In generale, è vero, ma in particolare nella scuola. Nessuno che ragioni con i sensi annebbiati dalla parola "appartenenza". Quando vai in assemblea fai fatica a capire di che sindacato si tratta, tutti parlano bene di tutti e si fanno dei grandi inchini reciprocamente. Che potremmo volere di più? Qualcuno pensa con nostalgia ai vecchi tempi, a quelle assemblee affollate in cui la gente si appassionava a dare addosso all'uno o all'altro, e vincere in assemblea era ritenuta una delle cose più gratificanti, al punto che la gestione di un'assemblea era diventata un'arte da apprendere e praticare. Ora il clima è così pacato che qualcuno lo definisce addirittura mieloso e per questo ha pensato bene di organizzare dei revival - così, per non dimenticare - traendo spunto dalle ultime elezioni per le RSU. Ecco allora che Cobas, Gilda e Cgil si sono impegnate a fondo nel darsi addosso scaricandosi (per finta, ovviamente) insulti e accuse, accuse rigorosamente false, altrimenti ne risente la ricostruzione storica. Che bello, e che emozione! Ho avuto la fortuna di assistere ad una di queste rappresentazioni in un'assemblea FLC-CGIL a Carpi ultimamente, e devo dire che il commediante di turno ha superato se stesso nel riversare insulti e accuse su Gilda, rigorosamente false secondo copione. Non gli ho fatto mancare tutta la mia approvazione per la superba performance e alla fine era smarrito, quasi ammutolito e si scherniva con falsa modestia.

I secondi: caro Babbo Natale, non portarci altri partiti che ne abbiamo proprio abbastanza. Ce n'è uno per ogni bisogno e ciascuno nel paese riesce a collocarsi nell'ambito di uno o dell'altro. Ma la cosa più bella è che si è creato anche qui un clima di confronto e dialogo che in certi momenti spaventa e non mi riferisco solo a quello che succede all'interno di ciascuna coalizione (troppo facile) ma a quello che è per noi tutti un vanto: c'è nel Paese tutto, un profondo rispetto delle posizioni e del pensiero altrui e nessuno si sogna di fare cattivi pensieri sulle intenzioni recondite e più o meno malcelate degli avversari. Dopo anni di esperienza sappiamo benissimo che chi governa lo fa per il bene della collettività e al di sopra di ogni personalismo; non solo, ma arrivato il momento dell'alternanza c'è un passaggio di consegne tranquillo e responsabile, senza colpi di mano e senza sgambetti di alcun genere. Davanti alle porte ognuno cede il passo all'altro e anche davanti alle poltrone: non se ne può più di tanto buonismo! E' chiaro poi che così tutto funziona bene e non ci sono esasperazioni, tanto che noi stiamo perdendo un po' la nostra connotazione di popolo passionale di cui andavamo fieri in tutto il mondo e che tutti ci invidiavano.

Termino questa mia lunga lettera con una cosa che, colpevolmente, ho dimenticato. Riguarda l'informazione, la stampa in generale, giornalistica e televisiva. Non parlano altro che di scuola, la cosa sta diventando veramente imbarazzante, come se non ci fossero altre cose importanti di cui discutere e la scuola fosse un bene strategico per il paese. Questo non fa bene alla scuola, le punta addosso i riflettori quando i suoi operatori avrebbero bisogno di maggiore riservatezza, di quella sana autoreferenzialità di una volta. E invece oggi tutti vogliono parlare di scuola, non solo i genitori e perfino gli studenti, ma addirittura tutte le altre componenti della cosiddetta società civile: sindacati, associazioni, operai, impiegati, confindustria, artigiani, commercianti, confcommercio, contadini, agrari, confagricoltura, edili, metalmeccanici, chimici, confesercenti, attori, ballerine, registi, intellettuali di vario interesse, filosofi, idraulici, imbianchini, organizzati e non, avvocati, meccanici, carrozzieri, medici, ingegneri, artisti vari, gente del circo, funamboli, pagliacci e domatori ... e che dè!
Ognuno vuole dire la sua, sostengono che la scuola rappresenta il collante della società e allo stesso tempo il suo humus naturale, che non c'è ricchezza comune che non tragga origine da essa; un vero e proprio bene comune, come l'aria, come l'acqua ...
Mi sembra veramente esagerato!

Caro Babbo Natale, come vedi i nostri sono solo problemi di abbondanza, di ricchezza culturale e di sovra-partecipazione. Ce la facciamo da soli a risolverli, sta tranquillo, e dedica pure il tuo impegno a chi, nel mondo, tutto questo se lo sogna o lo vede solo in TV. Noi che ci siamo già passati, sapremo comprendere.

Il tuo affezionatissimo
Francesco

PS: non ti ho parlato di quanto siamo Laici in Italia. Giuro che lo farò il prossimo anno! Per intanto sappi che neanche di laicità abbiamo bisogno.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 dal Comitato per la difesa della Costituzione    - 11-12-2006
Non certo per voler anticipare il prossimo argomento che Francesco cita, ma proprio perchè la segnalazione che riceviamo cade, come si suol dire, a fagiolo, la proponiamo qui. Attendiamo poi altre e numerose lettere, eventualmente anche alla befana, per via di quelle pari opportunità che, a loro volta, abbondano nel Bel Paese ;) - Red

Laicità e Stato

La Corte Costituzionale (n. 203 del 1989) ha affermato che nella nostra Costituzone la laicità dello Stato è configurata come un principio supremo del nostro ordinamento; si tratta di un principio fondamentale in una società moderna e multietnica che richiede però una applicazione coerente; tutti sono concordi nel riconoscersi in tale principio; in concreto però ognuno gli attribuisce un significato ed un contenuto concreto profondamente diverso.
Per questa ragione il Comitato ha ritenuto opportuno organizzare per la prima decade di gennaio la presentazione del numero della Rivista "Democrazia e Diritto" sul tema " Laicità e Stato" con scritti, tra gli altri, di Umberto Allegretti dell' Università di Firenze e Direttore della Rivista, Nicola Colaianni, docente dell'Università di Bari, Rocco D'Ambrosio, docente della Pontificia Università Gregoriana di Roma, Sergio Lariccia, docente dell'Università di Roma, Mario Tronti, docente dell'Università di Siena, Giuseppe Bronzini, magistrato ed altri.
Il numero della Rivista è già reperibile nelle librerie.

 Isa    - 13-12-2006
Caro Babbo Natale,
io avrei un unico regalo da chiederti.

Per favore, cambia questa classe dirigente e politica, che ormai non ne possiamo più..

Con questi Dirigenti non si va da nessuna parte.. lo so l'aveva già detto qualcun altro, ma io vorrei ribadirlo.

Dai, Babbo Natale, fa loro capire che ormai non capiscono più le esigenze della vita reale, che a forza di stare rinchiusi in quelle aule del Parlamento e pensare solo a tutelare i loro posti, e a polemizzare tra loro, e a organizzare discorsi pieni di parole vuote.. non riescono più a farsi capire da noi.

E cerca anche di fare capire loro, che lo sappiamo che dopo decenni di vita politica tutto quei favori che si fanno e che si ricambiano non gli permettaranno mai di riuscire cambiare le cose.

Se loro non se ne vanno, Babbo Natale, la nostra speranza di un mondo migliore sarà vana..

Io non ci riesco più ad avere fiducia in quelle persone, non riesco neanche più a interessarmi di quello che dicono, a volte non leggo nemmeno il giornale, a scuola ormai mi sono arresa.. non si può illudersi, essere illusi.. e poi prendersi badilate in faccia..

Caro Babbo Natale, fai che la riscossa non arrivi proprio quando dovrò andare in pensione, per favore.. illuminali tu, forse sei l'unica speranza..

Una tua sempiterna fan

Isa