Corrispondenze
Gianni Mereghetti - 06-11-2006
Carissimo Giovanni Valentini,

ho apprezzato il suo articolo dal titolo "Maestri di scuola: eroi o fannulloni?" e mi ha colpito il finale, là dove lei sottolinea che "la maggior parte compie quotidianamente il proprio dovere, assolvendo alle proprie responsabilità educative e supplendo spesso anche alle carenze delle famiglie". E' vero, anche se la domanda che non si può evitare è come mai questo emerga così poco. Io credo che la ragione stia nel fatto che non sia sufficiente fare il proprio dovere, anzi in certi casi questo finisce con l'essere un eroismo sterile. Urge un salto di qualità che sta tutto nel vivere il dovere come spazio di una responsabilità educativa, come lei ha indicato. Giustamente lei ha unito il dovere alla responsabilità educativa, ma non sempre negli insegnanti è così. Vi sono tanti insegnanti che si fermano al dovere, tanto che allo studente che chiede perché mai debba stare attento in classe e studiare la lezione questi rispondono "ma è il tuo dovere!". Nella scuola d'oggi l'insegnante medio parte dal richiamo al dovere pensando per quella strada di arrivare alla passione e siccome raramente vi arriva l'esercizio della professione diventa o il rassegnato lamento di chi si sente un fallito o l'isterico sfogo di una pretesa. All'inizio invece c'è sempre la ragione con la sua passione di entrare nel reale, di penetrarlo nel suo mistero, di scandagliarne ogni venatura. E' questa passione il tratto del dovere, una passione che porta dentro l'aula scolastica uno sguardo di simpatia all'umano che vibra in ogni studente.

Per questo noi insegnanti non siamo né eroi né fannulloni, ma uomini che comunichiamo la nostra apertura al reale e lo facciamo dentro quel pezzo strutturato di realtà che si chiama disciplina scolastica.

In questo modo ci coinvolgiamo con il desiderio di conoscenza di ogni studente, e lo facciamo certi di avere un alleato, la sua ragione!

G. M.


Carissimo ministro Fioroni,

la sua lunga risposta ad Angelo Panebianco, in merito all'articolo dal titolo "La scuola senza qualità", mi ha lasciato esterrefatto. Lei di fatto riconosce tutte le argomentazioni di Panebianco sia quelle che riguardano l'assunzioni dei famosi 150.000 precari - l'unica differenza è chi li abbia abilitati, ma per questo faremo fare una ricerca! - sia sull'innalzamento dell'obbligo per ragioni di spesa pubblica e alla fine da buon cristiano che deve riconoscere i suoi peccati dice che di difetti ne ha tanti - quali siano non si sa - ma non si sente affetto di "riformite". Carissimo ministro, ma lei ci è o ci fa? Non faccia lo gnorri, quella che sta realizzando è una riforma, e Angelo Panebianco ha ragione, con la finanziaria lei sta facendo una scuola nuova, quella che prevede un'istruzione uguale per tutti fino a sedici anni e che restringe a tre anni sia i licei sia l'istruzione e la formazione professionale. Non si tratta di particolari, bensì di una rivoluzione del sistema che stava andando verso una pluralità di percorsi e che con un'improvvisa inversione ad U torna alla monoliticità dell'istruzione di massa. La realtà esige altro, esige che la scuola obbedisca a criteri di libertà e di flessibilità, così che ogni studente possa trovare la strada più consona alle sue aspettative e alle sue capacità.

Per quanto riguarda il suo impegno ad assumere 150.000 nuovi insegnanti è quanto di più irragionevole abbia potuto pensare, e lo dico anche se nella mia scuola è arrivata con un incarico annuale un'insegnante che ha una notevole sensibilità educativa e che, se io fossi lo stato, metterei subito in ruolo senza rispettare nessuna graduatoria, ossia facendo quella che è considerata la più ingiusta delle ingiustizie, una preferenza! Il problema è infatti questo, che si assumono insegnanti senza verificarne la qualità, ma seguendo un meccanismo, quello dell'accumulazione dei punti. La tragedia della scuola è che considera noi insegnanti tutti uguali, con le stesse qualità, con le stesse conoscenze, con lo stesso stipendio, con lo stesso sguardo, tanto da ritenerci interscambiabili. E' tempo di una svolta in campo di reclutamento, ossia che la giovane insegnante che per caso è capitata nella mia scuola possa essere assunta non perché è prima in graduatoria, ma perché è brava! Ma con lei come ministro so che sto dicendo qualcosa che appare solo come un bel sogno, perché la sua riforma occulta ha un'unica logica, l'egualitarismo che in educazione è come un pesce fuor d'acqua!

G. M.
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