Episodi di malascuola
Ilaria Ricciotti - 14-11-2006
Leggendo diversi quotidiani, ascoltando radio e tv, ma soprattutto parlando, mi sono state riferite scene davvero riprovevoli a proposito di ciò che succede in alcune scuole italiane, che non sono immuni da episodi di "malascuola".
Come rispondere ad un bambino che racconta di alcuni insegnanti che proprio in classe o per i corridoi dimostrano di essere dei tabagisti irrecuperabili, nonostante abbiano accettato di controllare che a scuola si rispetti la legge contro il fumo?
Ed ancora: "E' accettabile che un insegnante stia a guardare o addirittura non veda proprio che alcuni adolescenti deridono e picchiano un loro compagno, per di più handicappato?".
I colleghi di tali pessimi educatori perché non verificano, non si confrontano e non denunciano?
Questi ed altri episodi, sui generis, che non penso siano isolati, fanno sì che gli alunni in primis e l'opinione pubblica in generale abbiano una cattiva opinione di questa categoria che dovrebbe educare i futuri cittadini di una società civile e che spesso si batte giustamente perché i diritti della scuola, sanciti dalla Costituzione, vengano rispettati.
E allora chiedo: "Perché non si parla mai e non si punta il dito contro questi energumeni che ancora impropriamente vengono chiamati insegnanti?"
Il silenzio non giova a nessuno, anzi può essere interpretato come un atteggiamento di solidarietà o di omertà verso costoro che non certo qualificano la scuola e che dovrebbero, a mio avviso, essere licenziati, senza diritto di appello.

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 da Aprile online    - 14-11-2006
Il sonno della ragione

Forse ha ragione Prodi, forse davvero il paese sta impazzendo. Seimila persone, anzi di più, considerate le ovvie visioni di gruppo, che si sono divertite, sulla rete, con il video delle torture al ragazzo down, in una scuola.
Seimila stazioni di calvario mediatico, prima che un cireneo trovasse la forza di allertare la polizia, di fermare il massacro seriale, il branco organizzato sulla rete.
Più dell'episodio, sono i numeri che fanno paura. Il tempo trascorso, in cui il video ha circolato. La sola visione degli spezzoni mascherati proposti dai tigi dà il voltastomaco, indigna, riempie gli occhi di pianto. Pensare ai disgraziati che si sono divertiti a metterlo in scena, e a guardarlo in rete, toglie il fiato, asciuga le lacrime. Non c'è perdono, non c'è comprensione possibile. In una scuola, questi orrori...
Di colpo, si possono azzerare anni di discussioni, di impegno, di tentativi di costruire una coscienza civile, un'etica pubblica. Dobbiamo ammettere che non ci siamo riusciti? Colpa di chi? Vogliamo dire di Berlusconi e del berlusconismo? Diciamocelo pure, se ci salva la coscienza. Ma il problema resta. Soprattutto, se consideriamo la cosa da un punto di vista statistico.
Sappiamo, con certezza, che per un episodio venuto alla luce, perché filmato, cento non verranno mai scoperti, non ci sono film o foto a documentarli, né testimoni disposti a denunciarli. Anche perchè il bullismo semplifica e divide. I torturatori e i torturati. E la paura è indicibile.
L'impazzimento è quello delle coscienze, evidentemente. Delle famiglie, pronte più a tutelare che a trasmettere valori. Di una società disattenta. Di una scuola, degli insegnanti, la nostra famiglia, amata e bella, che non riesce più a difendere i ragazzi dall'aggressione dei non valori, ma non è evidentemente in grado di fornirne di nuovi ed attraenti.
A meno che non intendiamo per nuovi gli esperimenti di ginnastica sessuale della prof con cinque (cinque!) ragazzini, che fanno rabbia prima ancora di indignare. Magari, lo spirito delle commedie anni '60! Siamo al deprimente esercizio di esperimenti senza giustificazione alcuna, che non sia il piacere del gesto fine a se stesso, evidentemente. Nella scuola, nelle aule, le nostre aule...
Tristezza, e senso di impotenza, di inadeguatezza ad una realtà che corre, veloce, in direzioni che non conosciamo, e neppure immaginiamo. Non basta organizzare viaggi nei lager, per esorcizzare l'orrore. Che è qui, fra di noi, fra i nostri colleghi, nelle nostre classi, fra i nostri ragazzi. "Il sonno della ragione..."
Ci vorrà una pazienza infinita, e una volontà eroica, per tentare di ricostruire la nostra scuola, le coscienze delle persone. Per continuare a farlo.

Alba Sasso

 Giuseppe Aragno    - 14-11-2006
D'accordo, licenziamo. A tutto c'è un limite e si faccia. Poi? La ragione che dorme, poi, chi la risveglia?
E che facciamo per il paese impazzito? Riapriamo i manicomi e gli mettiamo la camicia di forza?
La signora Alba Sasso si angoscia, si scandalizza e domanda: di chi è la colpa, chi sono i colpevoli? Non si angosci, signora, e soprattutto non cerchi lontano. I colpevoli di questo sfascio, lei sa bene chi sono. E se non lo sa, si guardi attorno: vedrà, sono con lei ogni giorno. Chiacchierano, dormicchiano, ogni tanto votano. Sì o no, a seconda degli ordini ricevuti. I colpevoli, signora, lei li conosce bene.


 anna    - 19-11-2006
Credo che il problema risieda nella misconoscenza da parte dei Dirigenti Scolastici della Normativa e delle riflessioni pedagogiche a fondamenta della MISSION della Scuola Pubblica. Anche da parte di coloro che, nella mia chiusa e limitatissima realtà, vengono ritenuti bravi ed efficienti. Loro è la responsabilità se il "gregge" dei docenti ( è con molta tristezza che uso tale termine, ma la consapevolezza risiede solo in coloro che sono in burnout e mobbizzati per quel che fanno e dicono) e l'intera Comunità Educante - questa dovrebbe essere la Scuola - continuano a svolgere un lavoro "impiegatizio", di pura assistenza ( e nemmeno sempre bene!), senza la minima spinta etica, senza responsabilità deontologiche sul tipo di società che contribuiscono a creare. Solo se inducessero una seria riflessione su questi aspetti e sul loro coerente rispetto, forse i nostri giovani avrebbero qualche probabilità in più di diventare dei buoni cittadini.

 ilaria ricciotti    - 20-11-2006
Condivido i commenti di Alba ma anche di Giuseppe.

In questi giorni di interrogatori, i bulli sono dei mostri, per alcuni, frutto di una cattiva educazione da parte dei loro genitori.
Ritengo che tali opinioni siano molto, anzi troppo comode ed anche ingiuste nei confronti di diversi padri e madri che si sforzano ad essere bravi.
E gli altri?
Perchè non punta il dito nei confronti della scuola, dell'ambiente ed anche di una società violenta, superficiale, consumistica, priva di valori?
Perchè non si accusano quei mass media spazzatura, costruiti ad hoc per indottrinare le nuove generazioni a seguire la loro ideologia edonistica, in cui non c'è posto per gli altruisti, per chi crede ancora nell'amiciazia, nella giustizia, nell'onestà e nell'amore verso tutte le creature del mondo?
No!
Non accetto queste false e perverse logiche di potere,
in cui i nostri bambini ed i nostri giovani possono diventare carnefici ed anche vittime.
Siamo noi adulti che abbiamo il dovere di dare l'esempio e non soltanto di pretendere che quelli più piccoli di noi debbano soltanto ubbidire.

 Antonio Santoro    - 22-11-2006
Sicuramente, negli ultimi anni il livello morale e civile di tutte le componenti scolastiche (compresi alunni e famiglie) si è alquanto ridimensionato.
Tuttavia le "mele marce" ci sono sempre state e forse sempre ci saranno; ma a chi spetta individuarle? Naturalmente, la risposta è scontata: ai dirigenti scolastici, allo staff dirigenziali, al manager della scuola impresa. Ma queste persone hanno altri impegni: devono apparire, avere contatti continui con le autorità; alla didattica e al clima della classe possono pensare relativamente. Loro sono impegnati con i pon, con i progetti sulla legalità, dispersione e parità di genere: hanno il dovere di trovare il modo di spendere fior di milioni di contributi europei cercando ragazzi disposti a frequentare corsi che in molti casi servono solo a mantenere una solida clientela dentro e fuori la scuola? Non possono certo avere il tempo per partecipare ai Consigli di classe o di affrontare situazioni scabrose che possono mettere a rischio il DIRIGENTE (Così rispondeva una preside ad una segnalazione importante: non posso certo rischiare una denuncia “Voi ufficialmente non mi avete detto niente”)
Non sto proponendo di tornare alla scuola tradizionale, ma ritengo che per educare alla democrazia al rispetto dei diritti civili, ai principi morali – no quelli astratti ma quelli concreti e storici- non ci sia altro modo che sperimentarli (Dewey). Invece, il “decentramento accentrato” ci porta a sperimentare ben altro, forse qualcosa di simile al codice Cencelli.

 rosanna vittori    - 22-11-2006
Condivido: stiamo nel bel mezzo del degrado scolastico...e non solo scolastico! Che società è quella che lascia marcire così, nella quasi indifferenza dei più, il suo bene maggiore: la scuola, la conoscenza? Perchè, ammettiamolo, la scuola non è tra i principali interessi, non solo della politica, ma anche della società in genere. Episodi come quelli denunciati quesi giorni - e ve ne sono tanti altri...c'è tutto l'universo sommerso e silenzioso del sostegno scolastico, per esempio...che meriterebbe un'analisi molto più attenta- possono verificarsi sono in un contesto di grave caduta dei valori civili e morali su cui si fonda la nostra convivenza sociale.
E' nell'esperienza ordinaria di noi insegnanti: cosa vengono a chiedere le famiglie quando vengono - e se vengono! - a scuola?