breve di cronaca
Nessun accordo segreto sulle pensioni
Assemblea autoconvocati RSU - 09-12-2006
Piattaforma

Il sistema previdenziale italiano deve rispondere a quanto stabilito dall'articolo 38 della Costituzione Repubblicana che garantisce ai lavoratori mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia e disoccupazione involontaria.

Questo non può essere assicurato attraverso le forme incerte, aleatorie e rischiose del sistema di finanziamento a capitalizzazione proprio della cosiddetta previdenza complementare privata.

Le ipotetiche e niente affatto probabili speranze di alti rendimenti, che i fondi stessi cercano di attribuirsi nella speranza di attirare i lavoratori, sono legate alla capacità dei mercati finanziari di lucrare sullo sfruttamento degli stessi lavoratori e dei paesi poveri del mondo.

Affermare che bisogna tornare a tagliare le pensioni è ora, come lo era ieri, tanto suggestivo quanto infondato.

Garantire il soddisfacimento dei bisogni dei pensionati del futuro è cosa che riguarda il lavoro e niente affatto le disponibilità di denaro.

Ridurre la spesa previdenziale non è una necessità oggettiva, ma è un dictat imposto dalle politiche economiche neoliberiste, che in questi anni hanno trasferito gran parte del reddito dal lavoro alla speculazione finanziaria.

Su un tema come questo, come su qualunque altra questione che riguarda le condizioni di vita dei lavoratori, nessun accordo, patto o memorandum può essere sottoscritto senza la preventiva consultazione dei lavoratori stessi.

Consultazione che deve essere realizzata attraverso forme che garantiscano la democraticità della stessa, sia nell'informazione plurale fornita ai lavoratori e sia attraverso le procedure adottate, a partire dalla partecipazione delle diverse opzioni in campo al controllo e alla verifica delle operazioni di voto e di scrutinio.

Ciò tutto innanzi premesso, occorre:

Esprimere il sonoro dissenso dei lavoratori al trasferimento del TFR nei fondi.

Ripristinare la pensione pubblica, finanziata con il sistema a ripartizione e calcolata con il metodo retributivo.

Agganciare le pensioni alle dinamiche salariali.

Separare la previdenza dall'assistenza, finanziando quest'ultima attraverso la fiscalità generale.

Prevedere forme di copertura previdenziale per i periodi di non lavoro dei lavoratori precari, finanziate attraverso una contribuzione aggiuntiva da porre a carico dei datori di lavoro che fanno ricorso a dette condizioni contrattuali.

Prevedere per il TFR, forma di risparmio gestito al pari del capitale versato nei fondi, lo stesso trattamento fiscale riconosciuto a quest'ultimo.

incrementare il tasso di rivalutazione del TFR, quale reale forma di sostegno al reddito per i periodi di non lavoro.

Istituire presso l'INPS un fondo di riserva per le pensioni, di ausilio per eventuali, futuri problemi di bilancio dell'ente (sul modello adottato dalla Francia), finanziato, tra l'altro, con il disavanzo attivo delle gestioni previdenziali dei lavoratori dipendenti e da una tassa di scopo da istituire sulle rendite finanziarie.

Milano, 1° dicembre 2006 Assemblea autoconvocati RSU



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 il Manifesto    - 09-12-2006
Autoconvocati: Pensioni e Tfr Scioperi in vista


C’era lo sciopero dei mezzi e il quartiere Gallaratese non è a portata di gamba. Ciò nonostante, circa 300 lavoratori sono riusciti ad arrivarci per partecipare all’assemblea «autoconvocata» da delegati di diverse categorie, quasi tutti della sinistra Cgil, molti della Rete 28 Aprile, qualcuno dei sindacati di base.

L’appartenenza fa intuire ragioni e obiettivi dell’autoconvocazione: esplicitare una forte critica verso una Cgil che abbassa il tasso di autonomia ogni volta che a Palazzo Chigi si installa un governo cosiddetto «amico»; organizzare dal basso le contromisure per impedire che il prezzo dell’arrendevolezza sindacale ricada su lavoratori e lavoratrici; richiamare il sindacato al dovere della democrazia, che scema quando vien meno l’autonomia.

L’assemblea di ieri ha sancito la nascita del «Comitato per la difesa delle pensioni pubbliche e contro lo scippo del Tfr». Temi che parlano a tutti (anche a chi non è coinvolto in prima persona nello scontro interno alla Cgil) e di cui tutti nei luoghi di lavoro «chiedono conto» ai delegati. Il Comitato terrà la sua prima assemblea nazionale a metà gennaio. Approvata la finanziaria, a gennaio si apriranno i tavoli su pensioni, mercato del lavoro e struttura contrattuale. Se a quello sulle pensioni Cgil, Cisl e Uil si siederanno senza un esplicito mandato dei lavoratori a trattare su una piattaforma nota, il Comitato chiamerà allo sciopero, «ovunque possibile».

Qualche delegato ieri avrebbe voluto bruciare le tappe, dichiarare seduta stante lo sciopero generale. Pur essendo vero che «ne avremmo già fatti tre, se questa finanziaria fosse targata Berlusconi», il documento approvato declina la parola sciopero al futuro. «E’ un percorso tutto da costruire, non ci riteniamo autosufficienti e non vogliamo essere autoreferenziali», commenta alla fine Aberto Michelino, delegato al Comune di Milano.

«Non useremo parole gentili», aveva detto nella relazione introduttiva Roberto Santi (Ipercoop di Bologna). E Antonio Bortolotto, 36 anni da delegato Fiom alle Rubinetterie Mamoli di Rogoredo, gentile con Epifani non è stato: «Si faccia da parte». Noi metalmeccanici, ha detto, saremo anche diminuiti di numero, «ma abbiamo ancora una cultura: il sindacato è il sindacato, i partiti sono i partiti. Quel che si fa contro i governi di destra bisogna farlo anche contro i governi di sinistra o quasi. E invece, ogni volta che c’è il governo amico, i vertici della Cgil si adagiano e i lavoratori finiscono trombati.

Epifani ha messo sotto processo la Fiom per una manifestazione contro la precarietà. Ma la Fiom non si fa mettere paura».

Gli autoconvocati chiedono a Cgil, Cisl e Uil di ritirare la firma dal memorandum sulla pensioni. Sapendo che non succederà, hanno stilato una loro piattaforma, alternativa all’accordo implicito nel memorandum.