Bulli, ma non solo
Luciana Repetto - 09-12-2006
In questi ultimi tempi di scuola si parla specialmente in termini scandalistici o in riferimento ad episodi di bullismo. Spiace che un argomento, che meriterebbe attenzione costante, sia trattato con superficialità e sia soggetto alla moda del momento. Di bullismo si parla da anni e vuole significare atteggiamenti di violenza ripetuti a fini intimidatori nei confronti dei più deboli. Qualcuno obietta che spingersi e fare a botte non è un problema di oggi e solo di oggi: resta il fatto che dopo normali litigi si fa la pace e tutto torna come prima e meglio di prima. Negli episodi di bullismo la faccenda non si risolve, esistono una vittima ed un carnefice, seppure in erba, un bullo, che quasi mai è solo, anzi agisce appoggiandosi ad altri compagni più o meno succubi. Hanno espresso forti preoccupazioni genitori, docenti e dirigenti, perfino lo stesso ministro Fioroni è intervenuto inviando ispettori ministeriali nelle scuole, invita gli operatori scolastici ad avvertire la necessità di segnalare i problemi, la tolleranza non deve divenire sopportazione. La comunità educante non può accettare l'egoismo retto a sistema, ma deve risposte nella cultura della legalità.
Alcuni anni fa, quando di bullismo si parlava poco, il Consorzio dei servizi sociali aveva promosso, e non a caso, un convegno sul tema, ma la partecipazione era stata piuttosto tiepida.
Da insegnante sono fortemente preoccupata per le vittime del bullismo, ma anche per i "bulli", che quasi sempre sono dei minori con storie alle spalle di dolore, di abbandono, di problemi affettivi e di autostima, che cercano di affermare il proprio io a danno degli altri. Un'attenzione grande quindi ai problemi dell'adolescenza, allo sviluppo della socialità, all'integrazione: con la prevenzione si possono evitare situazioni di grave disagio difficilmente affrontabili solo con atteggiamenti punitivi. I ragazzi hanno bisogno di certezze: certezze di essere puniti per atti di violenza ai danni dei compagni, ma prima di tutto certezza di essere amati, come diceva don Milani I care, mi importa di loro, della loro vita, dei loro sentimenti, delle loro paure. Un "bullo" non è un delinquente incallito a cui prospettare il carcere di massima sicurezza, è una persona a cui non può mancare il nostro aiuto per inserirsi nella società. Non è una mela marcia da buttare via, è un adolescente in difficoltà che ha bisogno di amore, di fermezza, di autorevolezza e non di autoritarismo.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 sara    - 10-12-2006
sono perfettamente in linea con quanto espresso, bisogna farsi carico della vittima ma altrettanto del bullo o si rischia di creare "il nuovo deliquente" ovvero colui che è costretto a rimanere nel ruolo per "esserci".

 Alessandra Fantauzzi    - 12-12-2006
Come si fa a non essere d'accordo con quanto espresso in quest'articolo? Purtroppo non rendono un buon servizio all'educazione i media i quali hanno un potere smisurato nel creare uno stupido e paralizzante allarmismo. Sono vent'anni che insegno e mi confronto quotidianamente con una realtà di ragazzi e di adulti sempre meno critici e autonomi nel pensiero. Avrei una domanda per il ministro Fioroni: oltre ad inviare ispettori avrebbe anche un' idea "politica", nel senso più ampio del termine, di scuola? Ossia nuovi impianti pedagogici, organizzativi che superino la logica dei budget?
grazie

 nadia valgimigli    - 13-12-2006
non si interpreta correttamente il fenomeno del bullismo se non si va oltre la patologia del rapporto fra vittima e carnefice per cogliere il ruolo del terzo incluso, il gruppo di testimoni-complici degli altri compagni di classe, gruppo magari allargato agli insegnanti che non "notano" o non pensano che sia poi così grave. Sono i testimoni che non intervengono a suscitare inquietudini: che tipo di cittadini sono (e saranno)? che tipo di esseri umani?